Khurram Zaki testimone del dialogo

17 maggio 2016 - Tonio Dell'Olio

A eccezione di Avvenire, tutte le notizie in rete su Khurram Zaki, sono in lingua straniera (inglese, arabo…). Segno che in Italia se ne è parlato praticamente per niente. Eppure sarebbe stato importante perché quest’uomo, sconosciuto da noi, è stato significativo per il mondo islamico più aperto e disponibile al dialogo. Prima che giornalista, blogger e attivista dei diritti umani, Zaki è stato un testimone autentico del dialogo. Il suo ultimo messaggio su Facebook è stato il commento per l’elezione di Sadiq Khan a sindaco di Londra: “Potremo mai in Pakistan eleggere un ahmadi, un indù o un cristiano? Dimenticatevelo”. Che fosse nel mirino dei fanatici, Zaki lo sapeva benissimo. Soprattutto da quando, nel 2014, si era fatto fotografare con un crocifisso in mano per solidarizzare con i cristiani di Lahore le cui chiese erano state distrutte da attentati di matrice fondamentalista. Il 7 maggio scorso Khurram Zaki è stato ucciso da un commando talebano (Hakemullah) mentre era seduto a un tavolo all’aperto di un ristorante di Karachi. Un martire della tolleranza, del rispetto, dell’incontro. Intanto il suo sito “Let us build Pakistan” (Lasciateci costruire il Pakistan) prosegue le sue attività come palestra di dialogo interreligioso.

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