Quando partire significa migrare

6 ottobre 2016 - Tonio Dell'Olio

Partire e viaggiare dovrebbero essere sempre verbi parenti dei sostantivi piacere, curiosità, incontro, conoscenza… Nel rapporto presentato questa mattina dalla Fondazione Migrantes sugli italiani che partono per stabilirsi all’estero non è così. Non viaggiano, emigrano. E aumentano. Tanto che nel 2015 sono stati 107.509. E sono soprattutto giovani. E se ne vanno prevalentemente dalle regioni del Nord (a guidare la classifica sono Lombardia e Veneto, seguono Sicilia, Lazio e Piemonte) per cercare fortuna in Germania e in altre nazioni d’Europa ma anche oltrecontinente. Spesso si tratta di giovani preparati e competenti, creativi e innamorati delle materie che hanno approfondito. Comunque di giovani coraggiosi e desiderosi di lavorare. Per loro fortuna non sono clandestini e non devono attraversare deserti e mari con mezzi di fortuna svendendosi a trafficanti senza scrupoli, ma ugualmente sono forzati a partire contro la propria volontà impoverendo questo nostro Paese di risorse e creatività. Proprio come avviene per i giovani che arrivano da noi dall’Africa che viene continuamente e pesantemente drenata di forze e intelligenze. Almeno questo ci unisce.

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