GRECIA

Il principio speranza

Era con un piede nel baratro. Ora la Grecia rilancia.
Partendo dall’abbattimento delle politiche di classe.
E di quelle che nascono e difendono solo gli interessi delle banche.
Rodrigo Rivas (Economista)

Tra il 2009 e il 2014, grazie alla cura della troika, il PIL greco diminuiva del 26% e il debito pubblico passava dal 129,7% al 175% del PIL. La disoccupazione balzava al 25% (50% tra i giovani), i livelli di povertà si duplicavano, ai pensionati venivano ridotte le pensioni, i costi dei servizi pubblici fondamentali aumentavano, il budget del ministero di Sanità diminuiva del 23,7%, tutti gli impiegati pubblici subivano forti decurtazioni dei loro stipendi, un terzo delle aziende esistenti chiudeva definitivamente i battenti…

Se i perdenti di questa politica sono chiari, lo sono anche i vincenti. Sono, anzitutto, i creditori, ovvero le banche, principalmente francesi e tedesche, che hanno conservato i loro bilanci inalterati e si sono disfatti dei buoni dello Stato senza perdite (dal 2012, il 90% del debito greco è in mano agli Stati, la BCE, Banca Centrale Europea, e il FMI, Fondo Monetario Europeo, un’altra splendida e grafica rappresentazione del processo di socializzazione delle perdite). Gli altri vincenti sono “i falchi dell’austerità” (Paul Krugman), “fautori di politiche stupide” (Joseph Stiglitz).

A essere schietti, più che fautori di politiche stupide mi sembrano fautori di politiche di classe. Comunque, queste politiche non hanno avuto alcun effetto positivo, nemmeno da una prospettiva

Piccolo glossario

Il termine troika, nell’ambito della politica dell’Unione Europea, indica l’organismo di controllo informale costituito da rappresentanti della Commissione Europea, della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale. A seguito della grande recessione, la troika si è occupata dei piani di salvataggio dei Paesi all’interno della zona euro il cui debito pubblico è in crisi, per scongiurare il rischio di insolvenza sovrana, fornendo assistenza finanziaria in cambio dell’istituzione di politiche di austerità.

 

neoliberista. Non è un caso: gli effetti positivi erano esclusi. La sola intenzione era, ed è, garantire a qualunque costo l’enorme affare del debito, i profitti dei creditori e delle grandi aziende. La troika non ha mai preso in considerazione le condizioni di vita e i diritti dei cittadini né il debole tessuto produttivo greco. Depurate dalle bugie (il FMI parla di “errori tecnici”), tutte e ognuna delle loro misure sono servite a smantellare le leggi che proteggevano i lavoratori e garantivano i loro diritti (anche quelli dei professionisti, dei lavoratori autonomi e delle aziende familiari), a beneficio esclusivo delle grandi corporazioni e del capitale transnazionale, ai quali è stato offerto un territorio libero di restrizioni (lavoro, ambiente, fisco), per arricchirsi senza limiti. 

Le dimensioni colossali del furto spiegano la scelta degli elettori greci, scelta con un’unica certezza: l’accanita e rabbiosa opposizione ai poteri forti e ai loro cantori, in Grecia e all’estero. Forse non era una preoccupazione fondamentale dei greci ma, non finiremo mai di ringraziarli a sufficienza, con la loro scelta hanno ristabilito in Europa il “principio speranza”. Era ora.

Da una semplice lettura del programma in 40 punti del governo di Syriza si vede che questo si basa sul senso comune più che sulle ideologie. In estrema sintesi, propone di:

a) Realizzare l’audit (verifica ispettiva) delle oscure origini del debito pubblico, rinegoziarlo e condizionarne il pagamento alla ripresa dell’economia; ridistribuire il carico fiscale per far pagare di più i più ricchi; proporre una legge elettorale proporzionale; vietare la speculazione finanziaria; ridurre la spesa militare.

b) Reintrodurre il salario minimo ai livelli precedenti all’“aggiustamento strutturale” imposto dalla troika; ospitare i senza casa in edifici del governo, delle banche e della chiesa; offrire la prima colazione e il pranzo gratuitamente agli allievi delle scuole pubbliche; includere i disoccupati, i poveri e i senza tetto nei servizi sanitari pubblici; assistere finanziariamente le famiglie strangolate da ipoteche; ampliare i programmi rivolti a disoccupati, famiglie monoparentali, anziani, portatori di handicap e persone senza reddito; ridurre l’IVA sui prodotti di prima necessità.

c) Nazionalizzare la banca privata, le ferrovie, gli aeroporti, la posta e l’acqua potabile; stabilire la parità salariale tra uomini e donne; limitare i contratti temporali; ampliare la protezione lavorale e salariale per gli occupati a tempo parziale; riformare la Costituzione per garantire la separazione Chiesa-Stato il diritto all’educazione, alla salute e alla protezione dell’ambiente.

d) Sottoporre a referendum vincolante i trattati con l’Unione Europea; abolire tutti i privilegi dei parlamentari e dei ministri (i tribunali ordinari potranno sottoporli a processo come ad ogni cittadino).

e) Demilitarizzare la guardia costiera, sciogliere le forze speciali e vietare la presenza di poliziotti armati alle manifestazioni; cambiare i piani di studio delle accademie di polizia enfatizzandone i temi sociali, l’immigrazione, le droghe e l’esclusione sociale.

f) Garantire i diritti umani nei centri di detenzione per immigranti; facilitarne la ricomposizione familiare; dare loro pieno accesso alla sanità e alla educazione (anche per coloro che sono privi di documenti).

g) Regolare il diritto alla obiezione di coscienza riguardo il servizio militare.

h) Eliminare il co-pagamento nei servizi sanitari pubblici; eliminare ogni partecipazione privata nel sistema sanitario pubblico.

i) Ritirare le truppe greche dall’Afghanistan e dai Balcani (“Nessun soldato greco dovrà restare fuori dai confini nazionali”).

l) Interrompere gli accordi di cooperazione militare con Israele e appoggiare la creazione dello Stato palestinese entro i confini del 1967.

m) Negoziare un accordo stabile con la Turchia.

n) Chiudere tutte le basi militari straniere e abbandonare la NATO.

Il caos globale ha ragioni e motivazioni che non posso trattare in questa sede, comunque riducibili alla

Il principio speranza

“L’importante è imparare a sperare. Il lavoro della speranza non è rinunciatario perché di per sé desidera aver successo invece che fallire. Lo sperare, superiore all’aver paura, non è né passivo come questo sentimento né, anzi meno che mai, bloccato nel nulla. L’affetto dello sperare si espande, allarga gli uomini invece di restringerli, non si sazia mai di sapere che cosa internamente li fa tendere a uno scopo e che cosa all’esterno può essere loro alleato. Il lavoro di questo affetto vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando a cui essi stessi appartengono” (Ernst Bloch, “Il principio Speranza. Premessa” - 1954).

 

decadenza imperiale e, forse, dei sistemi democratici come li abbiamo conosciuti finora (l’idea della democrazia come costruzione permanente fondata sulla partecipazione cittadina che potrei chiamare “ecosocialismo”, è tutt’altra cosa e ne presuppone la superazione). 

Comunque, nel caos si distingue con chiarezza la direzione di marcia scelta dalle classi dirigenti: barra dritta verso il Medioevo. Difficile interpretare diversamente i dati. Ad esempio, nel 2016 l’1% più ricco della popolazione mondiale possiederà una ricchezza superiore al restante 99% (nel 2014, ne possedeva già il 48%) e gli 80 multimiliardari in testa hanno incrementato la loro ricchezza di 600 miliardi di dollari in 4 anni, equivalenti alla somma dei PIL di 11 Paesi che hanno una popolazione di 2.300 milioni di persone. Ciò si trova alla base, ad esempio, della disoccupazione giovanile (40% a livello complessivo).

Ciò non può essere modificato senza affrontare le disuguaglianze globali: alla fine del 2014, il 79% della popolazione mondiale aveva solo il 5,5% della ricchezza mondiale e la sua partecipazione si è ridotta di 750 miliardi di dollari in 4 anni.

Perciò, mentre qualcuno afferma che è arrivata l’ora di “mettere il turbo alle riforme” (quali?), i severi banchieri olandesi hanno deciso che, dal 2016, tutti loro si sottoporranno a un nuovo giuramento: “Giuro che cercherò di mantenere e promuovere la fiducia nel settore finanziario. Che Dio mi aiuti!”, per trasformare Dio nel regolatore del loro sistema bancario. E non solo loro: Lloyd Blankfein, presidente esecutivo di Goldman Sachs, assicura che i banchieri stanno mettendo in opera la volontà di Dio, Wall Street e la City londinese garantiscono la loro disponibilità a introdurre il giuramento. Sarebbe un ottimo succedaneo all’etica mancante.

Con la speranza nata dalla Grecia mi limito a chiudere citando Winston Churchill: “Mai nel campo dei conflitti umani, così tanti dovettero così tanto a così pochi”. 

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