ULTIMA TESSERA

Accordi nucleari

Aporie del summit Trump-Kim.
Quale denuclearizzazione e come la si attua?
Angelo Baracca

La mia prima impressione sullo storico incontro del 12 giugno fra Kim Jon-un e Trump è che sia un ulteriore atto della “politica spettacolo”: più importante per il segnale che ha dato e le prospettive che potrebbe aprire, che non per risultati concreti raggiunti. Questi sono espressi dallo scarno comunicato ufficiale, che formula buone intenzioni, con non poche ambiguità. Non è facile commentare formulazioni vaghe e prevederne i possibili sviluppi. A parte gli impegni per sanare, finalmente, conseguenze della Guerra di Corea di ben 65 anni fa (“Recuperare le spoglie dei prigionieri di guerra e dispersi in azione, e provvedere al rimpatrio immediato dei corpi delle persone già identificati”), sul disarmo nucleare e la pace si dichiara di “lavorare per una completa denuclearizzazione della penisola coreana”, e “unire gli sforzi per costruire un regime di pace duraturo e stabile nella penisola coreana” “conformemente al desiderio di pace e prosperità dei popoli dei due Paesi”. Quanto a entrambi i personaggi importi realmente “il desiderio dei popoli alla pace” ognuno può interpretarlo come crede, per il resto insisto sui termini “lavorare per” (qualche commentatore ha paragonato questo linguaggio a quello del TNP del 1970) e “unire gli sforzi per”, che possono significare tutto e nulla. Mentre il termine “una completa denuclearizzazione della penisola coreana” rimane a mio avviso molto ambiguo. Un aspetto sicuramente positivo del summit è che Trump ha finalmente trattato la Corea del Nord come uno Stato nucleare a tutti gli effetti, abbandonando il termine “proliferazione” da tempo superato dai fatti. Qualcosa in più ha dichiarato Trump nella conferenza stampa, ma anche questo non senza contraddizioni: “sospensione” delle “costose” esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud (vari commentatori vedono in questo un successo per la Cina), possibilità che l’armistizio che concluse la Guerra di Corea del 1953 possa diventare un vero trattato di pace, ma prosecuzione delle sanzioni economiche!

A parte dunque il segnale senz’altro positivo dato dall’incontro dei due protagonisti – uno dei quali appena un anno fa minacciava (velleitariamente) fire and fury, e l’altro (rappresentato da molti come un dittatore sanguinario, e i più cattivi affermano che il summit lo ha legittimato) moltiplicava i test missilistici – un commento deve inevitabilmente basarsi su ipotesi sui futuri sviluppi della situazione (come hanno fatto tutti i commenti internazionali): tenendo conto che c’è anche un terzo personaggio, il Presidente sud coreano Moon Jae-in, che ha giocato e giocherà un ruolo decisivo, e ha invertito anni di politica subalterna agli Stati Uniti. Insomma, la sostanza è rinviata a “negoziati di prosecuzione”.

Nella conferenza stampa Trump ha confermato l’impegno di Kim alla “completa denuclearizzazione della penisola coreana”, ma non ha dato ulteriori dettagli su come e quando inizierà il processo, affermando di non avere ottenuto l’impegno di Kim per una denuclearizzazione completa, verificabile e irreversibile” perché non c’è stato tempo (sic!). Il problema è molto complesso, e l’ambiguità non è solo di Kim. La “denuclearizzazione completa della penisola” implica anche l’impegno degli Stati Uniti a non far stazionare o transitare armi nucleari nella penisola, per esempio con il transito di bombardieri o di sommergibili nucleari, e soprattutto con il cosiddetto ”ombrello nucleare” americano su Corea del Sud e Giappone: da questo punto di vista mi sembra un elemento di notevole ambiguità l’affermazione di Trump che il ritiro delle truppe statunitensi in Corea del Sud “non è tra le opzioni” in questo momento, pur affermando di voler riportare i soldati “a casa”. Né appare incoraggiante l’insistenza che tutto dipende dal disarmo di Pyongyang, perché reitera la politica di imposizione esercitata costantemente da Washington, che ha portato nei passati 15 anni alla nuclearizzazione della Corea del Nord. Vale la pena ricordare che Kim ha considerato l’armamento nucleare una sorta di “assicurazione sulla vita” (citando la fine che fecero Saddam Hussein e Gheddafi). Se l’obiettivo finale è la costituzione di una Zona Libera da Armi Nucleari (NWFZ, Nuclear Weapon Free Zone) nella penisola coreana, il cammino rimane tutto da fare. Jeffrey Lewis, esperto di Corea del Nord, ha affermato giustamente, “come si fa a negoziare su un concetto espresso da un termine – denuclearizzazione – che vuol dire cose diverse a Washington e a Pyongyang?”. Sarà cruciale il ruolo futuro il presidente sud coreano Moon Jae-in, che punta esplicitamente anche a un Trattato di Pace.

Caos mondiale?

Ma soprattutto, una valutazione del summit e delle sue prospettive non può prescindere dal quadro mondiale complessivo, che presenta segnali tutt’altro che incoraggianti. Perché appare ancora più arduo capire come questo si concili con una politica mondiale dell’amministrazione Trump tesa ad accentuare o esasperare tutti i conflitti e focolai di guerra. Mentre sembra allontanarsi il rischio di un conflitto nucleare in Estremo Oriente, Trump sta sferrando una vera e propria guerra commerciale contro tutto il mondo che, se (per ora) non è armata, può avere sviluppi assolutamente imprevedibili. Va osservato, come ulteriore contraddizione, che la “guerra dei dazi” non si rivolge solo alla Cina, ma non risparmia quelli che sono considerati gli “alleati” europei! La NATO è un’alleanza militare, ma nel suo seno si scatena una “guerra commerciale”. L’esito di questa “guerra” sarà in ogni caso l’aggravamento delle sperequazioni economiche e sociali del Pianeta. La concentrazione più esplosiva delle contraddizioni rimane il Medio Oriente, che dal 1945 è il teatro nel quale le grandi potenze scatenano sconsideratamente i conflitti per la conquista delle risorse. Qui la decisione di Trump di non certificare l’accordo del 2015 sul nucleare iraniano apre scenari che possono diventare drammatici, con lo spettro di una guerra Israele-USA all’Iran che appiccherebbe letteralmente il fuoco a tutta la regione.

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