PAROLA A RISCHIO

Schiave

Chi è il mio prossimo? Oggi ha il volto di tante sorelle vittime di tratta, schiavizzate dai nostri egoismi e dal mercato del sesso, che anima silente e crudele le strade delle nostre opulente città.
Suor Eugenia Bonetti (Missionaria della Consolata, presidente dell’associazione “Slaves No More”)

Un dottore della legge, volendo giustificarsi, disse a Gesù: “Chi è il mio prossimo?” Gesù riprese: “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto” (Lc. 10, 29-37).

Alla domanda del dottore della legge Gesù non dà una risposta teorica bensì offre una parabola sconcertante e complessa, ma altrettanto chiara e sfidante, che capovolge elementi culturali, eliminando pregiudizi, condannando atteggiamenti e stimolando interventi. L’unica attenzione e preoccupazione per Gesù è la persona, il prossimo da amare e da soccorrere nel bisogno. Ma può essere ancora attuale, oggi, questa parabola e soprattutto la risposta che Gesù dà a chi gli chiede ancora: “Chi è il mio prossimo?”. Che cosa potrebbe rispondere in un contesto contemporaneo?

Se Gesù volesse attualizzare questa parabola, oggi, forse potrebbe iniziare così: “Una giovane donna si mise in viaggio dalla Nigeria verso l’Italia sperando in un futuro migliore per lei e per la sua famiglia. Durante l’estenuante viaggio nel deserto del Sahara, la sosta forzata in Libia, la traversata del Mediterraneo su imbarcazioni fatiscenti e stipati all’inverosimile, incappò nei trafficanti che la ingannarono, violentarono e derubarono della sua identità, dignità, legalità e libertà, lasciandola mezza morta”. Come avrebbe continuato Gesù il suo racconto? Come avrebbe interpretato e spiegato questa parabola? Oggi cambiano i volti, i nomi, le circostanze, ma la realtà di violenza sulla persona debole e indifesa non cambia. 

Via mare

Solo nel 2016, sono arrivate via mare 11.000 donne nigeriane, sospette vittime di tratta e destinate allo sfruttamento sessuale. Che cosa si nasconde dietro questo traffico di giovani africane/nigeriane? Certamente dietro queste giovani destinate a rispondere al commercio di sesso a pagamento sta sempre una grande povertà, una mancanza di educazione e di opportunità di lavoro. Purtroppo, dobbiamo constatare, con vergogna, che nel 2017 esiste ancora una terribile disuguaglianza tra uomo e donna, tra Paesi ricchi e Paesi poveri. Infatti, il volto della povertà, emarginazione, discriminazione e sfruttamento nel mondo, oggi è assunto dalle donne. Esse rappresentano l’80% di quanti vivono in condizioni di assoluta povertà e circa i due terzi degli 850 milioni di analfabeti presenti nel mondo. Più della metà delle persone colpite dal virus dell’HIV sono donne tra i 15-24 anni, in maggioranza da Paesi in Via di Sviluppo. È la donna che in molti Paesi deve pensare al sostentamento della famiglia, che soffre a causa della carestia e della scarsità d’acqua, delle guerre e delle lotte tribali; è lei che soffre per la mancanza di medicine e per il contagio di epidemie, che non può frequentare la scuola ed è esclusa da compiti di responsabilità; è lei che subisce atti di violenza domestica, in gran parte sessuali, ed è ancora lei che spesso è costretta a vendere il suo corpo – l’unica risorsa che possiede – per essere usato come oggetto di piacere e fonte di guadagno per altri. Ingannate, schiavizzate e gettate sui nostri marciapiedi o in locali notturni, “le prostitute” sono l’ennesimo esempio dell’ingiusta discriminazione imposta alle donne dalla nostra società.

La tratta

La tratta di esseri umani è una delle peggiori schiavitù del XXI secolo e riguarda il mondo intero. Secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL) e l’Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc), sono oltre 21 milioni le persone, spesso povere e vulnerabili, vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale o lavoro forzato, espianto di organi, accattonaggio, adozione illegale, servitù domestica, matrimonio forzato, maternità surrogata o utero in affitto e altre forme di sfruttamento. La tratta rende complessivamente 34 miliardi di dollari l’anno ed è il terzo “business” più redditizio, dopo il traffico di armi e di droga. Purtroppo la maggior parte delle donne, ridotte in stato di schiavitù per l’uso e consumo di milioni di clienti italiani (90% cattolici), provengono da Paesi evangelizzati dai missionari, che tra queste popolazioni hanno condiviso fatiche e sofferenze per comunicare la fede cristiana, che è annuncio di speranza e libertà, dignità e giustizia, solidarietà ed emancipazione. Grossa sfida questa per la nostra società, per le nostre famiglie, ma anche per la Chiesa stessa. 

Come la catena dello schiavo è formata da molti anelli, così è la catena di queste nuove schiave del ventunesimo secolo. Gli anelli hanno dei nomi e sono quelli delle vittime e della loro povertà, degli sfruttatori con i loro ingenti guadagni, dei clienti con le loro frustrazioni, della società con la sua opulenza e carenza di valori, dei governi con i loro sistemi di corruzione e di connivenze, della Chiesa e ogni cristiano, noi pure compresi, con il nostro silenzio e l’indifferenza. 

Globalizzazione dell’indifferenza

Quante volte papa Francesco ha parlato della globalizzazione dell’indifferenza! E la nostra indifferenza diventa complicità con le nuove forme di schiavitù che distruggono letteralmente la vita e il futuro di tante donne del Sud del mondo, ma anche tanti consumatori del nord. Il danno di questa nuova e terribile forma di schiavitù è enorme e, quindi, richiede un’altrettanta denuncia e lotta contro la criminalità organizzata che, di fronte all’umiliante richiesta, risponde con altrettanta crudeltà distruggendo la vita e il futuro di tante giovani povere e indifese.

Ultimamente, la rotta preferita per le nigeriane e altre ragazze di Paesi africani è il deserto del Sahara, con la sosta e lo sfruttamento in Libia, l’attraversata del mare con lo sbarco quasi sempre a Lampedusa dove fanno richiesta di asilo politico. Mandate negli SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati) o nei C.a.r.a. (Centro di accoglienza per richiedenti asilo) sono immediatamente recuperate da trafficanti e maman, per buttarle sulle strade in preda ai consumatori. Quante donne oggi giorno rimangono incinte durante questi lunghi viaggi della speranza che diventano poi vere prigioni, controllate fisicamente ma soprattutto psicologicamente attraverso i riti voodoo, riti di magia nera fatta dallo stregone prima di partire! Purtroppo, di simili tragedie nessuno parla, i colpevoli mai assicurati alla giustizia e la famiglia mai risarcita per la perdita di una figlia. Tanto loro non contano, non sono nessuno, tranne un semplice strumento di piacere e fonte di guadagno. 

Signore, fino a quando dobbiamo tollerare tanta ingiustizia e tanta ipocrisia? Chi non ricorda in questi giorni la triste storia delle 26 nigeriane, tutte giovanissime, tra i 14 e 18 anni, tra cui una incinta, partite dalla Nigeria con tanta speranza e in cerca di un futuro migliore in Europa, ma che purtroppo hanno trovato la morte, inghiottite dalle onde? Una delle tante tragedie di cui purtroppo ci stiamo abituando, perché passano sui nostri schermi televisivi mentre, subito prima o subito dopo, si passa alla corruzione e alle beghe, a volte assai arroganti e volgari dei nostri politici in campagna elettorale. Che squallore le loro proposte e promesse per guadagnare voti a dispetto di un’etica morale, sociale e umana che dovrebbe essere basata sulla dignità e rispetto della persona, dei cittadini che vogliono rappresentare nelle stanze decisionali per un vero bene comune, ma che nulla ha a che fare con interessi ideologici e personali. Quanto tempo sprecato in promesse vuote e insostenibili!

Ci sentiamo tutti responsabili di questo grosso disagio sociale che sta distruggendo la vita di tante giovani indifese e vulnerabili, ma che distrugge pure tante famiglie e mette in discussione le nostre stesse comunità cristiane e civili. Ciascuno di noi ha un ruolo da svolgere con responsabilità a seconda delle proprie competenze: autorità sociali e religiose, funzionari dell’ordine pubblico e operatori del settore privato, insegnanti e genitori, parrocchie e congregazioni religiose, uomini e donne che mirano al bene comune basato sul valore e sul rispetto di ogni persona. Attraverso le nostre risposte alle sfide moderne e alle nuove povertà, che rendono visibile e credibile la nostra missione di una Chiesa viva, misericordiosa e attenta ai più deboli, potremo diventare i nuovi samaritani del terzo millennio che ancora oggi si interrogano: “Chi è il mio prossimo?”. E la risposta non può essere che la stessa: “Va, e anche tu fa lo stesso”. Va e cerca di guarire le profonde ferite di questa nostra umanità malata e bisognosa di pace e di giustizia, di misericordia e di perdono.

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