Gallo Verde: la responsabilità di custodire il Creato

Claudio Garrone

Nel 2017, il “Giorno del Sovra-sfruttamento della Terra” (il c.d. Earth Overshoot Day – Cfr. BOX) si è verificato il 2 agosto, mai così in anticipo da quando nei primi anni del 1970 abbiamo cominciato a sovra-sfruttare le risorse: secondo il Global Footprint Network, l’organizzazione di ricerca internazionale che ha dato avvio al metodo di misura dell’Impronta Ecologica (Ecological Footprint) per il calcolo del consumo di risorse, quello è il giorno in cui l’umanità ha già usato l’intero budget annuale di risorse naturali (60 % del quale è rappresentato dalla richiesta di natura per l’assorbimento delle emissioni di CO2), ovvero che la richiesta di risorse naturali dell’umanità supera la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare nello stesso anno.

Fino a qui la tragica e cruda realtà che abbiamo davanti e il rischio – ahinoi molto più diffuso di quanto si possa credere – della paura che paralizza o, peggio, del qualunquismo che ci fa pensare e magari dire “Eh, ma tanto non posso fare nulla per tutelare l’ambiente…..!!! È una cosa troppo più grande di me……. Ci deve pensare la politica……..!!!  Il cambiamento climatico, l’inquinamento, i profughi del  clima …? Tutte balle !! ……….”, ecc. 

Ma, soprattutto, una possibilità d’impegno concreto e concreto dei piccoli passi affinché ciascuno e ciascuna di noi può fare la propria parte per il cambiamento di questa “corsa verso la distruzione del pianeta e, molto prima di esso, dell’umanità intera che esso ospita.

È proprio partendo da queste domande e da queste considerazioni sull’impegno individuale e comunitario che, alcuni anni fa in Germania (grazie alla collaborazione tra la Chiesa Evangelica del Württemberg e l’Ufficio di contatto per lo sviluppo e l’ambiente di Stoccarda e il sostegno e il patrocinio della Fondazione Statale Tedesca per l’ambiente, si è sviluppato il Sistema di management ambientale comunitario “GALLO VERDE: dall’occuparsi dell’ambiente, all’agire per l’ambiente”, sulla base della certificazione europea volontaria di audit ambientale EMAS (Eco Management and Audit Scheme) appositamente adattata ed armonizzata alle particolari condizioni delle strutture ecclesiastiche. Non vi è dubbio alcuno, infatti, che tutte le comunità nello svolgimento delle proprie attività, consumano risorse, consumano energia (elettrica e termica) e producono rifiuti contribuendo, così, alla propria quota-parte di emissione di anidride carbonica.  Il sistema di gestione ambientale “Gallo Verde” permette alla comunità di ridurre significativamente il proprio consumo energetico in maniera significativa, risparmiando denaro e di perseguire concretamente la tutela dell'ambiente e del clima. Nel 2015 erano già più di 800 le comunità e le strutture ecclesiastiche sia protestanti che cattoliche, che hanno aderito a questo sistema di gestione eco-sostenibile, raggiungendo la certificazione Gallo Verde e dando vita a una rete ecumenica di “Gestione Ambientale Ecclesiastica” che garantisce uno standard uniforme e idoneo per tutte le realtà ecclesiastiche. Ma veniamo alla realtà “nazionale”. Come Chiesa Evangelica Valdese di Milano, infatti, ritenendo che, come comunità nel suo insieme, possiamo contribuire attivamente a tutelare l'ambiente che ci circonda, a ridurre i costi finanziari dei nostri bilanci e a diffondere una coscienza ambientale all’interno e all’esterno della nostra Chiesa “Vogliamo vivere la tutela dell’ambiente in modo concreto, incoraggiandoci gli uni gli altri ed imparando gli uni dagli altri” abbiamo iniziato il processo di certificazione “Gallo Verde” nel lontano 2007. La conservazione del Creato è una responsabilità centrale della Chiesa: “Credendo all'amore di Dio creatore, riconosciamo con gratitudine il dono del creato, il valore e la bellezza della natura. Vogliamo impegnarci insieme per realizzare condizioni sostenibili di vita per l'intero creato (da: ChartaOecumenica, 2001, firmata dalla nostra chiesa a livello milanese nel 2007), sta scritto nelle Linee-guida sulla salvaguardia del creato della chiesa Evangelica Valdese di Milano, perché questo è, certamente, un dei compiti fondamentali della Chiesa.

Ma come possiamo effettivamente, rendere concreto ciò nelle nostre comunità?

Il sistema di gestione ambientale Gallo Verde offre la possibilità di inserire gli eventuali e certamente encomiabili sforzi individuali della nostra comunità per la sostenibilità ambientale e la tutela delle risorse, all’interno di un sistema che permette di rendere strutturato e duraturo, il nostro impegno per migliorare e ridurre l’impatto ambientale del nostro agire, iniziando con il alcune domande concrete:

*   quanta energia elettrica e termica, quanta acqua, quanta carta consuma la nostra comunità, ogni anno?

*     Quanti rifiuti produciamo per le nostre attività ecclesiastiche?

*     Quanto sono effettivamente diffusi e “sentiti”, nella nostra comunità, l’interesse e la consapevolezza della centralità di questi aspetti nella nostra vita quotidiana? 

Successivamente – ed è forse l’aspetto più complesso ma anche il principale e fondante del sistema Gallo Verde – è necessario farsi convincere dal fatto che è possibile ed è alla nostra portata adottare comportamenti ed  azioni (anche nella nostra vita quotidiana, quella di tutti i giorni) capaci di fornire risposte concrete a queste domande e problematiche legate alla nostra attività comunitaria. Il sistema Gallo Verde attraverso 10  piccoli e semplici ma concreti passi (dalla decisione ufficiale della Chiesa di aderire al progetto Gallo Verde, fino alla certificazione finale- cfr.  schema riassuntivo) fissa obiettivi chiari e concreti e porta ad adottare azioni ed interventi sostenibili secondo un percorso definito e chiaro, ma al tempo stesso sufficientemente elastico perché non viene certo richiesto di “stravolgere” del tutto le nostre abitudini eccessivamente  “consumistiche”. Grazie alla raccolta sistematica, la valutazione e la riduzione degli impatti ambientali prodotti da una comunità, il sistema Gallo Verde permette davvero di passare “Dal dire al fare” attraverso la definizione di obiettivi condivisi, di chiare responsabilità per raggiungere quel “famoso” miglioramento continuo che un sistema certificativo, in generale, prevede. Il rilevamento e la registrazione di tutti i dati necessari avviene attraverso l’impiego di strumenti moderni, liste di controllo (check-list) e metodi di valutazione previste ad hoc e tutto il lavoro e supportato sia da un apposito e semplice manuale, sia sostenuto e supervisionato da un/una consulente, appositamente formato, definito Auditor Ambientale.

Rilevare in modo sistematico gli effetti (impatti) delle attività della comunità sulle persone e sull’ambiente, rendendo possibile di valutare il potenziale di risparmio energetico (energia elettrica e termica, consumo di acqua, produzione di rifiuti, acquisti eco-solidali, ecc.) permette di rendere possibili azioni ed interventi concrete per un costante e continuo miglioramento del bilancio ambientale, di riduzione dell’impronta ecologica, nonché anche rilevanti riduzioni dei costi di esercizio per le comunità.

Il consumo delle risorse può essere ridotto stabilmente, senza spese aggiuntive, dal 10 al 20 %. A titolo di puro esempio, è possibile conseguire:

►  dal 3  al 30 % di riduzione del consumo di energia termica

► 10 % in meno di consumo di energia elettrica

►  dal  5 al 25 % di riduzione del consumo di acqua

► riduzione dei rifiuti non riciclabili

Un altro elemento molto importante da evidenziare è che la gestione ambientale nel sistema Gallo Verde è un lavoro di squadra: il team ambientale che gestisce l’organizzazione dell’intero processo (pianificazione degli incontri e delle attività nel corso dell’anno, necessari a preparare il percorso di “10 passi”,,) è assolutamente “aperto” a chiunque, nella comunità abbia un interesse specifico e, laddove possibile, è consigliabile che accolga tra le sue fila 2-3 persone “esperte” in materia ambientale. Inoltre, il “ritmo di avanzamento della creazione del sistema di gestione ambientale Gallo Verde” viene stabilito, di comune accordo, dalla comunità e dal team ambientale (nella maggior parte  dei casi, il sistema di gestione ambientale viene istituito e certificato nel giro di circa 18 mesi, ma non vi è alcun vincolo o scadenza).

Concretamente, quindi, è possibile ottenere molteplici obiettivi, tra i quali:  

  • rafforzamento della comunicazione sui temi ambientali sia all’interno che all’esterno della comunità
  • effetto moltiplicatore:  la certificazione Gallo Verde, infatti, permette alla comunità di “mostrare“ il proprio“ impegno concreto per la salvaguardia del Creato, tanto al suo interno, quanto anche verso l’esterno.
  • credibilità: elemento costitutivo del sistema Gallo Verde è la sua verifica da parte di un verificatore di terza parte esterno.
  • adottabile e adattabile a qualsiasi realtà ecclesiastica senza alcuna necessità di conoscenze preventive e/o specialistiche. Lo abbiamo potuto sperimentare “dal vivo”, durante il SIMPOSIO INTERNAZIONALE “CHUCHES FOR PLANET DEI “GALLI VERDI”, ovvero di tutte quelle chiese che hanno adottato un sistema certificato per la valutazione e la riduzione dell’impatto ambientale prodotto dalle proprie attività, organizzato dalla Chiesa Valdese a Milano dal 18 al 20 settembre 2015. Erano presenti fratelli e sorelle dei seguenti Paesi: Austria, Bielorussia, Brasile, Francia, Germania, Italia, Norvegia, Romania e Svizzera. A Milano, come in ogni angolo di questo nostro meraviglioso pianeta, vale assolutamente la pena di impegnarsi per un futuro migliore da lasciare alle generazioni che verranno dopo di noi. Il Gallo Verde, ci da una piccola mano in questa direzione, con la speranza che altre Chiese e altre comunità possano decidere anch’esse “che ne vale davvero la pena”.

 

Un’inversione di tendenza necessaria

Da quando il mondo è andato per la prima volta in sovra-sfruttamento, nei primi anni Settanta, la data dell’Earth Overshoot Day non era mai caduta così presto. Questo significa che l’umanità intera sta usando la natura a un ritmo 1,7 volte superiore rispetto alla capacità di rigenerazione degli ecosistemi, ossia come se ci servissero 1,7 pianeti Terra per soddisfare il nostro fabbisogno attuale di risorse naturali (deforestazione, siccità, scarsità di acqua dolce, erosione del suolo, perdita di biodiversità e accumulo di CO2 nell’atmosfera). L’Italia, nello specifico, nel 2017 è come se avesse consumato più di 4 volte il proprio Paese per soddisfare la domanda di risorse della sua popolazione (cfr. grafico seguente).  

È possibile, però, invertire questa tendenza: se si riuscisse a posticipare l’Earth Overshoot Day di  “soli” 4,5 giorni ogni anno, potremmo ritornare ad utilizzare le risorse di un solo pianeta entro il 2050; così come, ad  esempio, la riduzione degli sprechi alimentari del 50% in tutto il mondo potrebbe posticipare tale data di 11 giorni e ridurre del 50% la componente dell’Impronta Ecologica globale dovuta all’assorbimento di CO2, sposterebbe la data dell’Earth Overshoot Day verso la fine dell’anno di 89 giorni (componente più che raddoppiata dagli inizi degli anni Settanta e che cresce più rapidamente, contribuendo così al divario tra l’Impronta Ecologica e la bio-capacità del pianeta” afferma Mathis Wackernagel il fondatore e attuale presidente del Global Footprint Network. “Per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul clima, l’umanità dovrebbe uscire dall’economia dei combustibili fossili prima del 2050, contribuendo già di gran lunga a risolvere il problema dell’umanità relativo al sovra-sfruttamento delle risorse”.

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Tutto diventa globale e il “pensiero unico” occidentale si materializza
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dallo Stato-nazione e questo è il più grave danno
per ogni sforzo di democrazia.
Noam Chomsky
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