PAROLA A RISCHIO

Una strage di innocenti

“Ero forestiero e mi avete o non mi avete accolto”: periferie umane, a torto considerate tali.
E periferie politiche. Che escludono. Che non vedono.
Pierluigi Di Piazza (Centro Balducci – Zugliano)

Condivido con voi queste riflessioni dal Centro di accoglienza di Zugliano (Udine) per immigrati, profughi, richiedenti asilo, che è insieme di promozione culturale; è dedicato a padre Ernesto Balducci che, partito dal villaggio di Santa Fiora, alle pendici del Monte Amiata, ha prospettato “l’uomo planetario”. L’esperienza è iniziata sommessamente 29 anni fa, nel febbraio 1988, nella casa parrocchiale, ristrutturata con il denaro pubblico del dopo terremoto del Friuli (1976), utilizzato, su ispirazione evangelica, per concretizzare un segno di accoglienza, condivisione, autentica solidarietà. 

Il percorso intrapreso, basato soprattutto sulla disponibilità e il coinvolgimento di persone volontarie, si è evoluto e accresciuto negli anni; dal 2003 sono accolte mediamente 50 persone, una metà – negli ultimi anni – in convenzione con la Prefettura, l’altra metà con la solidarietà con cui tante persone sostengono l’esperienza di accoglienza e promozione culturale del Centro.

Anche nel considerare le centinaia di persone accolte in questi anni è fondamentale uscire da ogni forma di protagonismo per percepirsi come piccolo, umile e convinto segno all’interno di un fenomeno di proporzioni immense e di importanza decisiva nel cercare di leggere e capire la situazione storica attuale. Ed egualmente nell’attivare dal patrimonio interiore personale e comunitario la straordinaria ricchezza che in tante persone si è depositata incontrando in questi anni nel Centro donne e uomini provenienti da diversi luoghi del Pianeta a narrarci storie di violenze e massacri subiti, di resistenze ammirevoli, di progetti luminosi e impegnativi, di dedizione e impegno fedeli, coerenti e perseveranti; di diverse spiritualità e culture, di differenti percorsi, tutti uniti dal comune impegno a costruire un mondo molto più giusto e umano, liberato progressivamente dalla povertà, da violenze, armi, guerre; da pregiudizi, discriminazione e razzismo; dal dominio e dall’usurpazione della Madre Terra e degli esseri viventi.

Fughe

Il fenomeno delle migrazioni è una costante della storia umana e oggi ha assunto un’evidenza planetaria. Non è uno dei fenomeni più importanti, bensì quello decisivo, dirimente ogni altro, perché è la rivelazione dell’attuale situazione del Pianeta. Coloro che sono costretti a muoversi, a fuggire evidenziano, infatti, le cause: la povertà, le scarse condizioni di vita presente e futura; le violenze di regimi repressivi; le guerre al cui sostegno da tanti Paesi, anche dal nostro, si riforniscono le armi; i disastri ambientali in aumento se non ci si libera in modo rapido e definitivo dal paradigma del dominio, dello sfruttamento e dell’inquinamento per assumere in modo decisivo e permanente quello della relazione, della custodia, della premura e della cura.

Coloro che arrivano ci rivelano la loro diversità culturale e religiosa; e così ci provocano a uscire da un modo di pensare a lungo sostenuto e ancora permanente che ha ritenuto che il mondo si identificasse con il nostro mondo e che gli altri mondi o i mondi degli altri siano periferie al nostro, inferiori, da poter dominare, usurpare, derubare nella logica dello sfruttamento delle risorse naturali e delle persone. Noi al centro e gli altri nelle periferie. Loro che arrivano rivelano chi siamo noi: qual è cioè la nostra sensibilità, la nostra cultura, la nostra etica, la nostra politica, la nostra legislazione, la nostra fede religiosa. 

C’è una parte del nostro mondo che manifesta disagio, fastidio, rifiuto pregiudiziale, lavandosi in modo pilatesco le mani da tutte le nostre complicità con le cause strutturali che costringono decine di milioni di persone a fuggire; che considera i migranti talmente periferici al nostro mondo da volerli rimandare nei loro mondi considerati da sempre periferici e per questo dominabili e sfruttabili. Invece loro, di fatto, chiedono la centralità di attenzione e condivisione che spetta di diritto a ogni persona e comunità del Pianeta.

Egocentrisimi

Una parte del nostro mondo rivela una scarsa o del tutto assente sensibilità e continua a porsi al centro con egocentrismo personale, di gruppo, di popolo. Il fenomeno in realtà chiede a tutti, indistintamente una conversione culturale nel senso antropologico, profondo e ampio del termine, soprattutto riguardo al rapporto con l’altro: da non considerare inferiore; da non volere uniformare e omologare; da riconoscere nella pari dignità e nella sua differenza che nell’incontro e nello scambio può diventare, con percorsi di conoscenza, di fatica, di scoperta, una dilatazione reciproca delle identità, un vero arricchimento. 

Le paure sono diffuse, un vissuto umano da riconoscere cercandone le cause in diversi ambiti, analizzandone i percorsi. Diverse le incertezze esistenziali, sociali, economiche e politiche che portano facilmente ad addossare all’altro le cause nella logica del capro espiatorio. Qualcuno, poi, strumentalizza le paure, le amplifica, le utilizza a scopi di consenso elettorale. Le paure, invece, sono da affrontare con serietà cercando di eliminarne progressivamente le cause. 

La politica ha rivelato la sua povertà culturale ed etica, rivelandosi periferica di fronte a questa grande questione dell’umanità; non progettando a immediato, medio e lungo termine di intervenire sulle cause strutturali che costringono a emigrare, iniziando con il rompere le complicità con quelle situazioni. L’Europa ha mostrato tristemente di essere periferica ai fenomeni della storia: perché colpevole di mancate decisioni, perché percorsa dal diffondersi di populismi e di atteggiamenti di xenofobia e di razzismo, che si concretizzano visivamente nei muri e nei fili spinati. 

Si può affermare che coloro che, a centinaia di migliaia provengono dai luoghi considerati a torto periferici, evidenziano l’essere periferici di fronte alla storia di coloro che, invece, con arroganza e presunzione si sono considerati al centro, superiori, potenti e onnipotenti. Il nostro Paese, in realtà lasciato solo dall’Europa, continua a svolgere il compito fondamentale di salvare decine e decine di migliaia di persone nel mare Mediterraneo, dovendo però con dolore considerare che nel 2016 sono state inghiottite dalle acque di questo immenso cimitero 5000 persone, sulle 180.000 arrivate. E tantissimi sono i bambini, un’immensa e atroce “strage degli innocenti” che aumenta paurosamente nelle guerre. 

Manca nel nostro Paese un progetto strutturato di accoglienza e di inserimento. La legge vigente è la Bossi-Fini del 2002. In questi 14 anni nessuno l’ha nominata, nessuno ha proposto di riscriverla in relazione ai profondi cambiamenti del fenomeno migratorio. Una responsabilità gravissima, resa evidente anche dalle dichiarazioni di questo ultimo periodo sulla necessità di dare seguito ai respingimenti di chi non avesse più diritto di permanere nel nostro Paese. La questione certamente va affrontata, ma inserendola in tutta la legislazione da riscrivere, altrimenti si comunica la preoccupazione dell’insicurezza sociale alla cui soluzione queste nuove decisioni provvederebbero. Si rivela ancora la povertà culturale, etica, progettuale della politica. 

Il riferimento alla fede religiosa, al Vangelo di Gesù di Nazareth dovrebbe incessantemente aprire all’accoglienza: “Ero forestiero e mi avete o non mi avete accolto”, ogni volta che l’avete fatto o non l’avete fatto è stato nei confronti della mia persona. Ci sono tante e significative esperienze di accoglienza nei nostri territori: chi accoglie sente che le presunte periferie e il presunto centro si incontrano, superano pregiudizi e sospetti, crescono e si arricchiscono reciprocamente, sperimentano che centrali sono le persone con le loro diversità.

Che cosa mai può venire di buono da Nazareth, da chi arriva dal Pakistan e dall’Afghanistan, dalla Siria, dall’Eritrea dalla Nigeria e da altri Paesi ancora? Ma egualmente da Zugliano, da Udine, da Milano, da Roma, da Bari, da tanti paesi dell’Italia? Può venire molto di buono se si seguono i principi ispiratori delle fedi religiose, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, la nostra Costituzione; se si segue la massima aurea dell’umanità: “Non fare agli altri quello che non vorresti che gli altri facessero a te; fai agli altri quello che vorresti ricevere da loro”. Può venire molto se si resta umani, se si cresce in umanità. 

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Noam Chomsky
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