Genny

9 settembre 2015 - Tonio Dell'Olio

Genny in realtà è Gennaro Cesarano. Genny non aveva nemmeno 17 anni ed è rimasto esangue sull’asfalto di Piazza Sanità a Napoli, proprio davanti al sagrato della chiesa del quartiere – dice la cronaca. L’affanno della stampa locale e nazionale sembra essere tutto teso a comprendere se Genny facesse parte del giro o meno. Se se l’è cercata come avviene nel modo dei balordi oppure è rimasto vittima di un errore. Se si è trattato di un regolamento di conti oppure di un atto drammaticamente dimostrativo. Francamente è un esercizio che non comprendo. Genny è vittima della violenza. Punto e basta. Forse inavvertitamente il cronista va alla ricerca di una giustificazione alla violenza stessa. Perché, se Genny fosse stato del giro, l’agguato troverebbe un’attenuante? Sarebbe giustificato? Avrebbe un movente plausibile? E allora pensiamo piuttosto a comprendere quella ragnatela di situazioni sociali che portano un quartiere, una città, a contare i propri morti. Scopriremo carenze e responsabilità che vanno ben oltre quella che cerchiamo in Genny e persino al di là delle mani che hanno impugnato la pistola.

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Ponti
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Ponti

Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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