75190

6 giugno 2018 - Tonio Dell'Olio

Tento di dire, di balbettare... forse non c'è gioia più grande per una persona ridotta a numero di matricola, all'età di 14 anni, in un campo di concentramento, che riscoprire nome, volto, identità, dignità. Vedere oltre le umiliazioni, oltre quel 75190 tatuato indelebilmente sul braccio e nella memoria: “Mi hanno chiuso le porte della scuola e mi hanno aperto quelle del Senato” - ha detto in un'intervista a Marco Damilano su L'Espresso. E, ieri, La signora Segre ha dato una profonda e toccante lezione di civiltà a tutti gli italiani, quando in Senato prima ha ringraziato il presidente Mattarella “per aver fatto una scelta sorprendente nominando senatrice a vita una vecchia sognora, una delle pochissime ancora viventi che porta sul braccio il numero di matricola di Auschwitz”. Poi ha risposto alla lettera aperta di Alberto Melloni che dalle pagine di Repubblica le aveva chiesto di prendere posizione contro una proposta contenuta nel “Contratto di governo” e che appariva fortemente discriminatoria nei confronti di Rom e Sinti: “Mi rifiuto di pensare che la nostra civiltà democratica sia sporcata da leggi speciali nei confronti di Rom e Sinti: se accadrà mi opporrò con tutte le forze”. Da questa donna di 87 anni e dalla sua storia dolorosissima proviene la lezione più profonda che al governo, ai senatori, ai deputati, agli amministratori locali, a tutti, viene chiesto di ricordare sempre, prima di compiere qualunque scelta politica.

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