Le parole della terra

29 giugno 2017 - Tonio Dell'Olio

A dispetto della foresta che crescendo non fa rumore, come recita l’antico detto in tema di informazione (fa più rumore un albero che cade che una foresta che cresce), un orto riesce a farne un po’ di più. Forse perché non è come tutti gli altri. Né l’orto e nemmeno il contadino. È un orto che sorge a ridosso di un quartiere, Japigia di Bari, protagonista di episodi e presenze malavitose e criminali. È un orto coltivato da Angelo Santoro, 34 anni, che per dedicarsi a questa nuova attività ha lasciato il suo lavoro di rappresentante di commercio che gli consentiva un tenore di vita più che dignitoso. È un orto che si definisce “sociale” perché aperto a disabili e ragazzi provenienti dal percorso penale del carcere minorile. E la terra parla a tutti. E ha parole che gli umani stentano a ritrovare, ma che comprendono benissimo. Per questo anche un quotidiano nazionale come Repubblica decide di interessarsene e di dargli rilievo. E chissà che non diventi una buona prassi replicabile anche altrove, perché la terra è capace di parlare con buon esito tante lingue e tanti dialetti.

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Nell'era della globalizzazione
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Nell'era della globalizzazione

Tutto diventa globale e il “pensiero unico” occidentale si materializza
come intreccio di poteri e forme di dominio…
Nell’arena globale, le multinazionali ricoprono il vuoto lasciato
dallo Stato-nazione e questo è il più grave danno
per ogni sforzo di democrazia.
Noam Chomsky
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