NONVIOLENZA

Il miracolo di Bayonne

L’ETA accoglie soluzioni non armate.
Da Bayonne nasce una prospettiva diversa, nonviolenta, di risoluzione del conflitto basco.
François Savier Esponde (Pax Christi Francia)

L’attualità

Il nucleo storico della città di Bayonne è stato protagonista, lo scorso 8 aprile, di un evento dagli accenti insoliti. Il miracolo della prospettiva di pace a Bayonne ha avuto luogo tra lo stupore di alcuni e la perplessità di altri, poiché, nel corso degli anni, l’incredulità era divenuta una regola preventiva quasi necessaria. Il movimento ETA, noto per la sua attività politico-militare dal 1959, data della sua fondazione, ha consegnato le sue armi alle autorità francesi, con la mediazione del sindaco della città, l’avvocato Jean Renè Etchgaray. Si trattava di dar prova della buona fede dei protagonisti, rivelando l’ubicazione dei depositi di armi sul territorio francese, otto siti nel dipartimento basco-bernese, messi in sicurezza dalla polizia a seguito dell’informazione fornita.

Alla presenza della Delegazione di Verifica Internazionale, composta da personalità designate da istituzioni pubbliche, è stato presentato il documento finale con la dichiarazione di disarmo dell’ETA. Questo è avvenuto nella sede del municipio, alla presenza dei rappresentanti della comunità di S. Egidio, nella persona del vescovo di Bologna, del Pastore della Chiesa dell’Ulster e di altri membri della predetta delegazione. La comunità di Sant’Egidio è riconosciuta come importante rete internazionale per la mediazione non-violenta, in caso di guerre civili, e per la ricerca di soluzioni dei conflitti accettate da tutti i contendenti.

È stata un’iniziativa “discreta”, senza incidenti né troppa pubblicità, che ha avuto luogo prima della riunione popolare di migliaia di Artefici della Pace (cfr. www.artisans-de-paix.org)dei due versanti dei Pirenei, riuniti nel quartiere di Saint’André, chiamato “Petit Bayonne”.

Saint’André è l’unica chiesa di Bayonne a disporre di una statua di Nostra Signora della Pace, posta all’entrata dell’edificio ed eretta da antichi combattenti francesi; conviene ricordare che lo stesso quartiere ha conosciuto delitti violenti, in particolare sulle terrazze dei suoi edifici. Alcuni nomi sono impressi sulle facciate di questi immobili, in modo da non dimenticarli, un’opportunità per le autorità religiose e civili di dare a queste vittime un diritto di cittadinanza, a memoria della pace futura. 

Eta - Euskadi

Euskadi Ta Askatasuna (letteralmente “Paese basco e libertà”), anche nota con d’acronimo di ETA, è un’ex organizzazione armata terroristica basco-nazionalista separatista d’ispirazione marxista-leninista, oggi disarmata, il cui scopo è l’indipendenza del popolo basco. Creata nel 1959, dalla scissione degli Ekin dal Partito nazionalista basco, come associazione studentesca clandestina per sostenere l’indipendentismo basco, si accosterà alla lotta armata verso la metà degli anni Sessanta per poi cessare la propria attività armata (ma non quella politica e di pacificazione del conflitto) il 20 ottobre 2011. 

Da evidenziare, la presenza sul luogo del Consigliere di Giustizia del Presidente Mitterand, durante la sua presidenza, il quale ha letto il documento finale con grande commozione.

Il ruolo delle Chiese

La grande mole di lavoro dei movimenti pacifisti sul territorio basco-spagnolo ha ottenuto risultati notevoli. Ognuna delle parti in causa conosce bene il travaglio politico vissuto da tutti nelle avversità, nei gravi fatti successi nel tempo e nelle violenze subite dalla popolazione civile per oltre cinquant’anni.

I movimenti per la pace, interpellati dalle Chiese delle province basche, sono stati protagonisti di numerosi incontri e appuntamenti, organizzati nel corso degli anni, finalizzati a favorire una risoluzione nonviolenta del conflitto basco e a ritrovare un’intera e coesa comunità pacificata. Ogni morte violenta, attentato o assassinio perpetrato, erano seguiti da una lettera pastorale del vescovo del luogo dove era accaduto il dramma.

In occasione della Pasqua, nel corso dei drammatici anni scorsi, i vescovi di San Sebastian, Pamplona, Vitoria e Bilbao hanno redatto una missiva in favore della pace. Ne fanno fede gli archivi in lingua spagnola e basca. Le disposizioni prese nelle diocesi avevano lo scopo di sostenere le famiglie coinvolte, quale che fosse la loro origine o appartenenza, poiché provenivano da tutti i settori della società civile. Si ricordano gli incontri diocesani ad Aranxaxu organizzati ogni anno nel convento francescano sulle alture di Guipuzkoa, ad Armentia, alle porte di Vitoria capitale della provincia di Alava e sede del governo dei Paesi Baschi, a Bilbao vicino a Notre Dame de Bego na, patrona della provincia basca di Biscaglia o ancora in Navarra, a Javier, e nel cuore dei monasteri e delle numerose comunità religiose lungo il cammino di Santiago.

Dal lontano 2001

È ad Armentia, nei pressi di Vitoria, che nel gennaio 2001 ha avuto luogo un memorabile incontro di decine di migliaia di Artefici della Pace presieduto dal cardinale basco di Madrid, Suquia, con tutti i vescovi e gli ausiliari delle quattro diocesi basche della Spagna del Nord. Il vescovo di Bayonne, in occasione di questo incontro, aveva fatto pervenire una missiva per sostenere l’iniziativa; lo stesso vescovo aveva promosso una riunione informativa, proprio nella sua casa diocesana di Bayonne, alla quale parteciparono tre movimenti pacifisti venuti dall’altro versante dei Pirenei,alla presenza della stampa e della tv locale.

La Chiesa s’impegnava, senza tregua per una pace duratura ritenuta ancora improbabile, ma tanto desiderata dalle autorità religiose, che hanno preso a cuore questo progetto.

Per citare solo qualche movimento artefice della pace, bisogna menzionare Gesto por la Paz, Elkarri, Bakea bai, tra i molti altri più prettamente diocesani o parrocchiali, nati nel cuore delle città delle province basche. Tutti cercavano di risolvere i conflitti e, quando i drammi avevano luogo, provocando divisioni nelle città, nelle comunità e nelle famiglie, offrivano il loro sostegno concreto.

Johann Fernandez per Gesto par la Paz, Maitè Recalde per Elkarri e tante anonime persone hanno prestato la loro opera per diffondere questa cultura di pace in seno alla comunità autonoma basca. Preti, giuristi, umanisti, delegati di partito, sindacalisti, rappresentanti del mondo del lavoro hanno fattivamente collaborato ai circoli di studio e hanno partecipato ai momenti di preghiera per “infondere la pace in una società divisa e pronta alla violenza”.

Pax y Convivencia 

Il programma ufficiale “Paz y Convivencia” – Pace e Vita comune – sostenuto dal governo basco ha offerto al movimento un raggio di azione più ampio.

La Commissione ufficiale, supportata dal governo del presidente Urkullu, ha poi esteso il programma educativo a tutti i livelli della vita sociale, delle scuole, università, imprese, associazioni, sindacati, spazi culturali e media e ha ottenuto un seguito e una diffusione così ampia da non aver nulla in comune con il lavoro più artigianale dei pionieri della pace degli anni Ottanta.

Una nuova era si profila, il tempo dei delitti e degli assassini è concluso. La generazione odierna coltiva il tempo della cultura, della cittadinanza e del vivere nella diversità.

Questo vivere unitamente deve estendersi alle famiglie e si intreccia con le storie individuali per ricostruire un forte legame sociale nella pace e nella riconciliazione, come al termine di una guerra quando le ferite e i ricordi non possono essere dimenticati.

Bisognerà senza dubbio ripensare alle possibilità di re-integrazione dei prigionieri di questo conflitto. La Chiesa avrà questa funzione, tra le altre? Sarà impossibile ignorarne una sua futura azione.

Il vivere insieme ha anche modificato il rapporto di Euskadi con i numerosi immigrati accolti nelle province basche. La modalità di questa convivenza, derivante dalla soluzione del  conflitto, potrà essere utile negli orizzonti nuovi delle prospettive sociali.

“La popolazione autoctona è stata arricchita da questa immigrazione”: persone provenienti dall’America del Sud, dal Marocco e dai Paesi africani. Questo è stato necessario per sostenere le ricche potenzialità economiche regionali, sofferenti per il calo demografico e il notevole deficit.

Altre sfide attendono ora i cristiani delle diocesi basche. Dovremo far sì che non vengano mai dimenticate le sofferenze occorse in un passato recente, segnato dalla questione basca condotta in modo armato e violento. La Chiesa ha lasciato dei “pezzi” di vita in questo conflitto collaterale che ha coinvolto le comunità religiose e le parrocchie.

Un altro mondo è nato, un altro mondo è reso possibile dalla convivenza pacifica!

 

Traduzione a cura di Antonella Revelant

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