Un pensiero al Brasile

25 maggio 2017 - Tonio Dell'Olio

Un pensiero al Brasile che non è un Paese ma un continente nel continente latinoamericano. Che poi significa un pensiero ai brasiliani in questa fase confusa e stracarica di contraddizioni in un tunnel che non è solo istituzionale e che dura da troppo tempo. Alla loro indignazione e alla loro sacrosanta protesta. Perché, se la corruzione è sempre una vergogna, in un Paese che convive con sacche straripanti di miseria è un delitto. “Incastrato da una registrazione audio nella quale si sente chiaramente che acconsente il pagamento di alcune tangenti, il presidente Michel Temer cerca di resistere a una pressione sempre più vasta che chiede le sue dimissioni. Il Tribunale Supremo Federale, la massima istanza giuridica che valuta l'azione penale nei confronti delle alte autorità istituzionali, ha deciso di incriminarlo per tre gravi reati: corruzione passiva, intralcio alla giustizia e associazione a delinquere” (da La Repubblica). Non è una situazione che si può pensare di risolvere inviando l’esercito nelle strade ad arginare la protesta di migliaia e migliaia di cittadini. Bisognerebbe avere il coraggio da parte di Temer di fare un passo indietro per farne fare almeno uno piccolo in avanti all’intera nazione. Ovvero al suo popolo.

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Nell'era della globalizzazione
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Tutto diventa globale e il “pensiero unico” occidentale si materializza
come intreccio di poteri e forme di dominio…
Nell’arena globale, le multinazionali ricoprono il vuoto lasciato
dallo Stato-nazione e questo è il più grave danno
per ogni sforzo di democrazia.
Noam Chomsky
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