Per una Chiesa libera e aperta

11 novembre 2015 - Tonio Dell'Olio

"La Chiesa italiana sia inquieta, lontana da potere, vetrine, denaro" è il titolo che Avvenire, quotidiano di ispirazione cattolica, è costretto ad usare per condensare e presentare il discorso che ieri Papa Francesco ha rivolto ai partecipanti al Convegno che vede raccolti i delegati delle chiese italiane. In realtà più che di una riflessione si è trattato di una sferzata e di un respiro d'aria nuova. Molto distante dai discorsi e dalla prassi che questa stessa chiesa ha vissuto nei vent'anni che le stanno alle spalle. Se non fosse così, il Papa l'avrebbe solo elogiata e lo stesso giornale sarebbe riuscito a trovare un altro titolo. E invece il Papa argentino ha inteso tracciare i bordi di un percorso che andrebbe coerentemente e concretamente coperto passo dopo passo. E forse anche di corsa perché sicuramente qualche ritardo è stato accumulato. I segni di speranza non mancano e provengono soprattutto da tante iniziative locali che ora andrebbero irrobustite con una maggiore consapevolezza di identità e di missione da parte dei laici. Ma da Firenze non si può partire solo con una manciata di buoni auspici. Si sarà capaci in questi giorni di scrivere il bugiardino della medicina che il Papa ci ha chiesto di assumere? Ne conosciamo i principi attivi e le indicazioni, la posologia e, molto bene, anche gli effetti indesiderati. Ora bisogna solo camminare.

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