Ratko Mladic... solo lui?

23 novembre 2017 - Renato Sacco

Sui giornali e in Tv si parlava di calcio, di Berlusconi... e poi anche di Sarajevo. La cosa andava avanti da mesi; non faceva più notizia l’assedio di quella città, le granate. Solo quando i morti erano tanti, la strage del pane, dell’acqua, ecc.

Proprio in questi giorni di fine novembre, nel 1992, ci preparavamo ad andare a Sarajevo disarmati, come gente normale, con i Beati Costruttori di Pace, don Tonino Bello e altri 500.

Per scuotere il mondo dall’indifferenza e dall’abitudine alla guerra.  Vecchi contenitori di munizioni italiane e USA usati a Sarajevo durante l'assedio 1992-95

Ieri il Tribunale penale internazionale dell’Aja per i crimini nella ex Jugoslavia (Tpi) ha condannato all'ergastolo, in primo grado, il generale Ratko Mladic, ex comandante dell’esercito serbo bosniaco, per genocidio e crimini di guerra e contro l’umanità perpetrati durante la guerra in Bosnia (1992-95).

I giornali e le Tv continuano a parlare anche oggi di calcio e Berlusconi...

E continuano le guerre. E l’indifferenza, forse, è pure aumentata.

La condanna – credo giusta e doverosa – al generale Mladic, responsabile dell’assedio di Sarajevo e del genocidio di Srebrenica, non deve però tranquillizzare la nostra coscienza.

A Sarajevo – ho fatto io le foto – le bombe che colpivano la popolazione civile erano anche made in Italy. A Srebrenica quando arrivò Mladic con i suoi soldati, i caschi blu dell’Onu non hanno protetto i civili, lasciando campo libero al massacro.

Pensare che il colpevole di quella grande tragedia sia solo uno... rischia di essere troppo comodo.

La guerra ha sempre tanti, troppi complici.

È complice chi vende le armi.

È complice chi sa e tace.

È complice chi è indifferente.

Un giorno troveremo un solo responsabile della guerra in Yemen che l’Arabia Saudita bombarda anche con bombe RWM made in Italy? E si parla di alleanza  tra Riad e Tel Aviv per una guerra contro l’Iran. E invece di protestare, faremo partire il Giro d’Italia proprio da Israele.

E le tante guerre dimenticate? Chi è il colpevole?

Le guerre hanno bisogno di un sostegno culturale, di un clima che rende possibile i massacri e non scandalizzi troppo.

“Quelle idee appassite: essere pacifisti in un mondo così bellicoso...”

Lo scriveva sul Corriere della Sera, Antonio Polito il 17 novembre 2015.

E ieri sera su La7 grande celebrazione degli aerei da guerra F35.

Sono esempi di come si fa crescere una cultura di guerra. 

Così come per la violenza sulle donne. A volte si trova un colpevole e lo si condanna, giustamente! Ma il clima di violenza è più diffuso, è fatto di indifferenza o peggio ancora di frasi come ‘se l’è cercata’, ‘stia a casa’. Poi quando si trova un colpevole, diventa il “mostro”. Quasi a prendere le distanze da quel piccolo o grande mostro che rischia di annidarsi dentro la nostra coscienza, chi ci fa abituare alla violenza sulle donne, alla morte in mare dei migranti, magari anche con qualche sussulto di esultanza, alle svastiche e ai saluti fascisti.

È la globalizzazione dell’indifferenza, come ripete papa Francesco.

E oggi sarà proprio lui a guidare in S. Pietro alle 17,30 una “Preghiera per la Pace in Sud Sudan e Congo”.

Per vincere l’indifferenza e non metterci facilmente a posto la coscienza.

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