Mille giorni

13 gennaio 2017 - Tonio Dell'Olio

Nella notte tra il 14 e il 15 aprile 2014, 276 ragazze liceali furono rapite a Chibok in Nigeria dagli jihadisti di Boko Haram. Dopo le trattative operate dalla Croce Rossa e dal governo svizzero, lo scorso anno 24 di esse furono liberate. Di queste una era incinta, un’altra aveva un bambino e un’altra ancora era stata costretta a sposarsi con un guerrigliero. Qualcun'altra nel corso del tempo è riuscita a fuggire e così ad oggi sono 195 le ragazzine tenute ancora prigioniere da un gruppo che nel frattempo si è diviso in due fazioni. Il primo ha aderito a Daesh e l’altro è rimasto nella sua autonomia criminale e fanatica sotto il comando di Abubakar Shekau. Di alcune ragazzine si sa che sono state utilizzate per attentati suicidi, ovvero sono state imbottite di esplosivo e mandate a morire uccidendo altri civili inermi. In questi giorni il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha ricordato pubblicamente che sono trascorsi mille giorni dal rapimento. Dopo diverse manifestazioni e appelli di organismi e personalità internazionali per il rilascio delle studentesse, oggi il mondo sembra aver dimenticato quel dramma. Qui vogliamo ricordarlo confessando la nostra impotenza se non fosse per il ricordo e la preghiera. Dimenticare, da parte nostra e della comunità internazionale, sarebbe un altro crimine.

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