DIFESA

Semestre lungo, risultati corti

I risultati del semestre italiano di presidenza della UE secondo il ministro Martino.
Guglielmo Porte

Passata la sbornia governativa del semestre di Presidenza italiana dell’Unione Europea, è giusto tentare un bilancio sui risultati di questo periodo così enfatizzato. Ci ha provato Antonio Martino, ministro della Difesa, che a febbraio dinanzi alle Commissioni Difesa di Camera e Senato, ha esposto i risultati conseguiti nel semestre che “proprio nel settore della Difesa, ha registrato progressi molto significativi e forse non pienamente conosciuti”. Un semestre che si era aperto in un clima che risentiva ancora dello strappo franco-tedesco con Bush sull’Iraq, del conseguente “Vertice dei quattro” di Bruxelles (Belgio, Francia, Germania e Lussemburgo), nonché delle divergenze nell’ambito della CIG, la Conferenza Intergovernativa.

Tra Ue e Nato
Martino ha cominciato col ricordare che da tempo l’UE si è dotata di una Politica Europea di Sicurezza e di Difesa (PESD) nell’ambito della quale vengono perseguite le cosiddette “missioni di Petesberg”, cioè le missioni umanitarie, di mantenimento e ripristino della pace, di gestione delle crisi. In questo quadro, già nel 1999, a Helsinki, l’UE aveva deciso di dotarsi entro il 2003 di una “Forza di Reazione Rapida”, il famoso esercito europeo. Ma questo obiettivo è stato raggiunto solo “da un punto di vista quantitativo”, mentre alcune “limitazioni” non hanno consentito a tuttora il varo definitivo di un compito rientrante comunque nell’ambito del semestre italiano. In realtà, solo nel 2010 sarà raggiungibile “la piena interoperabilità delle risorse umane, degli equipaggiamenti e della dottrina”.
L’anno scorso, tuttavia, sono state portate a termine (“con successo”) tre operazioni europee di gestione delle crisi, due di intervento militare tradizionali e una di polizia: l’operazione militare autonoma “Artemis” in Bunia, nella Repubblica Democratica del Congo (prima missione fuori dai confini d’Europa), la missione di polizia civile European Union Police Mission (EUPM) in Bosnia e l’operazione militare “Concordia” in Macedonia, col contributo della NATO. E proprio il rapporto tra la politica di difesa europea e quella della NATO costituisce un nodo per il quale Martino assicura “un partenariato transatlantico costruttivo ed equilibrato”, col rafforzamento del “pilastro europeo della NATO”, cercando di valorizzare le sinergie ed evitando le duplicazioni (come nel caso della Forza Rapida dell’UE e dell’analoga della NATO, o dei comandi operativi sparsi sul continente). In questo quadro, Martino ha il merito di aver ottenuto che stabilmente il Segretario Generale della NATO e il Segretario Generale per la PESC partecipino alle riunioni dei Ministri della Difesa delle due organizzazioni.
Un altro successo del semestre italiano è “la dichiarazione comune sulla cooperazione UE-ONU nella gestione delle crisi (…) con specifico riguardo alla prevenzione dei conflitti e alla ricostruzione post-bellica”. Peccato che a livello nazionale, poi, questo aggancio all’Onu si affievolisca, come nel caso della partecipazione italiana alla guerra in Iraq.
Martino fa poi riferimento a tre documenti elaborati in ambito comunitario. Il primo è la bozza del nuovo Trattato dell’Unione e, in particolare, il capitolo sulla Politica Estera di Sicurezza e Difesa che ha posto il problema delle cosiddette “cooperazioni strutturate” anche nel campo della difesa, per evitare la fuga in avanti di alcuni Stati membri che possono, di fatto, mettere in crisi una comune politica. Insomma, un’Europa a più velocità anche in questo settore, come potrebbe nascondere la recente proposta di Blair, Chirac e Schroeder di costituire alcune unità di élite, di circa 1.500 uomini ciascuna, in grado di essere impiegate, in 15 giorni, per “operazioni di elevata intensità” al di fuori dell’Europa.
Il secondo documento è quello che Javier Solana ha presentato a Salonicco nel giugno scorso e che definisce il nuovo concetto strategico della difesa europea, alla luce delle “nuove minacce ‘non convenzionali’ alla pace, alla stabilità e alla sicurezza, che un singolo Stato non potrà facilmente contrastare da solo”. Martino (stranamente) ammette: “È assai innovativo il concetto di affrontare le minacce non soltanto militarmente e di costruire la Sicurezza nelle aree vicine ponendo esplicitamente, quale obiettivo strategico imprescindibile, la risoluzione del conflitto arabo-israeliano e l’ordine internazionale basato su un multilateralismo efficace, incentrato sullo strumento della Carta delle Nazioni Unite.”
Nel programma presentato all’inizio del semestre italiano (quello, per intenderci, illustrato da Berlusconi a Strasburgo quando dette del “kapò” a un deputato tedesco) troviamo scritto: “Anche in materia di mezzi civili per la gestione di crisi,

CIG, quanto mi costi?
Ricordate la Conferenza Intergovernativa, fiore all’occhiello del semestre della Presidenza italiana dell’Unione Europea? Si tenne a Roma il 4 ottobre dell’anno scorso e doveva, secondo Berlusconi, costituire il trionfo della diplomazia italiana per avviare la “nuova” Europa a 25 e scrivere la nuova Costituzione europea. L’“evento” romano è costato alle casse italiane la bellezza di 15 milioni di euro (sì, per un solo giorno!), la metà dei quali sono stati spesi per la “riqualificazione” e il recupero ambientale del Palazzo dei Congressi. Dalla “Gazzetta Ufficiale” del 1 marzo scopriamo che per “bandierine per autovetture” sono stati spesi 1.920 euro, 31.280 euro per “penne stilografiche” e 35.500 euro per “gadget presidenziali per delegazioni”. Gli “allestimenti scenografici” della sala dove si sono svolti i lavori sono costati alle tasche degli italiani 3.996.102,50 euro. La voce di spesa più economica? I 589 euro spesi per la “derattizzazione”. Adesso, spente le luci della CIG, possono anche loro ballare.
G.P.
la Presidenza italiana si propone di realizzare un percorso significativo”. E, sulla prevenzione dei conflitti: “Non sarà trascurata, infine, la riflessione sulla prevenzione dei conflitti. Si tratta di una dimensione necessariamente complementare alla gestione delle crisi e l’Unione dovrà sfruttare al massimo il suo grande potenziale politico ed economico, per intervenire “a monte” delle degenerazioni violente e soffocarne le radici”. Purtroppo, non sembra che il semestre italiano abbia raggiunto risultati evidenti.
Il terzo documento è il “libro bianco” della Commissione Europea sullo spazio che sottolinea quanto sia essenziale per l’UE “non rimanere emarginata in tale settore strategico”, nonostante il gap esistente tra l’Europa e gli Usa o altri Paesi emergenti, come la Cina.

Unire le armi
Nel semestre, l’Italia ha sostenuto la valenza delle “Multinational Specialised Units” (MSU). Spiega Martino: “La MSU è una componente specializzata della Polizia Militare, che darà all’Unione Europea una capacità militare di polizia ordinaria, ponte tra le forze dedicate esclusivamente al combattimento e le strutture di sola polizia.” A questa iniziativa ha risposto subito la Francia, proponendo una “Forza di Gendarmeria Europea (FGE), cioè una capacità europea che integri e valorizzi, per missioni di stabilizzazione e prevenzione, forze di sicurezza interna e di ordine pubblico come la Gendarmerie francese, i Carabinieri, la Marechaussee Royale Neerlandaise, la Guardia Nacional Repubblicana portoghese, la Guardia Civil spagnola”. Su questo progetto, assicura Martino, “i lavori procedono alacremente” e l’Italia ha offerto anche di ospitare il Quartier Generale della FGE.
Nell’ambito del semestre italiano, inoltre, si è decisa la nascita di un’Agenzia nel settore dello sviluppo delle capacità di difesa, della ricerca, dell’acquisizione e degli armamenti e che sarà Costituita nel corso del 2004. Lo stesso progetto di costituzione europea prevede, all’articolo III-212, l’istituzione dell’Agenzia europea per gli armamenti, la ricerca e le capacità militari. La responsabilità di questa nuova Agenzia ricade direttamente sui ministri della Difesa, nell’ambito del Consiglio, ai quali, secondo Martino, spetta “un ruolo centrale d’indirizzo politico non solo in relazione all’attività dell’Agenzia, ma anche, più in generale, alle problematiche operative della politica di sicurezza e difesa europea”.
Parlando di Agenzia, non si può tacere il problema delle risorse finanziarie. “Infatti, afferma Martino, se l’Unione vuole dotarsi delle capacità necessarie per i suoi fini strategici, i bilanci nazionali dovranno essere adeguati. In sintesi, è chiaro che: “an effective european security and defence policy at zero cost does not exist” (scritto in inglese nel testo italiano!). E il messaggio è chiaramente diretto ai parlamentari italiani.

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