AbitarLa Stalla

Verbi e gioghi verso Betlemme
Comunità di Villa san Francesco

Mostra tematica da Natale 2015 a Pasqua 2016

Museo dei Sogni, Memoria, Coscienza, Presepi

tutti i giorni  9.00 / 19.00

 

Vite messe al giogo

Ragazzi, giovani, adulti, educatori, volontari e collaboratori della Comunità “VillaSan Francesco” del CIF di Venezia in Facen di Pedavena (BL) hanno avuto modo dipensare a lungo e accarezzare il senso di questo tema da luglio 2015, per l’iniziativanatalizia 2015, che terminerà a Pasqua2016.Abbiamopensatoa storie di vita messe al giogo e che faticano quindi ad arrivare puntualia Betlemme per la Notte Santa.Gioghiforgiaticon il ferro,scolpiti in legno, realizzatiin vetro, fusi in bronzo,nati
dallapietra,uscitidalla cartapesta realizzatacon  quotidiani e settimanali recanti storiedi bene nel mondo, modellati a ceramica,creaticon laceradelleapi, impastaticon la farina, composti in mosaico,ai quali “attaccare”fatiche individuali e collettivepresentiin storie umane nel mondo, magari non semprenote e che andrebberori-conosciute, capite, rispettate,aiutate, amate, impegnate, a volte anche trainate.

Gioghi verso Betlemme

Il giogo della responsabilità, dove molti delegano. Il giogo della fedeltà, dove molti lasciano. Il giogo del coraggio, dove c’è paura. Il giogo della speranza, dove c’è rassegnazione. Il giogo della mitezza, dove c’è arroganza. Il giogo del sogno, dove c’è indifferenza. Il giogo del pensiero, dove c’è stordimento. Il giogo dell’educazione, dove c’è omissione.I gioghi, realizzati da Giancarlo Frison, don Paolo Galardi, Livio Tiozzo, Luigi eMario Bertolin, Fiorenza De Bacco, dalla classe Terza Blu della Scuola del Legno di Sedico, Nicola Losego e suor Elisa Galardi, aiutano a tirare verso la mangiatoia diBetlemme: la responsabilità, la fedeltà, il coraggio, la speranza, la mitezza, il sogno,il pensiero, l’educazione, valori che raccontano una mostra in positivo, cercata,immaginata, capita, ruminata, capace così di fecondare il bene.

Mangiatoia

Vico Calabrò, con la sua arte raffi nata e copiosa di poesia, ci  accompagna aBetlemme e Gilberto Perlotto, Celso Vidus, Sisto Barp, Angelo Nardi, Paolo Racca,Maurizio Lusa e Issa Sy ci hanno aiutato a costruire la mangiatoia a intarsio coni legni provenienti da ogni angolo della terra, in particolare dove l’infanzia siastata o è ancora negata, nella quale il Bambino, Verbo che si fece carne, possalasciarsi deporre ancora in umiltà, per aiutarci ad alzare lo sguardo alla speranza, allavita, all’impegno. Sono oltre 100 i Paesi del mondo presenti in questa mangiatoia, che avrà a fianco un impegnativo simbolo realizzato da filo spinato
usato nelle guerre, oppure come limitazione di confini statali, privati, pubblici, carceri e altro. Diversi alunni della scuola media di Agordo con la guida degli insegnanti Marta Bianchi e Gianni Santomaso, giovani della parrocchia di Enego, Marco Rech, Maria  Antonia Perotto, Dorino Lusa, Gualtiero Bettega, Edoardo Zagonel, Francesco Campanini, Loris Lancedelli del Museo della Grande Guerra di Cortina d’Ampezzo, Luca Schievenin, Ivo Boz, Alberto Cecconello, Sisto Da Roit, sindaco del Comune di Agordo, Severino Andrea De Bernardin, Sindaco del Comune di Rocca Pietore, hanno cercato e trovato filo spinato in luoghi difficili della storia e del presente. L’idea è stata di raccogliere anche soltanto un piccolo legno abbandonato per strada, vicino a qualche albero, sulla soglia di chiese e luoghi di culto, nelle “periferie del mondo”, prossimo agli incroci con la sofferenza e l’emarginazione, un carcere, un ospedale, una baraccopoli, una discarica, un’esperienza di fatica umana condivisa, il dolore prodotto dalla perdita del lavoro; un legno forse “profumato”con belle storie solidali, anche a ricordodi personeche si sono spese o si stanno spendendo per il bene comune. La mangiatoia attenderà a fine marzo 2016 anche i piccoli legni che i giovani Luca e Andrea Bonventre, partiti dall’ospedale pediatrico Regina Margherita diTorino, con la fondazione “Forma”, raccoglieranno nei pressi degli ospedali pediatrici dei Paesi che attraverseranno con una 500 del 1965, viaggiando da Torino a Tokyo, sostando in Grecia, Turchia, Iran, Thailandia, Cina, per raccogliere i sogni e i disegni dei bambini malati dei due continenti. E come non pensarea legni senza nome, vicini e lontani da noi, magari accarezzati soltanto dalla terra, dissetati dall’acqua di torrenti, fiumi, laghi, anche restituiti dai mari alle spiagge della vita, orientati e cullati nella notte dalla luce del faro nei porti, legni presi per mano da personea noi care, legni usati per le guerre, nelle grandi emigrazioni che separano Paesi, storie, sogni, riscatti, amore per la vita, legni che segnano cime e vette dei monti, legni oramai fossili nei fondali dei mari, legni in croce su tombe abbandonate per sempre, culle degli esposti nelle città del mondo, legno di barconi dei migranti.

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