Sa paradura

23 ottobre 2017 - Tonio Dell'Olio

Avevo conosciuto l'espressione in dialetto sardo dopo il sisma che lo scorso anno aveva interessato alcune comunità umbre. Dalla Sardegna arrivarono alcuni pastori con più di mille pecore da donare agli allevatori che avevano perso il bestiame durante o a causa del terremoto. Ai media locali spiegarono che si trattava di una tradizione agro-pastorale vigente in Sardegna sin dalla notte dei tempi: quando qualcuno viene privato del gregge per una disgrazia o per furto, tutti gli altri si privano di un capo di bestiame da regalare al malcapitato. E loro in occasione del terremoto avevano ripetuto quel "rito". Venerdì scorso hanno rinnovato l'usanza con Elia Taberlet da Posada, un giovane di 17 anni con il sogno di diventare pastore e a cui purtroppo hanno rubato le poche pecore che gli erano state regalate da nonna, padrino... L'unione dei pastori ha moltiplicato la restituzione con un atto di solidarietà tipico della tradizione pastorale sarda: Sa paradura. "Quando al dramma di uno risponde la solidarietà di tanti, le situazioni cambiano e il mondo migliora" dichiara il coordinatore dell'iniziativa. Quanto è vero! Potessimo anche noi imparare dai pastori sardi e da questa sapienza antica!

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