ARTICOLO 9

Diversità: la migliore ricchezza

Gruppo Rosso: Francesco C. (IPM), Anastasia V. (Boggio Lera), Francesco D. (Don Bosco)

Nel mondo ogni giorno milioni di persone abbandonano le proprie case per combattere guerre dimenticate, o affrontano lunghi viaggi intrapresi anche per la ricerca di cibo e medicinali, quindi per una vita migliore. A dover fuggire sono anche tantissime donne insieme ai loro bimbi, bimbi che invece di guardare il mare con amore, lo guardano con terrore. Molti giovani, nonostante il dolore e le sofferenze che la guerra porta, decidono di arruolarsi per vendicare le violenze subite in prima persona, o viste subire dai loro familiari; giovani adolescenti che dovrebbero passare il loro tempo davanti ai libri di scuola e non a combattere.

Negli ultimi anni il fenomeno è diventato etnico, religioso e nazionalista. Questo colpisce nel profondo i diritti dell’uomo, come il diritto alle libertà civili, politiche, sociali, economiche e culturali. Secondo quanto affermato nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, non vi è distinzione tra gli esseri umani per razza, colore della pelle, sesso, lingua, religione, opinione politica, origine nazionale o sociale, ricchezza, nascita o altra condizione, infine, ma non meno importante, non c’è gerarchia tra essi. Come esempio di diritti violati, oltre alla guerra, vi è la condizione della donna, soprattutto nei paesi islamici: sappiamo che la civiltà islamica più radicale considera la donna come una cittadina di classe inferiore, sottomessa alla volontà dell'uomo, tant’è che quest’ultimo può punirla come meglio crede. In alcuni paesi di cultura islamica in realtà non vi è un profondo livello di discriminazione, per esempio in Tunisia le donne sono libere di vestire come vogliono e hanno ottenuto molti diritti che le rendono quasi pari all'uomo, così come in Turchia, dove un numero abbastanza elevato di donne riesce ad occupare posti di potere. In altri paesi il livello di discriminazione è ben più forte, come in Algeria dove le donne vengono violentate e uccise dai fondamentalisti islamici, o in Afghanistan dove  le donne sono coperte interamente dal burqa, un abito che non lascia nemmeno intravedere gli occhi, e guai ad uscire non accompagnate da un uomo della propria famiglia.

Per quanto riguarda l’aspetto religioso, attualmente vi sono guerre combattute in nome del proprio Dio, ma proprio di fronte a quest’Ultimo si dovrebbe capire che siamo tutti uguali. Il problema principale è l’egoismo dell’uomo che quando desidera qualcosa, pur di averlo è disposto ad andare oltre qualsiasi barriera etica, a negare la libertà ad un altro individuo, che per paura tace. Bisognerebbe avere il coraggio di uscire dalla gabbia che creiamo o che ci creano attorno ed avere la forza di esprimere la nostra opinione, ma la difficoltà più grande sta nel trovare qualcuno che la accetti.
Vi sono diversi modi per poter cominciare ad ‘andare oltre’; per esempio il dialogo interreligioso, dialogo fra persone o gruppi di persone appartenenti a fedi religiose diverse che accettino di operare per il rispetto e la tolleranza, o ancora il dialogo interculturale, fondato sul rispetto reciproco e la collaborazione, nonostante la diversità degli costumi e delle tradizioni che caratterizzano i diversi popoli.

Bisogna superare tutto questo odio, perché l’odio genera soltanto altro odio, creando così un circolo di guerra infinito. Per difendersi dalle violenze subite la miglior arma è la parola, che insieme alla cultura ci rendono liberi. Quanti hanno fatto valere i propri diritti tramite  la Non-Violenza, combattendo per sconfiggere l’ignoranza che regna dietro al vortice della violenza!
Tanti si sono battuti senza armi, e tanti sono morti con una speranza nel cuore, la stessa che hanno trasmesso con i loro gesti a tutta l’umanità, difendendo i diritti dell’uomo. Martin Luther King sognava un mondo dove le persone potessero essere giudicate per il loro carattere e non per il colore della pelle; non gli è servito usare armi per portare avanti la sua campagna, ma per farsi dei nemici basta dire ciò che si pensa e per questo motivo, come lui,  tanti altri vengono uccisi quotidianamente. L’ingiustizia è universale, la causa di conflitti così facile, ma allo stesso tempo difficile da combattere, come un cancro che quando credi di averlo sconfitto lo trascuri, te ne dimentichi, ma poi torna, più aggressivo di prima e bisogna agire prima che sia troppo tardi. Quanti pregiudizi regnano riguardo al colore della pelle, alle tradizioni, alla diversità religiose. Tutto ciò diventa fonte di discriminazione, ma bisogna ricordare che la PACE è l’aspirazione al cambiamento, che deve avvenire prima di tutto in noi stessi, nelle piccole cose, perché se non cambiamo noi stessi non riusciremo a cambiare il mondo, poichè fa più paura il silenzio degli onesti che la cattiveria dei malvagi. È  proprio la diversità, che ci contraddistingue, a fare ricchezza ed a renderci unici.

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