Tair Kaminer

12 gennaio 2016 - Tonio Dell'Olio

La prima bella notizia del 2016. Tair Kaminer è una ragazza israeliana di diciannove anni che come tutti i suoi coetanei viene chiamata al servizio militare infinito del suo Paese. Per molti è una prassi. Ma lei ha scelto di dire no. E così ieri si è presentata nell’ufficio competente e ha dichiarato la sua obiezione di coscienza come aveva già fatto postando un video con le motivazioni nel suo profilo Facebook e che adesso abbiamo anche nella traduzione italiana (http://www.adista.it/articolo/55851). C’è poco da aggiungere alle sue ragioni presentate con una logica e una serenità disarmanti: “Qualche mese fa ho concluso un anno di volontariato con gli scout israeliani a Sderot. Tra pochi giorni andrò in prigione. Per un intero anno ho fatto volontariato a Sderot, lavorando con bambini che vivono in una zona di guerra e lì ho preso la decisione di rifiutarmi di prestare servizio militare nell’esercito israeliano. Il mio rifiuto deriva dalla volontà di dare il mio contributo alla mia società, di renderla un posto migliore, ed è parte della lotta per la pace e l’uguaglianza”. E già, in Israele chi per motivi di coscienza si rifiuta di indossare la divisa dell’esercito, va in galera. E Tair l’ha messo in conto: “Il carcere militare – dice - mi spaventa molto meno della perdita di umanità della nostra società”. 

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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