Stupidità del razzismo

8 febbraio 2018 - Tonio Dell'Olio

Se non rischiasse di iscriversi alla serie del noir e, soprattutto, se non ci fossero di mezzo le giovani esistenze di due ragazze, il paragone tra le vicende di Pamela di Macerata e di Jessica di Milano sarebbe dovuto. A scatenare la furia omicida e razzista di Traini, a suo dire, sarebbe stata la volontà di fare giustizia dell'efferato assassinio di una ragazza che, dalle prime indagini, sarebbe rimasta vittima della volontà omicida di un giovane nigeriano. La volontà di giustizia si è esplicata sparando su tutte le persone dalla pelle nera che Traini incrociasse per strada. Poco importava se fossero richiedenti asilo, giocatori di basket, perseguitati politici o statunitensi di colore in vacanza nelle Marche, studenti Erasmus o questuanti davanti al supermarket. Nella considerazione di Traini, a scatenare la mano assassina non è stato il degrado sociale, la subcultura, lo scatto d'ira, l'accecamento d'odio... ma, semplicemente, il colore della pelle. Per questo, analogamente (e semplicisticamente), qualcuno con lo stesso quoziente di Traini, oggi, potrebbe andare a sparare a caso sui tranvieri milanesi o sugli abitanti di via Brioschi o su tutti gli uomini alti 1,68 m. o sulle persone di sesso maschile che indossano un cappotto blu. Insomma, a far emergere la stupidità del razzismo e di coloro che lo sottovalutano, lo coprono, tendono a giustificarlo... basta un ragionamento elementare. Per quanto, poi, riguarda le conseguenze politiche del ragionamento stesso, provocando il disappunto di Salvini e c. devo dire che, dopo aver conosciuto e frequentato Kofi, Mamadou, Ibrahim, Diallo... ne concludo di avere molte più cose in comune con loro che con tanti connazionali razzisti. Peraltro, resto pervicacemente convinto che se qualcuno di quelli conoscesse e frequentasse qualche africano, ne trarrebbe le medesime conclusioni.

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