Oltre lo sfruttamento

23 marzo 2018 - Tonio Dell'Olio

Sempre peggio. Sembra che non sia possibile scrivere la parola fine su quella forma di sciacallaggio di dignità che arriva a rubare anche l'anima. Allo scandalo di funzionari ONU e di operatori di ONG, che chiedono prestazioni sessuali alle donne di paesi poveri in cambio di aiuti che di umanitario, forse, hanno solo la scritta sulle confezioni, si aggiunge in questi giorni la denuncia di Marco Omizzolo, sociologo e responsabile scientifico di “In migrazione”, un'associazione che cerca di dare una mano ai migranti. “Sempre più donne, migranti e italiane, - scrive Omizzolo - lavorano come braccianti nelle campagne del Paese. Solo in Puglia, secondo la Flai Cgil, ci sono circa quaranta mila braccianti donne gravemente sfruttate e retribuite trenta euro per lavorare 10 ore continuative nella raccolta delle fragole o dell'uva. Molte di loro sono sfruttate più dei loro colleghi italiani e, a volte, anche sottoposte a spregevoli forme di ricatto e violenza sessuale. Donne, spesso migranti, che per lavorare devono accettare di essere toccate dal padrone o dal caporale di turno, se non di salire sull'auto del padrone italiano allo scopo di soddisfare ansie sessuali. È il corpo della lavoratrice donna - conclude - che diventa oggetto, strumento, espressione di un potere che è machista e mafioso nel contempo”. C'è qualcosa di peggio di questo sfruttamento che diventa depredare fino all'ultima goccia di dignità? Con ogni probabilità sono stati proprio i signori delle agromafie a lanciare una pesante intimidazione a Omizzolo, vandalizzando nottetempo la sua auto. Segno che la denuncia va nella giusta direzione. E fa male. Solidarietà a Marco Omizzolo.

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