La tortura di Trump

27 gennaio 2017 - Tonio Dell'Olio

“La tortura funziona” ha affermato ieri il neopresidente statunitense Trump nel corso di un’intervista alla ABC. E la domanda sulla tortura non era stata posta a caso dal momento che durante la campagna elettorale Trump aveva promesso di ristabilire la pratica del waterboarding (simulazione di annegamento) per ottenere informazioni dai presunti terroristi e si era spinto fino a suggerire di uccidere i familiari dei miliziani dello Stato Islamico come contromisura per fermare il gruppo terrorista. E non è certamente solo Cesare Beccaria che si rivolta nella tomba di fronte a una regressione non solo giuridica ma soprattutto umana, ma tutti coloro che credono nella sacralità della vita, di ogni vita, e coloro che semplicemente rigettano ogni forma di violenza. Mi sconvolgono alcune reazioni di importanti esponenti dell’intelligence, della politica e del mondo militare USA i quali affermano che la tecnica della tortura non funziona perché le dichiarazioni che ne nascerebbero mancano di lucidità e di equilibrio e pertanto non solo affidabili al 100%! Insomma non si sono appellati al diritto internazionale, alla Dichiarazione Universale dei diritti umani, al senso di umanità… ma semplicemente all’esito inaffidabile della pratica della tortura. A me resta il dubbio che anche molte delle affermazioni e – ahimè - delle decisioni di Donald Trump manchino di lucidità e di equilibrio. E non avvengono nemmeno sotto tortura. 

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