MOVIMENTI

In marcia per la nostra vita

Voci giovani che chiedono disarmo negli Usa.
L’altro volto dell’America: studenti che protestano per una diffusione senza regole di armi da fuoco.
Melanie Sala Pohlman (Preside della School at Thurgood Marshall Public Charter High School)

Negli Stati Uniti, un movimento giovane, variegato e molto esteso riempie le piazze e le città, per chiedere misure legislative più severe e chiare sull’utilizzo e il possesso delle armi. Il movimento è nato dopo i recenti incidenti in alcune scuole statunitensi (per precisione, dopo la strage avvenuta nella Marjory Stoneman Douglas Higt Scholl, in Florida) che hanno visto morire alcuni ragazzi. Never again, gridano ora i giovani. Vogliamo studiare, non morire. Abbiamo raggiunto, grazie alla velocità e alle potenzialità della rete, alcuni protagonisti di “March in our lives” (cfr. editoriale di Mosaico di pace di aprile) e abbiamo raccolto le loro voci e testimonianze.

Chi sei e come ti ha colpito la violenza armata?

Mi chiamo Assad Jenkins e vengo dal sud-est di Washington. Mi piacerebbe frequentare l’università da qualche parte ad Atlanta, per specializzarmi poi in crimonologia. La violenza armata mi ha colpito perché avevo un fratello maggiore che è stato ucciso per mano armata prima che io nascessi. Quindi, non ho mai avuto la possibilità di incontrarlo. Crescendo qui, ci si abitua a sentire i colpi di arma da fuoco o ad ascoltare storie su qualcuno che viene sparato, quasi fossimo tutti in un campo di tiro a segno. Nella nostra città, ma anche altrove, i media mostrano solo alcune parti di Washington. È frustrante che la gente non possa guardare tutto ciò che è reale a Washington. Questo ti dà la sensazione che nessuno stia lavorando alla risoluzione del problema. La nostra scuola quest’anno è stata pesantemente colpita dalla violenza armata. Abbiamo perso due studenti, Zaire Kelly e Paris Brown. Ha davvero colpito la scuola e chi siamo noi. Questo è il motivo per cui, come gruppo, siamo ora connessi, collegati, alla violenza armata e a essa ci opponiamo.

Mi chiamo Zion Kelly, sono senior alla Thurgood Marshall Academy (TMA) qui a Washington DC. Sono davvero interessato ad andare a scuola e a concludere il mio percorso di studi. La violenza armata mi ha colpito perché mio fratello gemello è stato ucciso da un fucile lo scorso settembre mentre tornava a casa dopo un’attività scolastica. Ciò ha comportato un enorme tributo per la mia famiglia e per me. A causa di questa tragedia, stiamo davvero spingendo per il cambiamento. Ne abbiamo bisogno subito.

Mi chiamo Rukiyah Mack e sono anche io senior al TMA. Ho in programma di laurearmi in Digital Media Marketing o in un campo correlato. Quest’anno il nostro liceo ha perso due studenti per violenza da armi. Sentiamo forte la violenza armata come problema da affrontare e superare. Lo avvertiamo forte come comunità perché le morti per armi da fuoco di nostri amici hanno avuto un impatto notevole su tutti noi. Io sono uno dei tanti studenti che vogliono lottare per assicurarsi che ciò non avvenga tanto spesso quanto accade oggi nella nostra comunità, a Washington e in altri luoghi in America.

Mi chiamo Lauryn Renford, sono junior alla Thurgood Marshall Academy. Quando arriverò al college, spero di poter studiare le comunità afro-americane e le loro risposte alla violenza. Le mie prime due scelte sono Spellman e Columbia University. Più di tutto mi definirei attivista e avvocato. Tutto il mio impegno per la non violenza è dovuto alla tragica perdita che ho vissuto lo scorso autunno, quando il mio ragazzo, Zaire Kelly, è stato colpito e ucciso in un tentativo di rapina, poi fallito.

Perché è importante che i giovani si incontrino e si oppongano alla violenza armata?

Zion: è importante che i giovani lavorino insieme per affrontare la questione della violenza armata perché è un problema che non è stato affrontato, che è anzi stato ignorato troppo a lungo. La gente semplicemente lo sottovaluta o si comporta come se il problema non ci fosse. Ma quelle persone che hanno perso la vita nei mesi e anni scorsi, nelle loro scuole o nei loro quartieri, erano persone che avevano sogni e speranze. Non sono solo un’altra statistica tra tante, o semplicemente un altro titolo nelle notizie dei quotidiani. Alcuni erano nostri amici. È importante riconoscere che le persone reali stanno morendo qui, negli Usa, e senza motivo. 

Assad: la violenza armata colpisce davvero la gioventù nel suo complesso. Non sono solo determinate persone specifiche, in luoghi specifici a perdere la vita o restar ferite, ma il timore è che tutti noi siamo coinvolti. La maggior parte delle vittime di sparatorie sono giovani – lo vedi tutti i giorni, ma alcuni non ci pensano fino a quando non divengono loro stessi direttamente protagonisti. È importante per i giovani vedere che siamo connessi con le nostre comunità, con la nostra nazione e anche con tutto il mondo.

Lauryn: È importante per noi mangiare e camminare insieme perché sono in gioco delle vite. La nostra generazione sta diminuendo ogni giorno per via delle pistole e penso che ora sia il momento perfetto per agire e opporci alla diffusione e al possesso delle armi da fuoco. 

Rukiyah: Quando i giovani sono uniti, possiamo risolvere qualsiasi problema nel mondo. Quando i giovani sono disposti a mettersi al lavoro e il sudore e le lacrime cercano di riformare un problema nella società, il cambiamento arriva. Guardate la storia: tutti i grandi cambiamenti hanno bisogno che i giovani facciano movimento. Dobbiamo essere uniti su questioni che hanno un impatto sul nostro futuro e sul futuro dei nostri figli.

Zion: La nostra generazione non si limiterà a star seduta in attesa di un cambiamento. Chiederemo il cambiamento perché siamo stanchi di ciò che sta accadendo. È abbastanza, è troppo! Non possiamo più ignorarlo. Vogliamo un cambiamento adesso e non vogliamo aspettare. Vogliamo essere noi stessi il cambiamento.

Che lavoro hai svolto, quali attività hai messo in cantiere, per affrontare il problema della violenza armata?

Lauryn: Ho un progetto murale che sto completando per commemorare i molti volti degli adolescenti uccisi nel distretto di Columbia. È importante accrescere la consapevolezza perché le persone che vivono dall’altra parte della città possano facilmente vivere le loro esistenze e non essere influenzate dalle cose che sperimentiamo.

Zion: La violenza armata appartiene a una sfera molto personale della mia vita, ma voglio anche parlarne con altre persone le cui voci non sono state ascoltate. Sono stato uno degli oratori del raduno di marzo di Our Lives che ha visto la partecipazione di 800.000 persone qui a Washington, e ho parlato anche ad altre fonti radiotelevisive e di stampa. Voglio rappresentare le migliaia di altre persone le cui voci non sono ascoltate, così posso estendere e portare oltre confine le riflessioni sulla sicurezza delle armi in America (o meglio la completa insicurezza cui le armi ci costringono) per includere la violenza quotidiana delle armi da fuoco. Al momento c’è più attenzione alle sparatorie di massa nelle scuole, che è un problema significativo e importante, ma la frequenza degli incidenti da armi da fuoco, ovunque nelle comunità urbane, è talmente alta da non poter rimandare oltre il problema. 

Assad: Ho lavorato per diffondere consapevolezza sulla necessità del disarmo e ho lavorato non solo su e con familiari di vittime di violenza armata, ma anche con i giovani in generale, per incidere sulla consapevolezza di ciascuno e impedire in futuro il possesso o l’uso facile di pistole e il reiterarsi di altri reati violenti. Ho operato con un programma chiamato Patto di pace, che credo sia un’opportunità per tutti. Vorrei dimostrare che i giovani e i bambini non devono condurre una vita da adulti: possono semplicemente essere bambini e crescere in un’area urbana e continuare a farlo con un’istruzione in un’atmosfera e in un ambiente sani e sicuri. 

Zion: La mia famiglia e io stiamo anche spingendo per il cambiamento, proponendo una nuova legislazione per espandere le zone prive di armi e per creare un passaggio sicuro per gli studenti da e verso la scuola. C’è molta attenzione nei confronti degli studenti che vengono feriti a scuola, ma per la mia comunità, gli studenti sono più vulnerabili nel tragitto da e verso la scuola. Qui gli studenti vengono spesso derubati a mano armata, rischiano di essere feriti o colpiti mentre vanno e tornano da scuola. C’è bisogno di corridoi sicuri. Mio fratello stava tornando a casa dal doposcuola quando è stato ucciso, a pochi passi dalla nostra porta. A differenza della maggior parte delle comunità suburbane, non abbiamo gli autobus scolastici che ci portano da e per le scuole. Dobbiamo arrivare a casa da soli, a piedi. Ciò rende gli studenti vulnerabili rispetto agli aggressori, i quali conoscono gli orari degli studenti, degli autobus e della metropolitana. C’è bisogno che la nostra città definisca un passaggio sicuro, in modo che gli studenti che vanno e tornano da scuola siano protetti. 

Cosa cambierà in futuro? 

Rukiyah: Mi piacerebbe vedere il tasso di omicidi scendere a zero. Mi piacerebbe vedere i nostri mezzi di comunicazione smettere di glorificare la violenza delle pistole nei film, nella televisione e nei testi delle canzoni perché tutto inizia da lì. In quel momento le persone hanno l’idea che sia bello portare armi e distruggere la vita delle persone. E mi piacerebbe vedere modificato il Secondo Emendamento – è stato scritto più di duecento anni fa per proteggere il nostro diritto a resistere ma ora è fuori controllo e troppo concentrato su armi specifiche. Mi piacerebbe anche vedere le forze dell’ordine ritenute responsabili per l’uso improprio delle armi. 

Zion: Oltre alla legislazione sul passaggio sicuro per gli studenti a Washington, mi piacerebbe vedere la revisione del secondo emendamento in modo che includa linee guida federali universali. In questo momento, ogni Stato delibera propri requisiti per il possesso di una pistola. Ciò crea un flusso di armi illegali attraverso gli Stati e le città. Esiste anche un registro nazionale delle armi che include il motivo per cui qualcuno acquista una pistola? Mi piacerebbe vedere un simile registro nazionale. Sono d’accordo sulla necessità di una revisione delle modalità con cui le forze dell’ordine utilizzano le pistole e che siano responsabili del loro utilizzo. Ad esempio, per una persona di colore che vive in una comunità urbana, la paura della pistola della polizia è un problema enorme. 

Chi siamo andati ad aiutare? Non ci fidiamo di nessuno perché, se la polizia viene alla nostra porta quando la chiamiamo, c’è il rischio che ci spari – è successo in un certo numero di casi. Quindi, sembra che siamo soli. Uno sparo o un omicidio non è una causa naturale di morte. 

Mi piacerebbe che tutti capissero che nessun essere umano ha il diritto di scegliere di prendere la vita di un altro essere umano. Gli esseri umani hanno il potere di dare la vita, non di mettere fine ad essa. 

Mi piacerebbe vedere regole chiare per il possesso o il trasferimento di armi militari prodotte nel nostro Paese e rilasciate nelle nostre città. Non hai bisogno di una pistola militare per andare a caccia o per uccidere un coniglio o un cervo. Se sei spaventato, non hai bisogno di un AR15 per difenderti. 

Lauryn: Non aspetto più una politica capace di approvare la legislazione per porre fine alla questione armi. Voglio iniziare a coltivare la comunità, a toccare le menti di persone che sono state colpite, come me, sul vivo dalla violenza e che vogliono scavare nelle radici psicologiche e negli effetti profondi della violenza armata. Esistono tali effetti e sono ignorati. Quando ho perso la prima persona per colpa di una pistola, il disarmo è diventato il catalizzatore del mio attivismo. Questa non è, però, la narrazione e la motivazione di tutti. La mia salute mentale era importante per mia madre e per la mia scuola. Ho avuto risorse per sostenermi e aiutarmi a superare il dolore e il trauma. Ma sono consapevole che ci sono innumerevoli persone nella mia comunità che non lo fanno. Perdono un fratello o una sorella o un figlio o un partner e non ottengono il sostegno da un genitore o dalla scuola né l’aiuto di cui necessitano e per salvare la salute mentale di cui hanno bisogno. Mi piacerebbe veder riconosciuto tutto questo. Sono fortun ato, siamo fortunati che le nostre famiglie e la scuola ci sostengano nel far sentire la nostra voce, che fa parte della guarigione. Penso che sia importante che le scuole e le comunità continuino ad appoggiare le voci dei giovani. È un investimento in un futuro più sicuro e più sano.

 

Al movimento contro le armi in USA è dedicato l’editoriale di aprile di Mosaico di pace.

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