L’antimafia dei giovani

21 aprile 2016 - Tonio Dell'Olio

E a un certo punto non ti mollano più. La campanella ha segnalato da un pezzo la fine del tempo a nostra disposizione ma loro, in cerchio, nel corridoio o sulla porta, continuano a fare domande, a chiedere interessati o almeno incuriositi. Sono quegli stessi giovani che troppo spesso e con troppa nostra colpevole leggerezza, abbiamo definito svogliati e superficiali, distratti o malinconici. E poi ti sorprendi a smentire ogni giudizio e pregiudizio. Mi è successo mille volte in mille scuole dove l’interesse non è nemmeno selezionato dalla scelta di un’appartenenza... Si rifletteva sulla freschezza dell’antimafia sociale che ci interpella tutti, senza distinzione o esclusione. E li vedi desiderosi di offrire il proprio contributo non per sentirsi eroi, ma soltanto per provare ad essere protagonisti di un cambiamento. È come se avvertissero sulla pelle la ripugnanza per quel mondo che gli viene consegnato tanto sfregiato da furberie e corruzioni, colpi di gomito e gente che si volta dall’altra parte. E mi chiedo se non sono proprio quei ragazzi a rappresentare l’antimafia più autentica e più pura che dichiara – silenziosa e onesta – la propria speranza in un altro mondo possibile, anzi necessario e urgente. Se lo capissero anche la programmazione televisiva, la politica, le agenzie educative... saremmo forse in grado di sospingere, motivare e raccogliere l’antimafia fresca e spontanea delle giovani generazioni.

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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