Sarajevo

8 giugno 2015 - Tonio Dell'Olio

Sarajevo per noi era la guerra che ritorna in Europa, spavento sulla soglia di casa. Sarajevo è stata un morso alla coscienza della pace, la violenza pianificata contro i civili, accanimento mortifero. Una Gerusalemme fallita e una sfida persa ben oltre i tempi regolamentari. Perché alla fine ha vinto la parola della separazione e non la convivialità felice. Per questo oggi abbiamo bisogno di una parola che si spalmi come unguento sulle ferite ancora aperte e che sia capace di aprire futuri nuovi e di speranza. Per questo è indispensabile il richiamo alle coscienze tentate di assopirsi come di fronte ad uno spettacolo noioso. Quella violenza come fuoco in agguato, come sotto la cenere, pericolo invisibile, può riaccendersi in qualunque parte del continente col soffio dell’inimicizia e degli appetiti di parte. Preparare la pace è salire sui ponteggi di un cantiere impegnativo e vegliare alle sue porte. Grazie Papa Francesco per aver accettato di abitare la baracca del custode. 

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