Ritrovata in El Salvador la tomba di Marianella García Villas

Anselmo Palini

A oltre 32 anni dalla morte, avvenuta il 14 marzo 1983, è stata finalmente ritrovata a San Salvador la tomba di Marianella García Villas, la giovane presidente della Commissione diritti umani di El Salvador, assassinata dai militari al potere mentre stava raccogliendo prove sull’uso di armi chimiche da parte delle forze armate del suo Paese. Queste prove le avrebbe poi portate alla Commissione Onu di Ginevra sui diritti umani. Le sue denunce e le sue prese di posizione erano divenute inaccettabili per la giunta militare al potere. Pertanto, come accaduto tre anni prima per mons. Oscar Romero, con il quale aveva a lungo collaborato per difendere i diritti del proprio popolo, la sua voce venne messa a tacere per sempre

 Al funerale di Marianella, nel marzo 1983, parteciparono solamente tre familiari e alcuni giornalisti, tra cui una giovane Lucia Annunziata: il clima di terrore instaurato dai militari impedì la partecipazione degli altri familiari e di quanti condividevano con Marianella la lotta per i diritti umani e la pace. Poi i familiari più stretti ripararono all’estero e non fecero più ritorno nel Paese poiché nel mirino dei militari. Oggi fuori dal Salvador vi sono probabilmente ancora  fratelli o sorelle di Marianella, ma ogni ricerca è stata finora vana. Con il passare del tempo ci si dimenticò di Marianella e nel clima di terrore creato dal regime nessuno si mise a fare domande in merito al luogo in cui era stata seppellita.

Grazie all’interessamento e alla cocciutaggine di Enza D’Agosto, presidente dell’associazione Marianella Garcia Villas di Sommariva del Bosco (Cuneo), la tomba di Marianella è stata trovata nel cementerio de los illustres a San Salvador, in una cappella che porta come iscrizione “Beneficencia Spagnola”.   Sulla lapide è riportata questa iscrizione:

 

MARIANELLA GARCIA VILLAS

14 MARZO 1983

Recuerdo de su familia.

En Dios cuya promesa ensalzo

En Dios confio no temere.

¿Que puede hacerme el hombre?

                           Salmo 55, 11-12

 

Marianella è stata sepolta lì perché il padre era spagnolo. Si tratta di una cappella chiusa da una cancellata, per aprire la quale è stato necessario mettersi in contatto con il “Centro spagnolo”, una realtà collegata con l’Ambasciata spagnola a El Salvador.

Venerdì 14 agosto ho potuto visitare la tomba assieme a Mirna Perla, già Magistrato della Corte Suprema di giustizia, vedova di Herbert Sanabria che guidò la Commissione diritti umani dopo la morte di Marianella e poi anche lui assassinato nel 1987; Guadalupe Mejia, presidente di una associazione salvadoregna che si interessa dei desaparecidos e dei perseguitati politici e che porta il nome di Marianella, moglie di Justo Mejía, assassinato anche lui dai militari; Miriam Medrano, scrittrice e amica di Marianella fin dai tempi dell’università; Enza D’Agosto, presidente dell’associazione “Marianella García Villas” di Sommariva del Bosco (CN) e altri ancora.  

Ora finalmente sarà possibile per chiunque portare un fiore sulla tomba di Marianella, onorarne la memoria, ricordarla ogni anno.

Marianella aveva rapporti diretti con Pax Christi Internazionale: era infatti accreditata quale rappresentante di Pax Christi presso la Commissione Onu sui diritti umani a Ginevra.

 (Una cronaca completa delle due settimane in Salvador

sul sito anselmopalini.it, nelle pagine dedicate al Salvador.

Sullo stesso sito, nella sezione Eventi, una rassegna fotografica del viaggio)

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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