ULTIMA TESSERA

Guerra nucleare?

Le tensioni tra Usa e Corea del nord hanno radici lontane.
Qual è il rischio reale oggi?
Quale soluzione è ipotizzabile?
Angelo Baracca

È quanto meno singolare che i nostri organi di (dis)informazione si accorgano ora che vi è un rischio reale di una guerra nucleare. Per quasi 30 anni hanno (dis)informato l’opinione pubblica convincendola che, dopo la fine della Guerra Fredda, le armi nucleari non fossero più un pericolo: ora il “brusco” risveglio! Non hanno mai informato che, da molti anni, l’autorevole Bulletin of the Atomic Scientists, che dai tempi della Guerra Fredda monitora le minacce alla sicurezza globale, allerta che il rischio di guerra nucleare si sta aggravando, e dal gennaio scorso valuta che sia il più grave di tutta l’era nucleare! Ridurre questo rischio, come per lo più viene fatto, a quella “testa calda” del leader della Corea del Nord è semplicistico e fuorviante. È, invece, il gioco irresponsabile che è stato fatto con le armi nucleari che ci ha portati a questa situazione!

L’ascesa nucleare 

Il problema della Corea del Nord viene da lontano. Forse molti non sanno che nel 1953 la guerra di Corea non si concluse con un trattato di pace, ma con un armistizio, il che significa che la guerra è in corso, è solo sospesa e potrebbe riprendere in qualsiasi momento: i nord-coreani non possono dimenticare che in quella guerra venne sganciata una quantità di bombe superiore a quella usata nel Pacifico nella Seconda Guerra Mondiale, e – se non furono usate le bombe nucleari – gli Usa usarono il micidiale napalm, radendo al suolo tutto!

Il ritiro nel 1991 delle circa 100 testate nucleari Usa schierate nella Corea del Sud aprì una politica di distensione: ripresero i contatti tra le due Coree e venne prospettata una zona denuclearizzata nella penisola con il divieto di sviluppare tecnologia militare. Ma nel 1993-94 la Cia stimò che Pyongyang avesse separato 12 kg di plutonio, e che potesse aver fabbricato due bombe atomiche.

L’amministrazione Clinton aprì negoziati diretti, che fermarono la prima “crisi nucleare” con l’Agreed Framework del 1994, che impegnava Pyongyang a fermare i programmi nucleari in corso, chiudere i reattori a grafite (idonei per produrre plutonio militare) e rafforzare il sistema delle verifiche della Iaea, in cambio della costruzione di due reattori ad acqua leggera (meno idonei a diversioni militari), la fornitura di petrolio e aiuti, la normalizzazione dei rapporti politici ed economici, la rimozione della Corea dalla sua lista di Stati che supportano il terrorismo, e l’assicurazione di non venire minacciata con armi nucleari.

Ma nel 2000… arrivò Gorge W. Bush: la Corea del Nord venne qualificata con l’Iran e l’Iraq come “asse del male”, e la Nuclear posture review del 2002 considerava l’uso di armi nucleari contro Pyiongyang. Così cominciò la resistibile escalation della Corea alla bomba, che in un battibaleno sfociò nel 2006 nel primo test nucleare.

Ripresero i negoziati, con una successione di aperture e di irrigidimenti; gli Usa proseguirono della coercizione e della minaccia. In verità, nessuno si aspettava che Pyongyang perfezionasse in tempi così brevi testate termonucleari efficienti, abbastanza miniaturizzate per essere lanciate da missili balistici di gittata sufficiente a raggiungere l’Alaska e le Hawaii; né che realizzasse in tempi così brevi i missili idonei. Si sono moltiplicate le voci e le prove di pesanti complicità nei progressi dei programmi nucleari e missilistici coreani da parte di molti Paesi: cosa che non meraviglia affatto, poiché è avvenuta nel caso di tutti i Paesi! Qualsiasi sia la spiegazione, ormai la Corea del Nord non pone più un problema di “proliferazione”, ma è uno Stato nucleare di fatto!

Scacco agli Usa!

Che scelte hanno ora gli Usa? Per quanto Trump sbraiti minacciando di cancellare la Corea del Nord dalla carta geografica, nei fatti una soluzione militare appare problematica. Un attacco nucleare è impensabile, se non altro per la prossimità della Corea del Sud e del Giappone, e perché la Cina non potrebbe assolutamente accettarlo. Ma neanche un’invasione della Corea del Nord (se anche fosse pensabile) potrebbe essere accettata dalla Cina, perché significherebbe avere truppe nemiche a ridosso del proprio confine: il ruolo di Stato cuscinetto della Corea del Nord è per la Cina irrinunciabile.

Un attacco “chirurgico” sembra irrealistico: basterebbe che un singolo ordigno nucleare sopravvivesse per mettere la Corea del Sud (e i militari Usa che vi stanziano) a rischio di una ritorsione atomica devastante. Ma se anche una tale “decapitazione” nucleare riuscisse, lo scenario sarebbe comunque da incubo: Pyongyang dispone di una potente artiglieria disposta lungo il confine con il Sud che, per quanto antiquata, inonderebbe la Corea del Sud di una micidiale pioggia di proiettili. 

D’altra parte si deve riflettere sulla reale minaccia di Pyongyang. Che cosa si propone presumibilmente? Di non essere più minacciato: le minacce hanno prodotto questa situazione. Gli Usa devono cessare la stretta militare sulla Corea, e disaccoppiare la soluzione, necessariamente negoziale, della crisi dall’obiettivo di un cambio di regime a Pyongyang. Devono ormai accettare che la Corea possiede armi nucleari, puntare a un congelamento dei programmi e accettare una “deterrenza sufficiente”. 

Ridurre il rischio di guerra nucleare alla Corea è totalmente fuorviante. India e Pakistan si fronteggiano con 120 testate a testa e sono costantemente sull’orlo di un conflitto: se dovesse scoppiare, anche l’utilizzo di metà dei loro arsenali (circa 1% di quelli globali), potrebbe uccidere fino a 2 miliardi di persone a causa del drammatico cambiamento climatico che ne seguirebbe!

Ma tutti gli Stati nucleari sono impegnati in cosiddetti “programmi di ammodernamento” per i prossimi decenni, che dimostrano chiaramente che non hanno nessuna intenzione di eliminare queste armi! In particolare gli Stati Uniti hanno avviato – durante la Presidenza del “Nobel per la Pace” Obama! – un programma per ben un trilione di $ (mille miliardi), che ha già realizzato una “super-spoletta” che triplica le capacità offensive dei missili nucleari dei sommergibili Usa. Si sa, ormai, che gli Usa si sono preparati per avere la capacità di un first-strike che dovrebbe, nelle loro intenzioni (o illusioni), decapitare le forze nucleari russe basate a terra.

Questi sono i rischi reali di una guerra nucleare. È forse superfluo insistere che il rischio non è solo che un Presidente megalomane lanci un first-strike nucleare, ma vi è il pericolo concreto che un attacco nucleare scatti per un falso allarme, o un errore: è un pericolo al quale l’umanità è miracolosamente scampata molte volte durante l’era nucleare. Usa e Russia mantengono migliaia di missili nucleari nello stato di lancio immediato su allarme: una vera ricetta per il disastro!

Esiste solo una soluzione per le armi nucleari: la loro totale eliminazione. Un primo risultato, certo preliminare ma impensabile un anno fa, è il Trattato di Proibizione delle armi nucleari, che entrerà in vigore entro il 2017.

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Noam Chomsky
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