Cop21 le parole non bastano

30 novembre 2015 - Tonio Dell'Olio

È tutta la terra a chiedere - mendicante - ai 150 capi di stato riuniti a Parigi per la Conferenza sul clima (Cop21), di correre ai ripari e di assumere decisioni risolutive. Si tratta di un'emergenza perché dalle scelte nelle quali si impegneranno si decide della vita e della morte di intere popolazioni, dell’esodo migratorio cui sembriamo rassegnati per i prossimi anni, della vita stessa della terra. Mendicanti anche perché alla conferenza di Copenaghen del 2009 i paesi sviluppati si sono impegnati a investire cento miliardi di dollari, provenienti da fondi pubblici e privati, per consentire ai paesi in via di sviluppo di lottare contro i rischi legati al clima e di investire a favore di uno sviluppo sostenibile. Una parte di questi soldi devono arrivare dal Fondo verde per il clima, un meccanismo finanziario creato dall’Onu. Ma a giugno del 2015 solo 4 miliardi di dollari dei 10,2 promessi da una trentina di paesi per finanziare questo fondo erano stati sbloccati. Insomma la conferenza che inizia oggi a Parigi non può continuare ad essere una buona dichiarazione di principi senza fatti concreti. Il cambiamento climatico non si combatte con le parole.

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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