Quanto preoccupa la messicanizzazione dell’Argentina

3 marzo 2015 - Tonio Dell'Olio

È alquanto singolare che il messaggio privato tra Papa Francesco e Gustavo Vera, in cui si denuncia il rischio di “messicanizzazione” dell’Argentina in tema di criminalità organizzata e narcotraffico, abbia avuto più eco in Messico che in Argentina. Ovvero, ci si sia preoccupati soprattutto di difendere l’immagine del Messico, che ne usciva presuntamente ammaccata da quell’espressione, piuttosto che prendere coscienza della drammaticità del problema. Purtroppo, i fatti fanno registrare, in Messico, una presenza predominante dei cartelli della droga, che condizionano pesantemente la stessa vita pubblica e si avvantaggiano della pressoché completa impunità e della vasta rete di corruzione. Ma a lasciare stupiti è che in Messico si reagisca convocando il Nunzio Apostolico, scrivendo lettere ufficiali di protesta da parte delle istituzioni governative e convocando dibattiti parlamentari, piuttosto che interrogarsi sull’entità del fenomeno. E che in Argentina non si approfondisca la riflessione fino ad assumere decisioni risolutive per fronteggiare il fenomeno realmente in crescita. Ancora una volta, i governi sembrano preoccupati più per l’immagine del proprio Paese all’estero che delle mafie che – indisturbate – mettono a segno i propri disegni, spargendo morte e sofferenza. Grazie ancora a Papa Francesco che dice pane al pane e vino al vino. Mafia a mafia.​

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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