Francesco e Trump

24 maggio 2017 - Tonio Dell'Olio

Cos’hanno in comune Papa Francesco e l’attuale presidente degli Stati Uniti che questa mattina si sono incontrati in Vaticano? Quasi nulla. Hanno una visione del mondo diametralmente opposta così come la propria esperienza di vita e le scelte che ne conseguono per sé e per i ruoli che rivestono. Al di là dei convenevoli di protocollo, si sono scambiati alcuni doni. Trump ha regalato al Papa una scatola blu contenente i libri di Martin Luther King e, consegnandoglieli ha detto: “Spero che le piaceranno, lo spero”. C’è da scommetterci che gli piaceranno dal momento che è già avvenuto che Francesco abbia citato Luther King in qualche suo discorso (vedi quello ai Movimenti popolari del 5 novembre 2016). Da parte sua, il Papa ha consegnato a Trump ciò che dona normalmente ai presidenti che lo visitano: i testi di 'Evangelii gaudium, Laudato sì e Amoris laetitia. Ma in questo caso ha aggiunto anche un medaglione con un ramo di ulivo che unisce la pietra divisa e gli ha spiegato che questo rappresenta un simbolo della pace e, per ultimo, il testo del messaggio per la 50ma Giornata mondiale della pace dal titolo: “La nonviolenza, stile di una politica per la pace", gliene ha sfogliato alcune pagine spiegandone il contenuto e poi ha concluso dicendo: "Questo glielo regalo perché lei sia strumento di pace" (“Abbiamo bisogno di pace” avrebbe risposto il presidente). Insomma Trump ha regalato quello che sapeva il suo interlocutore avrebbe gradito e Francesco ha donato qualcosa che appare con tutta evidenza molto distante dalle scelte politiche del presidente USA. Ma lo sappiamo, questo pontificato ci ha abituati a considerare i gesti più importanti delle parole. Infine siamo convinti che, chiuse le porte, Francesco si sia raccolto in preghiera per la conversione di Trump. Alla pace giusta e nonviolenta. 

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Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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