Questione catalana

Dal referendum all'indipendenza?

11 ottobre 2017 - Eduardo Ruiz Vieytez (Direttore dell’Istituto di Diritti Umani dell’Università di Deusto (Bilbao) e professore di diritto costituzionale)
Fonte: Traduzione a cura di Giulia Campisi

Come avete visto gli avvenimenti dell’1 Ottobre in Catalogna e in generale in Spagna?

Ogni persona lo vive a partire da realtà molto diverse. I mezzi di comunicazione spagnoli sono molto politicizzati e molti cittadini ascoltano e leggono solamente quello che vogliono ascoltare e leggere. In generale c’è molta rabbia, tristezza, risentimento e una divisione sempre più grande tra i due blocchi.

Chi ha vinto? Chi ha perso?

Credo che non abbia vinto praticamente nessuno. Chiaramente ha perso il governo spagnolo che voleva impedire l’immagine del referendum e non ci è riuscito. Il governo spagnolo ha perso anche la battaglia dell’immagine internazionale, come si può verificare nei media di altri Paesi e nelle reazioni di altri governi che hanno evitato di appoggiare Rajoy in maniera aperta nella stessa giornata della votazione, quando sarebbe stato normale il contrario in altre circostanze. E perdono anche, ovviamente, i cittadini della Catalogna i cui diritti sono stati calpestati e violati dallo Stato spagnolo e dalle sue forze di sicurezza. Se vogliamo dire che ha vinto qualcuno, la società catalana ha vinto in credibilità e rispetto per il suo atteggiamento pacifico durante tutta la giornata, così come la polizia catalana.

Quali potrebbero essere i passi legali seguenti?

Dal punto di vista del governo spagnolo, denunciare i leader catalani e portarli davanti ai tribunali. Controllare l’autonomia catalana arrivando addirittura sospendere l’autogoverno.

Dal punto di vista degli indipendentisti, dopo la proclamazione del risultato del referendum, che il Parlamento della Catalogna dichiari l’indipendenza del Paese e convochi le elezioni per l’assemblea catalana costituente.

Come possiamo risolvere questa crisi?

L’unica soluzione razionale è concordare prima possibile la celebrazione di un referendum sull’indipendenza in Catalogna, con tutte le garanzie necessarie e un termine prudente (per esempio, un anno), che permetta un dibattito sereno e reale all’interno della società. In caso di vittoria del no, la rivendicazione rimarrebbe “parcheggiata” al meno per una generazione (ad esempio, 20 anni). In caso di vittoria del Sì, lo stato dovrebbe impegnarsi a negoziare un processo che in un paio di anni porti a una indipendenza pattata. Credo che in questo caso vincerebbe il no.

Tuttavia, quest’opzione di un referendum celebrato di comune accordo, come quello scozzese di tre anni fa sia uno scenario molto lontano dalla realtà di oggi, fondamentalmente a causa della posizione della maggioranza della società spagnola e dei suoi rappresentanti politici.

Che significa il referendum catalano per l’Europa?

Prima di tutto, un problema politico. E si intenderà come un fastidio politico quando ci siano altri problemi economici che preoccupino di più. Tuttavia, potrebbe anche essere un’occasione per canalizzare un’aspirazione politica legittima, per obbligare la Spagna (e la Catalogna) a realizzare riforme politiche che garantiscano una maggiore stabilità, o per rinnovare alcune istituzioni europee. La maggior parte dei Paesi penseranno che si tratta di una questione politica interna alla Spagna, ma è chiaro che le ultime vicende hanno generato una preoccupazione per la rigidità dello Stato spagnolo e per come ciò possa avere ripercussioni sulla stabilità sociale ed economica in seno all’Unione Europea.

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