ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

La grandezza di Annan

Il ruolo di Kofi Annan nelle Nazioni Unite.
Un uomo di grande e coerente spessore morale che ha pagato per la sua indipendenza.
8 ottobre 2018 - Roberto Savio (Presidente di Othernews http://www.other-news.info/)

Questa mia testimonianza su Kofi Annnan arriva un mese dopo la sua morte. Molto è stato già scritto, e ricordare i suoi sforzi per la pace e la cooperazione internazionale è ormai pleonastico. Meglio porre la sua figura in un contesto fondamentale: le grandi potenze hanno progressivamente ridotto la figura del Segretario Generale (come quello delle Nazioni Unite), e hanno fatto pagare un alto prezzo a chi ha cercato di mantenere la indipendenza del sistema.

Va anzitutto ricordato che le Nazioni Unite nacquero, in buona misura, per la forte spinta propulsiva degli Stati Uniti. Questi, i grandi vincitori della Seconda Guerra Mondiale (con 416.800 militari morti e 1.700 civili, contro 8 milioni di soldati russi, e 24 milioni di civili), volevano evitare il ripetersi di un nuovo conflitto mondiale. Volevano, quindi, la costruzione di un sistema multilaterale nel cui contesto la loro egemonia economica e militare, intatta in un mondo in rovina, fosse mantenuta con la pace. Si impegnarono a contribuire per il 25% al bilancio della organizzazione, ospitarne la sede, e cedere la sovranità nazionale in una misura senza precedenti.

Queste relazioni speciali, subirono il primo brusco colpo di arresto con l’elezione di Ronald Reagan nel 1980, Al summit dei Capi di stato per il dialogo Nord-Sud, tenutosi a Cancún poco dopo la sua elezione, il Presidente americano indicò che considerava le Nazioni Unite una camicia di forza per gli interessi americani. 

Non era accettabile che il suo paese avesse un voto come tutti gli altri, e fosse obbligato dalle votazioni di una maggioranza, spesso espressa da paesi in via di sviluppo, a seguire dei cammini estranei alla politica degli Stati Uniti. E da allora cominciò la politica di Washington per ridimensionare il peso politico delle Nazioni Unite e cercare di avere nel loro Segretario Generale un gestore che tenesse conto dell’influenza americana.

Reagan si trovò come Segretario Generale Perez de Cuellar, un tranquillo diplomatico peruviano che, per natura e formazione, evitava scontri. Gli Stati Uniti iniziarono, comunque, un processo di disimpegno, che subì un arresto con l’arrivo di George W.H Bush, un moderato della vecchia scuola, che vedeva in modo più positivo le Nazioni Unite come uno spazio dove affermare la potenza americana. Era già caduto il muro di Berlino, e le votazioni dell’Assemblea Generale non potevano essere strumentalizzate dal blocco socialista. E a Perez de Cuellar era succeduto un diplomatico egiziano, Boutros Boutros Ghali, con l’appoggio di Washington, che vedeva nell’Egitto un alleato tradizionale.

Ma Boutros Ghali si rivelò sorprendentemente indipendente. Iniziò una profonda campagna di rilancio delle Nazioni Unite, con una serie di Conferenze mondiali, che andavano dal Clima alla Popolazione, dai Diritti Umani alla equità di genere, con un summit sociale a Copenaghen, che stabiliva una agenda di forte impegno. Redasse una Agenda per la Pace, una Agenda per lo Sviluppo, e tante altre iniziative che gli Stati Uniti non potevano disertare. Il risultato fu che nel 1996 il veto americano ne impedì un secondo mandato (nonostante il voto favorevole degli altri 14 membri del Consiglio di Sicurezza).

Presidente degli Stati Uniti era Bill Clinton, il cui mandato non fu affatto di segno univoco. Dichiaratamente internazionalista, nella guerra del Ruanda emise una dichiarazione presidenziale nella quale stabiliva che gli Stati Uniti avrebbero vietato qualsiasi operazione di forze di pace, che non beneficiasse direttamente la politica estera degli Stati Uniti. Così come si deve a lui l’abolizione di una legge del 1933, la Segall-Glass, che separava strettamente le banche di deposito da quelle di speculazione. A questo dobbiamo l’esplosione della finanza speculativa, che ha usato i depositi dei cittadini per dare alla finanza la supremazia sull’economia e sulla politica.

Con il veto su Boutros Ghali, l’amministrazione americana, incarnata da Madeline Albright, promossa da ambasciatrice alle Nazioni Unite a segretaria di stato per la sua battaglia contro Boutros-Ghali, intendeva dare un segnale: gli Stati Uniti sono pronti a vietare un Segretario Generale che non rispetti la voce di Washington. E, proprio su proposta della Albright, un rispettato funzionario africano del Ghana, Kofi Annan, venne nominato dal Consiglio di Sicurezza come successore di Boutros Ghali.

Kofi Annan

E qui viene la grandezza di Annan. Quello che era stato considerato un uomo di Washington intraprese una profonda riforma amministrativa delle Nazioni Unite, per renderle più trasparenti ed efficienti. Ricevette il premio Nobel per la Pace nel 2001, insieme all’organizzazione, “per il suo lavoro per un mondo meglio organizzato e più pacifico”. Una conferma al massino livello di prestigio e autorevolezza. Ma nel 2001 era stato eletto Presidente degli Statu Uniti George W. Bush, che introdusse come agenda prioritaria, in un mondo in transizione, l’egemonia americana, riprendendo in buona parte lo spirito di Reagan. E chi ha avuto le confidenze di Kofi ha ascoltato come Bush volesse l’appoggio incondizionato di Annan, nonostante le sue resistenze. Bush iniziò il suo mandato con la decisione di far cadere il presidente dell’Iraq, Saddam Hussein, per la sua invasione del Kuwait, l’anno prima, contro gli ammonimenti americani. Nel 2003, visto che non trovava l’appoggio del Consiglio di Sicurezza, non convinto che esistessero prove sufficienti sull’esistenza di armi di distruzione massiva dell’Iraq (di particolare durezza fu il rifiuto della Francia), Bush si inventò la “coalizione dei volenterosi”, un’alleanza di vari stati promossa con l’appoggio del Primo Ministro inglese Tony Blair che, senza ricevere la legittimità delle Nazioni Unite, invase l’Iraq, con i risultati che tutti conosciamo. Kofi Annan si manifestò contro l’invasione e, nel 2004, la dichiarò illegale. La ritorsione americana fu rapida. Nel 2005 venne stabilito un programma di assistenza, dove le Nazioni Unite vendevano petrolio del paese, e con i ricavati fornivano cibo e medicine ai civili. Sotto la spinta di Murdoch, la destra americana inventò uno scandalo, che comprometteva le Nazioni Unite e Annan (attraverso il figlio), minando la credibilità dell’organismo. A nulla servì che una commissione di inchiesta diretta dall’ex governatore della banca federale, Volcker, dichiarasse che a beneficiare delle transazioni illegali erano state soprattutto imprese americane e inglesi, e lo stesso Saddam Hussein. Ormai l’immagine delle Nazioni Unite era irrimediabilmente compromessa.

Kofi Annan si comportò con estrema dignità, e terminò il suo incarico nel 2006, iniziando una vita di azioni per la pace e di cooperazione internazionale. Emblematico della sua personalità è quando, nel febbraio del 2012, la Lega Araba e le Nazioni Unite gli affidarono la mediazione per la cessazione del conflitto civile in Siria. Bastarono cinque mesi perché rinunciasse all’incarico, denunciando che il conflitto si era internazionalizzato e che nessuno era interessato alla Pace.

Nel frattempo, dal 2007 al 2016, il diplomatico coreano Ban Ki Moon vene eletto Segretario Generale che, da voci di corridoio, sembrava il più innocuo, agli occhi di Bush. E anche se Ban Ki Moon ha seguito la presidenza Obama e la sua fiducia in una politica basata sulla cooperazione e sulla distensione, la sua segreteria generale ha lasciato un’eredità di iniziative minime. Le Nazioni Unite sono oggi una specie di super Croce Rossa, dedicata a settori che non toccano la governabilità dell’economia, della finanza e della politica, come i rifugiati, l’educazione, la salute, la agricoltura e la pesca. I due grandi motori della globalizzazione, il commercio e la finanza, ne sono fuori. Non è più il luogo di dibattito e di consenso per l’umanità. Il Foro Economico di Davos attrae più leader dell’Assemblea Generale.

Si può osservare che la crisi delle Nazioni Unite ha molti fattori. Ma il progressivo ritiro dal multilateralismo degli Stati Uniti è una causa fondamentale. Oggi non hanno più bisogno delle Nazioni Unite, con Trump che vuole una politica non di America First ma di America Alone

Il nuovo Segretario Generale, il portoghese Guterres, ha una carriera personale di altissimo livello. Fu scelto – fatto senza precedenti – dall’Assemblea Generale, e imposto al Consiglio di Sicurezza. È stato anche Primo Ministro del Portogallo. Ma ha evitato qualsiasi posizione, immobilizzato dalla promessa di Trump di ritirare gli Stati Uniti dalle Nazioni Unite. Immobilismo che ha autmentato il declino delle Nazioni Unite. Anche qui, si può osservare che la crisi del multilateralismo e il ritorno al nazionalismo è un fenomeno generale. Non solo gli Stati Uniti, ma la Cina, l’India, il Giappone, le Filippine, il Myanmar, la Tailandia e numerosi paesi europei, fra cui l’Italia, stanno riscoprendo le vecchie trappole: in nome di Dio, in nome della Nazione e ora in nome del denaro; perché nazionalismo, xenofobia e populismo cancellino il progetto europeo.

Ma è ragionevole osservare che quelli che mancano sono i Kofi Annan che antepongono valori e ideali a interessi personali. Perché, in quest’epoca di sonnambulismo, i cittadini vengano chiamati a un dibattito di idee.

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