Digiuno d'accoglienza

10 luglio 2018 - Tonio Dell'Olio

Un digiuno per dire con i nostri stessi corpi la sorte di tante persone in carne e ossa che sono costrette a fuggire dai propri paesi e ad andare incontro alla tortura del deserto, delle mafie libiche e del mare. Della nostra inospitalità e dell'indifferenza. Ecco, un digiuno per dire che ci siamo. Questo intendono fare i cristiani che, alle 12 di oggi, si ritrovano a Piazza San Pietro, a Roma, per andare verso Montecitorio e dare inizio a un digiuno a staffetta, che proseguirà per dieci giorni. Una giornata di "digiuno di giustizia in solidarietà con i migranti" e contro le politiche migratorie del governo, ricordando le parole del profeta Isaia: "Il digiuno che voglio non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato, nell'introdurre in casa i miseri senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo senza trascurare i tuoi parenti?". È il naufragio dei migranti, dei poveri, dei disperati, ma è anche il naufragio dell’Europa, e dei suoi ideali di essere la “patria dei diritti umani”. La Carta della UE afferma: “La dignità umana è inviolabile. Essa deve essere rispettata”.

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