ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Il Nobel contro un olocausto

Il Nobel conferito alla Campagna Internazionale per Abolire le Armi Nucleari è un riconoscimento per tutta la società civile che l’ha sostenuta.
Ma il rischio nucleare resta.
Angelo Baracca (Fisico, saggista specializzato nelle tematiche legate al nucleare civile)

Non sempre i Nobel per la pace sembrano assegnati in modo lungimirante. Eliminare le armi nucleari è un interesse supremo dell’umanità.

 

Appena un anno fa chi avrebbe potuto anche solo pensare che sarebbe stato possibile arrivare a un Trattato internazionale che metteva fuori legge le armi nucleari? Quel sogno si è avverato, un passo storico, pur con tutti i limiti di un processo che è ancora lontano dall’obiettivo finale di eliminare queste armi. Ma, il 7 luglio 2017, all’Onu, è stato “varcato il Rubicone”, con l’approvazione del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN, nda).

ICAN

Se mai un Premio Nobel per la Pace è stato assegnato in modo lungimirante, è assolutamente il caso di questo del 2017, conferito alla Campagna Internazionale per Abolire le Armi Nucleari (Ican) per i suoi sforzi “nel portare l’attenzione sulle catastrofiche conseguenze umanitarie di qualsiasi uso delle armi nucleari e per i suoi sforzi fondamentali per ottenere un trattato per il divieto di queste armi”. Questo Nobel piomba come una… colomba (della Pace) sulla crisi coreana, che tiene il mondo con il fiato sospeso: perché i media scoprono solo ora il rischio di una catastrofica guerra nucleare che, non da ora, incombe sull’umanità con una gravità senza precedenti dal 1945, quando le bombe nucleari furono realizzate e utilizzate! Il fisico Robert Oppenheimer, direttore del Progetto Manhattan, disse nel 1947 in termini lapidari “I fisici hanno conosciuto il peccato”.

Forse, però, Oppenheimer sbagliava aggiungendo “e questa è una conoscenza che non potranno perdere”. Dal dopoguerra l’impegno degli scienziati nella realizzazione di nuove armi, in particolare quelle nucleari, è cresciuto in modo esponenziale, con la creazione da parte dei governi di colossali centri di ricerca militare che impiegano migliaia di scienziati. Appare più lungimirante delle affermazioni di Oppenheimer il capolavoro di Stanley Kubrick del 1964 “Il Dottor Stranamore”, con la magistrale interpretazione da parte di Peter Sellers dello “scienziato pazzo” (e la non meno straordinaria intuizione che collega la frustrazione dell’istinto sessuale del generale Ripper, che impazzisce piuttosto che ammettere la propria impotenza, con la sequenza di avvenimenti del film).

Così le armi nucleari sono diventate una minaccia sempre più incombente, e incontrollabile, su tutta l’umanità. Tracciamo le tappe essenziali del lungo cammino che ha portato al TPAN.

Dal Tnp al TPAN

Le prime apprensioni verso le armi nucleari sorsero durante gli anni Sessanta negli Stati che, fino ad allora, le avevano realizzate (Stati Uniti, Unione Sovietica, Gran Bretagna, Francia, Cina, più Israele che non l’ha mai ammesso), ma non per il pericolo che esse costituivano, bensì per la preoccupazione che altri Stati potessero realizzarle. Così venne formulato, e firmato nel 1970, il Trattato di Non Proliferazione (TNP), il quale però instaurò una dicotomia tra gli Stati che possedevano l’atomica e gli altri ai quali era vietato il loro sviluppo. Il divieto valeva solo per gli Stati che avevano aderito al TNP: Israele, India e Pakistan non vi hanno mai aderito. Così il presunto “regime di non proliferazione” non arrestò affatto la proliferazione nucleare: gli arsenali mondiali crebbero da 30.000 testate nel 1970 al demenziale numero di 75.000 verso il 1985, e l’atomica fu acquisita anche dal Sudafrica (unico Paese che poi l’eliminò sotto la presidenza di Nelson Mandela), dalla Cina, dal Pakistan, e infine dalla Corea del Nord.

Senza contare che ai tempi del “Dottor Stranamore” le bombe nucleari erano trasportate da bombardieri strategici, che impiegavano ore a traversare l’oceano (e almeno teoricamente potevano venire richiamati in caso di falso allarme): poi vennero realizzati i missili balistici intercontinentali, che impiegano circa mezz’ora a raggiungere l’altro continente, i sommergibili nucleari, i cui missili impiegano una manciata di minuti, e si stanno realizzando missili supersonici! Migliaia di missili nucleari sono mantenuti in stato di allerta, pronti a lancio su allarme: e con il perfezionamento di sistemi sempre più sensibili e l’accorciamento dei tempi di verifica e di reazione aumenta il rischio di una guerra nucleare per un falso allarme, o un semplice errore.

Ma soprattutto il TNP non conteneva norme effettivamente vincolanti, né scadenze: l’esempio più eclatante è l’art. VI, che prescriveva di avviare trattative in buona fede per arrivare a un effettivo disarmo nucleare, e generale. A distanza di ben 47 anni non si è vista neanche l’ombra!

Una conferma eloquente del carattere non vincolante del TNP viene dalla sentenza con cui una Corte d’appello americana ha respinto la causa intentata nel 2014 dalle isole Marshall, che furono devastate, e il suo popolo subì pesantissime conseguenze sulla salute, da 67 test nucleari eseguiti dal 1946 al 1958 sui territori di quelle isole (proverbiale l’atollo di Bikini): la motivazione della Corte è che il TNP non è giuridicamente vincolante!

È stato proprio il fatto che il TNP è rimasto totalmente disatteso (si può dire violato), e gli Stati nucleari hanno pervicacemente rifiutato di negoziare l’eliminazione delle armi nucleari, che ha messo in moto il processo che ha portato al nuovo TPAN.

Un Nobel contro gli Usa e la Nato

Gli Stati nucleari e i Paesi della Nato hanno ostinatamente rifiutato di prendere parte ai negoziati che dal 27 marzo al 7 luglio hanno prodotto il TPAN, e si sono ferocemente scagliati contro di esso. Dal 7 luglio gli Usa hanno condotto una violenta campagna sotterranea, minacciando ritorsioni, sui 122 Stati che approvarono il TPAN, ottenendo che solo 53 lo firmassero poi il 20 settembre: sufficienti comunque per la sua entrata in vigore. Questa feroce opposizione è la prova più concreta che essi comprendono bene che il TPAN introduce un principio che non potrà non incidere profondamente, e del quale non potranno non tenere conto!

La Nato, in un comunicato del 20 settembre, ha denunciato che il TPAN è “un Trattato che non impegna nessuno degli Stati in possesso di armi nucleari, non sarà effettivo, non accrescerà la sicurezza né la pace internazionali”. Non si può mancare di controbattere che era proprio il TNP a non essere vincolante!

L’osservazione, poi, sull’«accrescere la sicurezza» appare assolutamente inopportuna, finanche di cattivo gusto, in presenza della crisi coreana: la quale si è sviluppata, si deve osservare, nel regime instaurato dal TNP.

Non solo, proprio la crisi coreana è la prova lampante che le armi nucleari non servono a nulla per gli scopi che la Nato proclama: una risposta nucleare alla deterrenza nucleare coreana è impensabile! Porterebbe diritto a una guerra nucleare, che non potrebbe rimanere limitata: basti pensare che la Cina non potrebbe rimanere inattiva di fronte a una guerra nucleare ai propri confini. Senza contare che un bombardamento nucleare su Pyongyang non risparmierebbe la confinante Corea del Sud, in cui gli Usa schierano circa 25.000 soldati. Le armi nucleari non aumentano affatto la sicurezza, ma la mettono in pericolo!

Il nuovo Tpan

Quanto al carattere vincolante del TPAN bisogna essere chiari: sarà vincolante (a differenza del TNP) per gli Stati che lo avranno ratificato. Ma con il tempo acquisterà inevitabilmente autorevolezza e la sua funzione diventerà analoga a quella dei trattati che vietano le armi chimiche e biologiche, le mine antiuomo e le bombe a grappolo: ormai possedere o usare queste armi è riconosciuto come un crimine per il diritto internazionale.

L’assegnazione del Nobel a Ican riconosce e proclama il valore e il risultato della sua azione in questi anni. Difficilmente ora il TPAN potrà essere ignorato o sottovalutato: finalmente i media italiani sono stai costretti a parlarne. Il TPAN estenderà inesorabilmente la sua funzione, perché la popolazione mondiale pretenderà l’eliminazione delle armi nucleari e un crescente numero di Stati lo riconoscerà: piaccia o no alle potenze nucleari e alla Nato, possedere, usare o minacciare con le armi nucleari sarà un crimine internazionale. È solo questione di tempo, l’umanità non accetterà di essere annientata!

Ultimo numero

Nell'era della globalizzazione
NOVEMBRE 2017

Nell'era della globalizzazione

Tutto diventa globale e il “pensiero unico” occidentale si materializza
come intreccio di poteri e forme di dominio…
Nell’arena globale, le multinazionali ricoprono il vuoto lasciato
dallo Stato-nazione e questo è il più grave danno
per ogni sforzo di democrazia.
Noam Chomsky
abbonatiscrivi ad alexscrivi alla redazione

articoli correlati

Realizzato da Off.ed comunicazione con PhPeace 2.5.6