Zona da Difendere

Marino Ficco (Responsabile giovani Pax Christi Francia)

Se la ZAD fosse esistita al tempo dei romani, il celebre incipit di Asterix e Obelix calzerebbe a pennello: “L’impero ha conquistato tutta la Gallia. Tutta? No! Un piccolo villaggio dell’Armorica resiste ancora strenuamente”. Ma siamo in Francia, a maggio 2016. 

A un certo punto Irène ha detto basta, ha abbandonato la Svizzera, ha attraversato la Francia da est a ovest e si è fermata nella ZAD, a una ventina di kilometri a nord di Nantes. Che cos’è la ZAD? “È la Zona da Difendere dalla realizzazione di un aeroporto inutile e costoso nel bel mezzo della campagna, tra boschi e fattorie”, ci risponde Pierre, che ha studiato scienze politiche e poi è venuto a vivere qui. “È un posto di non diritto dove alcuni hippy occupano illegalmente centinaia di ettari impendendo la costruzione di un nuovo aeroporto che porterebbe lavoro ai nostri figli”, dice un pensionato a un bar di Vigneux-de-Bretagne, a pochi kilometri dalla ZAD.

Il progetto di trasferimento dell’aeroporto di Nantes dal sito attuale, a sud della città, verso le campagne di Notre-Dame-des-Landes ha una storia lunga e controversa. L’idea si fa largo tra i corridoi del ministero dei trasporti fin dal 1962. Negli anni Settanta il progetto viene giustificato con la necessità di garantire una pista più moderna ai concorde, gli aerei supersonici anglofrancesi utilizzati per i voli intercontinentali. Nel 2000 il governo Jospin rilancia il progetto. Nel 2008 l’opera viene dichiarata di pubblica utilità e ad agosto 2009 comincia l’occupazione della ZAD, una superficie di circa 1650 ettari.

“Nel 2007 abbiamo creato un’associazione di famiglie che si opponevano all’esproprio”, racconta Claude Herbin, cuoco cinquantenne, sposato con due figli, che è abusivo a casa sua, da quando il 25 gennaio scorso il tribunale di Nantes ha confermato l’espulsione degli undici oppositori storici. Gli espropri hanno riguardato 260 persone, di cui 16 non hanno mai smesso di battersi per la loro terra. Adèle è arrivata nel 2012 in concomitanza con l’operazione César, un intervento delle forze di polizia molto controverso che avrebbe dovuto evacuare tutti gli occupanti della ZAD e permettere l’avvio dei lavori, affidati nel 2010 alla multinazionale e colosso dell’edilizia francese Vinci.

Usciti da Nantes, in mezz’ora raggiungiamo il paesino di Vigneux-de Bretagne. Da lì si imbocca la strada D81 in direzione di Fay de Bretagne e, dopo pochi minuti, i segni dei copertoni bruciati sull’asfalto indicano l’inizio della ZAD. “Quattro anni fa, durante l’operazione César, qui c’erano le barricate”, mi sibila Camille mentre scatto una foto. Una baracca funge da ufficio informazioni della ZAD. Il lunedì e il venerdì  pomeriggio c’è sempre qualcuno pronto ad accogliere i nuovi arrivati e i giornalisti. “Il fine settimana c’è sempre qualcosa in programma – mi spiega Pierre – stasera ci sarà una testimonianza sulle espulsioni del 2012, mentre domani accoglieremo un gruppo che verrà a conoscerci. Domenica mattina è previsto un atelier di yoga, poi di rap e, in serata, la proiezione di un film che concorderemo insieme”.

Mi incammino per la ZAD seguendo il percorso della posizione prevista per una delle due piste d’atterraggio da quasi 4 kilometri e larga 60 metri. Ci sono pascoli, campi di colza in fiore, orticelli e piccoli boschetti. Ogni tanto appaiono gruppetti di tende, baracche o casupole in legno e muratura. “Ciao! Appoggia pure lo zainetto e vieni a darmi una mano a piantare dei mandorli” mi grida Gaston da un orticello vicino alla sua tenda. “Sono venuto alla ZAD due anni fa dopo otto anni di vagabondaggio in giro per la Francia. Non mi sentivo a mio agio nella società in cui vivevo. Qui ho trovato un oasi dove nessuno mi giudica, vivo in pace con gli altri e con la natura. Passo le giornate a coltivare il mio orto e non mi manca niente”.

Ma perché sei venuto proprio qui? “Coltivare un orto in un’area naturale che lo Stato ha deciso di trasformare in aeroporto è la mia opposizione nonviolenta a questo progetto inutile” mi spiega Nicolas, arrivato alla ZAD a gennaio. “Mi sembrava il modo migliore per oppormi a questo capitalismo sfrenato” continua Irène. “Viviamo insieme ad una comunità di ragazzi che hanno deciso di non subire le decisioni dei poteri economici”.

Nella chiesetta di Vigneux fervono i preparativi per il matrimonio di Solène. “Qual è la vostra opinione sullo spostamento dell’aeroporto a Notre-Dame-des-Landes?” chiedo ai genitori della sposa. “No, no e no. È un’opera costosa e inutile. Non voglio che mio nipote cresca a due passi da due piste d’atterraggio intercontinentali quando potrebbe avere le piante, gli animali, la campagna”. “È mai stata nella ZAD o ha” la signora Perrine risponde prima ancora che finisca la domanda “Io lì non ci vado, ci sono dei drogati e dei violenti. Ho partecipato a delle manifestazioni e seguo le iniziative dell’ACIPA, l’associazione che coordina coloro che si oppongono al progetto. Molti sono a favore perché credono che porterà benessere”.

La ribattezzata “Via delle barricate” è una strada della ZAD che prende il nome da quel che resta degli scontri del 2012. Per centinaia di metri si trovano barricate e posti di blocco che rivelano la vena artistica e la creatività delle centinaia di giovani che quattro anni fa erano accorsi da tutta Europa per difendere la ZAD. “È un luogo della memoria e un museo a cielo aperto –commenta Gaston - I fotografi si sono sbizzarriti ad immortalare auto diventate portafiori, barricate in sabbia e copertoni uscite da un film western e gli spaventapasseri in legno”.

Da una roulotte escono due cani che ci si avvicinano minacciosi. Li seguono quattro ragazzi (che non hanno voluto presentarsi) che bloccano i cani. Gaston consiglia di congedarsi e partiamo. “Sai, la ZAD è una zona libera e chiunque può venire…però oltre a noi che ci battiamo per impedire la costruzione dell’aeroporto ci sono anche ubriaconi, pazzi, criminali in fuga”.

Il 26 giugno i cittadini del dipartimento Loire-Atlantique saranno chiamati alle urne per una consultazione sul controverso progetto di realizzazione del nuovo aeroporto a Notre-Dame-des-Landes, giudicato dal sindaco di Nantes Johanna Roland come “una necessità per rafforzare l’attrattività economica del Grabd Ouest”. All’ACIPA e agli ZADisti si oppongono i membri dell’associazione “Ailes pour l’Ouest”, per i quali il nuovo aeroporto sarebbe “utile, economico, portatore di lavoro e rispettoso dell’ambiente”.  Oltre la metà dei lavori sarebbero pagati con fondi privati e nel 2025 si prevede di passare dai 4,4 milioni di passeggeri attuali ad oltre 6 milioni.

La ministra dell’ambiente Ségolène Royal ha chiesto a tre ingegneri del ministero una relazione dettagliata sulla questione. Dopo aver studiato tutte le soluzioni possibili ne hanno approfondite due: la modifica del progetto di Notre-Dames-des-Landes o l’ammodernamento dell’aeroporto attuale. Un dossier con i risultati è stato divulgato in aprile. Tra le conclusioni si legge che « Il progetto del nuovo aeroporto di Notre-Dame-des-Landes appare sovradimensionato. Una modifica del progetto che preveda una sola pista lunga 2900 metri e larga 45 invece di due piste da 3600 metri e larghe 60, risponderebbe ai bisogni di 9 milioni di passeggeri l’anno”. Si legge inoltre che “l’estensione dell’aeroporto ed il rinnovo della pista sono possibili oltre che urgentemente necessari (…) e il costo stimato sarebbe di 3oo milioni”. Il preventivo del nuovo aeroporto, stimato nel 2010, è di 561 milioni.

“Ailes pour l’Ouest” sostiene che l’aeroporto Loire-Atlantique, attualmente dotato di una pista da 2903 metri, è saturo per i troppi viaggiatori e che un suo ingrandimento non sarebbe possibile perché circondato da una zona umida sotto tutela. Inoltre il conseguente aumento dei voli necessiterebbe il raddoppio delle piste e comporterebbe l’aumento dell’inquinamento acustico.  Anche parte del territorio della ZAD è sotto tutela perché zona umida. L’aeroporto di Bologna ha una pista lunga 2803 metri e lo scorso anno sono transitati 6,5 milioni di passeggeri.

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