ARTICOLO 1

C’è ancora chi salva fiumi che uniscono meravigliando

Gaia Tommassini

Ci sono tanti modi di viaggiare, ci sono tanti scopi che smuovono noi e le nostre coscienze; c’è chi viaggia per cercare fortuna, chi adora conoscere nuovi posti e realtà, chi ha sempre voluto spostare il proprio orizzonte ancora un po’ più in là e chi semplicemente non sa rimanere in un solo luogo per più di qualche mese.

C’è chi viaggia in aereo perché è irrequieto e vuole arrivare subito, chi si sente più romantico e usa il treno; spera di incontrare un pomeriggio di pioggia per spaziare con lo sguardo il panorama circostante, mentre segue con gli occhi le gocce che leggere si posano sui vetri fa finta di pensare alle sfide della vita e a quell’amore lontano che non ha ancora incontrato e che forse è seduto nel vagone dopo il suo. Ci sono le persone che soffrono di mal di mare e nonostante tutto affrontano il viaggio in crociera per far piacere a quell’amico, a quella dolce metà, o a chiunque se lo meriti, dimostrandogli/le che per lui/lei è pronto/a a fare tutti i sacrifici del mondo, anche stare male per 36 ore di fila (sì, perché dura così tanto il viaggio da Trieste alla Grecia).

C’è poi chi viaggia a piedi, con uno zaino in spalla, mettendo in ogni passo che fa la propria voglia di salvaguardare l’ambiente e tutto ciò che lo circonda. È un viaggio faticoso, su questo non c’è dubbio: lo zaino inizia a pesare, i piedi fanno male e montare ogni sera una tenda fa perdere tempo e può mettere a dura prova. Se poi i compagni di viaggio non sono della tua stessa nazionalità e bisogna comunicare in inglese i problemi possono anche raddoppiare; ma si fa in compagnia, la fatica si sente meno.

Il progetto “Riverwalk” è nato nel 2014 su iniziativa del WWF Austria, con l’immediato coinvolgimento come partner dell’associazione slovena “Save the Soča”, che si occupa di tutelare e salvaguardare appunto il fiume Soča – Isonzo una volta attraversato il confine con l’Italia -, considerato il fiume nazionale dal popolo sloveno, che nel corso del secolo vi ha dedicato poesie e canzoni. Con l’aiuto economico dell’Unione Europea, nell’estate 2014 sette ragazzi austriaci e sette sloveni hanno percorso assieme più di 150 km in due settimane, seguendo il corso del fiume e incrociando con lui i propri passi. L’obiettivo, quello di mettere in risalto e aiutare a preservare quell’ultimo 10% dei fiumi alpini la cui naturalità non è stata ancora intaccata dall’uomo.

Nel 2015 il progetto si è espanso coinvolgendo anche il nostro Paese, nella fattispecie la sezione triestina del WWF. Ad agosto 2015, 21 ragazzi – sette austriaci, sette sloveni e sette italiani – hanno iniziato il loro percorso dal lago di Cavazzo, per finirlo quasi due settimane dopo a Tolmino, in Slovenia. Chi scrive ha avuto la fortuna di essere una dei sette ragazzi italiani selezionati.

Il percorso si snodava lungo il fiume Tagliamento per quanto riguarda la parte italiana del tragitto, e proseguiva poi in territorio sloveno lungo la Soča. Il Tagliamento è uno dei pochi fiumi alpini che ancora mantiene sprazzi di naturalità, tuttavia tristemente alternati da tratti in cui la mano umana si è fatta nel tempo presente e asfissiante. La Soča, al contrario, grazie al suo status di fiume nazionale vede conservata il più intatta possibile la sua fisionomia originaria, offrendo al viaggiatore panorami e vedute spettacolari. Chi viaggiava con me ha definito questi due fiumi come “il Re e la Regina delle Alpi”: il Tagliamento stupisce per la sua vastità e per il colore azzurro brillante delle sue acque, la Soča sorprende con un verde smeraldo che contrasta fortemente col bianco dei ciottoli adagiati sott’acqua e attorno alle sue sponde. Lungo il percorso abbiamo incontrato la popolazione locale, fatto nostre le loro esperienze, e insieme abbiamo cercato soluzioni per non veder scomparire queste bellezze naturali.

Con i nostri zaini in spalla abbiamo attraversato il confine italo-sloveno, una volta considerato parte della cosiddetta “cortina di ferro”. Per chi abita in queste zone di confine fa ancora un po’ impressione vedere come ora, per fortuna, di quel confine non sia rimasta che l’ombra: il check point esiste ancora, presidia un territorio fin troppo martoriato nel corso del tempo, ma non c’è più nessuno che richieda passaporti o visti per passare da una parte all’altra. Viaggiando a piedi, con la calma che questo “mezzo di trasporto” garantisce rispetto agli altri, ci si può fermare a metà, in bilico su quella che era considerata una vera e propria porta per un altro mondo, e riflettere su cosa significhino davvero le barriere: erano poi così necessarie tutte quelle frontiere? E l’“altro”, quello che si incontrava dopo che preso il coraggio a due mani si varcava il confine, era veramente diverso da noi?

A chi dall’esterno vedeva passare il nostro gruppo veniva offerta poi un’immagine fortemente e lietamente stridente con la situazione che in quegli stessi luoghi esisteva non più di cent’anni fa: durante la Prima Guerra Mondiale, infatti, la Soča – all’epoca Isonzo - divise gli eserciti austro-ungheresi e tedeschi da quello italiano. Il fiume passa per Caporetto, oggi Kobarid, noto luogo di combattimento e sede della più grande disfatta italiana (ma si può davvero dire che i soldati austo-ungheresi e tedeschi– i soldati, non l’Impero e la Germania, abbiano vinto a Caporetto?). Cent’anni dopo, ragazzi e ragazze provenienti proprio da quei Paesi una volta in guerra tra loro attraversavano la città, ricordando a chiunque che si può, e si deve, camminare insieme. La Storia ci racconta di una battaglia epocale, che spazzò via migliaia di vite umane, eppure con i nostri passi siamo in grado di dimostrare che quella stessa Storia si può riscrivere.

Progetti come il Riverwalk, che quest’anno si è ulteriormente allargato e vede l’ingresso dell’Albania tra i Paesi partner, dimostrano che c’è una coscienza sociale ed ambientale che circola attraverso l’Europa (e non solo: l’ideatore e creatore del progetto è americano, viene addirittura dall’Alaska), che accomuna persone di provenienza e cultura completamente diverse ma che non esitano a rendersi protagonisti, a uscire dalla loro comfort zone e ad assumersi la responsabilità di cambiare, lentamente, passo dopo passo, assieme, la società in cui viviamo e la mentalità di chi ci sta accanto. Serviranno tanti Riverwalk, ci sarà bisogno di molte persone che si metteranno in viaggio e che grideranno il loro sdegno davanti al disastro ambientale di cui rischiamo di essere spettatori; la Soča non dovrà più dividere nessun esercito ma unire nel suo corso popolazioni e Paesi diversi; il percorso è lungo, accidentato e forse in salita, ma con ogni passo di ognuno di noi la metà è più vicina.

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