EDITORIALE

Guerra ai barconi

Alex Zanotelli

Una nuova guerra all’orizzonte, questa volta in Libia. L’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri, on.le Federica Mogherini, sostenuta a spada tratta dal governo Renzi, chiede mandato per un’azione militare per distruggere i barconi degli scafisti nelle acque libiche e bloccare così l’esodo dei profughi. 

Il documento europeo che fa da cornice per le tutte le iniziative in tale ambito, il “Crisis Management Concept” e la conformazione della squadra navale “EUNAVFOR Med” lasciano trapelare ipotesi allarmanti. Perché, oltre a abbattere i “barconi”, si ipotizzano anche interventi, via terra e via mare, per distruggere le “strutture” utilizzate per il traffico di esseri umani, come ad esempio i depositi di carburante. Con quale dibattito parlamentare preliminare? Con quali consensi? Con quale scopo questa nuova assurda azione militare? 

Con il pretesto di salvare i profughi da morte nel Mediterraneo, si preparano altri disastri umani. Perché, anche se riuscissimo a distruggere i barconi degli scafisti, non faremo altro che aggravare la situazione di milioni di profughi sub-sahariani, mediorientali e asiatici. Le denunce di Amnesty International sono già allarmanti in merito alle torture, massacri, abusi e violenze sessuali perpetrate contro i profughi. 

Non è più possibile chiudere gli occhi – afferma Philip Luther di Amnesty – e limitarsi a distruggere le imbarcazioni dei trafficanti senza predisporre rotte alternative e sicure. Altrimenti, condanneremo a morte migliaia e migliaia di rifugiati, ma questo avverà lontano dai casti occhi degli europei e dei media”. Quali strategie sta seguendo questa Europa armata e interessata a un’unione più finanziaria che di popoli e diritti? 

Purtroppo, è la stessa, medesima, via del Processo di Khartoum che prevede di trattare con i governi dei Paesi da cui provengono i profughi e costruirvi campi di raccolta nei Paesi di origine, come il Sudan o l’Eritrea. Perseguendo questa politica, l’Unione Europea, tramite il Fondo Europeo per lo Sviluppo, elargirà entro il 2020, 312 milioni di euro al governo eritreo, senza richiedere il rispetto dei diritti umani! Fondi che sono stati sbloccati grazie alla visita in Eritrea di una delegazione italiana (24-26 marzo 2015). 

Chi pagherà questo protagonismo bellico italiano? Saranno proprio i profughi che il governo di Tripoli, vicino ai Fratelli Musulmani, incomincia già ad arrestare e a rinchiudere in nuovi campi di concentramento. Saranno proprio loro, i rifugiati, a pagare il prezzo più alto per questa azione militare, presentata farisaicamente come un’operazione che mira a salvare vite umane! Quanta ipocrisia! “Si pensa di punire chi si occupa dell’ultimo tratto del viaggio – ha dichiarato il generale Fabio Mini – e non i governi degli Stati che alimentano la violenza, la corruzione e la guerra creando le condizioni dalle quali i migranti vogliono fuggire”.

Esprimiamo, insieme, il nostro dissenso a questo nuovo intervento armato. 

Chiediamo all’Unione Europea di non dare copertura a un nuovo intervento armato. Chiediamo che siano poste in essere strategie plurime e coordinate in tema di migranti. 

Chiediamo all’Unione Europea di far pressione sulla Tunisia e sull’Egitto, perché aprano le loro frontiere per accogliere i rifugiati intrappolati in Libia, e concordi con l’Egitto e la Tunisia l’apertura dei corridoi umanitari per permettere ai rifugiati di arrivare in Europa. Questa sì potrebbe essere una vera soluzione per i profughi e segnerebbe la sconfitta degli scafisti e delle organizzazioni criminali.

Ultimo, non certo per importanza, chiediamo ai Paesi dell’Unione Europea e al nostro governo che cessino di vendere armi ai “signori della guerra” in Libia. 

Perché “la guerra è una follia”. 

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