Morti notiziabili

12 luglio 2016 - Tonio Dell'Olio

Non so se si tratti soltanto del proverbiale provincialismo giornalistico italiano oppure si deve cominciare a parlare di vero e proprio razzismo della stampa che giudica e discrimina il peso specifico dei morti ammazzati a seconda della distanza dai nostri confini, degli interessi economici in gioco e del colore della pelle delle vittime. Sta di fatto che le centinaia di morti di un conflitto assurdo e crudele come quello in corso in Sud Sudan riescono a meritarsi solo poche righe sulla stampa nostrana. La scarsità di informazione non riesce nemmeno a definire a tutt’oggi il numero preciso delle vittime che varia da duecento a cinquecento quasi potesse essere il risultato di un computo approssimativo. In realtà si tratta di esseri umani, di vite umane, di persone in carne e ossa. C’è una dignità che prescinde da ogni altra condizione! E l’informazione ha una sua responsabilità precisa perché la comunità internazionale così come l’opinione pubblica, si mobilita anche a seguito del rilievo che l’informazione ritiene di offrire. Ad esempio non mi pare ci siano inviati delle testate italiane in quella zona di guerra e tanto meno corrispondenti. Forse anche sul piano della deontologia del mestiere del giornalista è quanto mai necessario - se non urgente - rivedere il concetto di “notiziabilità”. Con quale coscienza professionale e umana si può decidere che centinaia di morti non sono “notiziabili”?

Ultimo numero

Rigenerare l'abitare
MARZO 2020

Rigenerare l'abitare

Dal Mediterraneo, luogo di incontro
tra Chiese e paesi perché
il nostro mare sia un cortile di pace,
all'Economia, focus di un dossier,
realizzato in collaborazione
con la Fondazione finanza etica.
Mosaico di paceMosaico di paceMosaico di pace

articoli correlati

    Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.6.36