ULTIMA TESSERA

Scuole disarmate

Storie di obiezione: solidarietà ad Antonio Mazzeo perché nelle scuole si disobbedisca a ogni guerra.
Renato Sacco

Qualcuno si chiede “dove sono i pacifisti?”. Altri sostengono che ormai non si può più fare “obiezione di coscienza”, perché non c’è più la leva obbligatoria.

Invece no. Quanto sta succedendo al prof. Antonio Mazzeo (amico e collaboratore di Mosaico di pace) è la prova che oggi ci sono altri modi, altri ambiti e contesti in cui far prevalere la “forza della coscienza” e metter in atto un’“obiezione di coscienza”, che, visto il contesto educativo-scolastico,  diventa anche una forma di educazione alla coscienza dell’obiezione. Ma vediamo di capire cosa sta succedendo in una scuola di Messina, dove insegna il prof. Mazzeo. “Apprendo dalla stampa che martedì 17 aprile 2018, alle ore 10, nel cortile del nostro Istituto – scrive Antonio Mazzeo – si terrà un evento legato al progetto denominato ‘Esercito e Studenti Uniti nel Tricolore’ per ‘promuovere tra i giovani il valore dell’identità nazionale’ e in cui si prevede che militari e studenti insieme condivideranno l’atto solenne della cerimonia dell’alzabandiera intonando il ‘Canto degli Italiani’ alla presenza della banda della Brigata Aosta’. “Ritengo quest’iniziativa gravissima – continua Mazzeo – e in palese contrasto con i valori didattici-educativi della nostra istituzione scolastica e soprattutto non mi risulta che mai negli organi collegiali o nel Piano dell’Offerta Formativa si sia fatto alcun accenno al progetto Esercito-Studenti e che ci sia alcuna delibera di adesione al medesimo. L’Istituto ben conosce il mio impegno di vita contro ogni forma di militarismo e ogni processo di militarizzazione dell’educazione e del sapere. Soprattutto negli ultimi anni ho pubblicato inchieste e saggi proprio su quanto sta avvenendo nelle scuole e nelle università italiane, dove le forze armate, la NATO, i militari USA e il complesso militare-industriale stanno occupando spazi che non gli competono per legittimare e propagandare disvalori (la guerra, la violazione dei diritti umani, la ‘bellezza’ delle armi di distruzione ecc.) fortemente in contrasto con i principi e le norme costituzionali (difesa della pace, libertà di espressione e d’insegnamento, ecc.).

La stessa nostra istituzione scolastica è altresì a conoscenza dei miei impegni in qualità di formatore in corsi di aggiornamento per docenti e studenti riconosciuti dal MIUR di educazione alla pace, al disarmo e all’opposizione alla militarizzazione della scuola pubblica italiana. Esprimo pertanto – conclude Mazzeo, in una lettera dello scorso 14 aprile – il mio totale dissenso per questo pseudo-progetto militari-studenti, illegittimo perché mai discusso e approvato dal collegio dei docenti e paradossalmente realizzato proprio nei giorni in cui si consuma l’ennesima tragedia di guerra internazionale utilizzando ancora una volta come piattaforma di morte la Sicilia e le sue basi militari; con la presente comunico che non accetterò di parteciparvi personalmente né di accompagnare le mie classi durante le mie ore di servizio”.

L’accusa

Qualche settimana fa il prof. Mazzeo viene raggiunto da un avviso di procedimento disciplinare per “aver più volte denigrato l’operato di codesta istituzione scolastica, screditando la figura dirigenziale e danneggiando l’immagine il decoro della scuola sui social networks”.

“Un’accusa grave – scrive Mazzeo – che mi ferisce dolorosamente... Le ‘ragioni’ delle contestazioni addebitatemi sono così elencate: ‘aver definito tale evento iniziativa gravissima e in palese contrasto con i valori didattici-educativi della nostra istituzione scolastica’; ‘aver definito tale attività didattica uno pseudo-progetto, illegittimo perché mai discusso e approvato dal collegio dei docenti’; ‘aver definito il suddetto evento una parata bellico-musicale con la partecipazione obbligatoria di bambini e preadolescenti della scuola dell’infanzia, primaria e secondaria’; ‘aver definito una doppia mistificazione storico-sociale, quella dell’Esercito e di quei dirigenti scolastici che in violazione del dettato costituzionale e con ordini di servizio palesemente illegittimi hanno imposto le attività musico-militare ai propri docenti e alunni’; (...) ‘aver definito tale attività didattica vergognosi spettacoli di manipolazione della verità e delle coscienze’ (...).  

In conclusione, si rileva nei miei confronti che ‘le esternazioni in pubblico riguardanti l’istituzione scolastica e la figura dirigenziale non possono essere ricondotte a una legittima critica dell’operato del datore del lavoro e ciò sia per la loro offensività e per i termini utilizzati con potenziale gravissimo pregiudizio per l’istituto scolastico stesso’. È una vicenda grave. Per questo vogliamo esprimere la nostra totale solidarietà e vicinanza all’amico e collaboratore Antonio Mazzeo, sia a nome della redazione del nostro giornale sia a nome di tutto il movimento nazionale Pax Christi. È nella storia di Pax Christi e di questa rivista, voluta da don Tonino Bello, rivendicare il primato della coscienza e il ripudio di ogni forma di guerra e violenza, e formare a una coscienza dell’obiezione.

La campagna

Da qualche anno Pax Christi promuove la Campagna “scuole smilitarizzate” proprio per arginare la crescente invasione e occupazione dei militari nelle scuole, e rivendicare invece all’istituzione scolastica un ruolo educativo e di formazione delle coscienze nel solco della Costituzione per un mondo di pace. 

C’è bisogno di rinnovare l’impegno di obiezione di coscienza, di far crescere una coscienza di pace che passa anche da una legittima espressione di dissenso. Oppure neanche questo è consentito? Non ci resta che condividere le conclusioni di Mazzeo: “Continuerò a battermi in ogni modo al processo di aziendalizzazione, privatizzazione e militarizzazione della scuola, nel pieno rispetto dei principi costituzionali. Continuerò a oppormi, a obiettare e disertare, qualsivoglia attività di ‘relazione’ tra forze armate e studenti, a difesa delle sacrosante prerogative didattico-pedagociche che spettano solo agli insegnati e agli educatori”.

I documenti cui si fa riferimento nell’articolo sono pubblicati nel sito di Mosaico di pace, nella rubrica mosaiconline.

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