MIGRANTI

L’esodo afgano

Il Pakistan ospita il maggior numero di rifugiati nel mondo, quasi tutti provenienti dall’Afghanistan: storia, dati, cause e conseguenze.
Tehseen Nisar

Quest’articolo cerca di analizzare le ragioni del dislocamento dei rifugiati afghani dal punto di vista degli sviluppi politici che hanno fatto séguito in Afghanistan all’occupazione sovietica e all’inizio della guerra fredda, dipanandosi con le sue molteplici ramificazioni nel post-guerra fredda e infine nel periodo dell’11 settembre. Cerco di tracciare il collegamento tra gli eventi che hanno portato a un afflusso straordinario di rifugiati dall’Afghanistan verso i paesi limitrofi, in particolare il Pakistan. La fine della guerra fredda non ha garantito la pace in Afghanistan e gli eventi dopo l’11 settembre hanno aggravato ulteriormente la precaria situazione. Seguite da una serie di guerre civili, le divisioni etniche e settarie hanno esacerbato l’instabilità politica e sociale. L’ascesa di Al-Qaeda e dei talebani e molto recentemente dell’ISIS ha determinato complessivamente un incremento del ritmo migratorio dal Paese verso il Pakistan, configurando quella che è nota come la più grande diaspora umana nella storia dell’Asia meridionale.

Cause e conseguenze

L’Afghanistan è rimasto sotto occupazione straniera a lungo. È stato colpito da ripetute invasioni straniere. Non c’è stata tregua nei lunghi periodi di interventi e guerre nel Paese, culminati in una serie di diaspore e migrazioni per decenni della sua storia tormentata. I ripetuti eventi succeduti al colpo di stato afghano nel 1978, che portò alla rivoluzione Saur e successivamente all’occupazione militare sovietica, combinati con il ritiro sovietico che segnava la fine della guerra fredda e l’attacco dell’11 settembre, a mio parere hanno influito pesantemente sulle circostanze che hanno spinto il deflusso di persone dal paese verso il Pakistan.

Dall’Afghanistan al Pakistan

Dal 1979 al 1989 la cifra tonda dei migranti afghani, che attraversavano il confine del Pakistan, raggiungeva 3.100.000 (persone dislocate all’esterno, nda). Durante questo periodo, il numero è salito a 5 milioni di rifugiati afghani in Pakistan, in Iran e altrove e un ulteriore milione di rifugiati interni fuggiti dalle campagne a Kabul e in altre grandi città per motivi di sicurezza.

Al 15 febbraio 1989, il numero dei profughi afghani era salito in modo impressionante, per raggiungere i 6.2 milioni, suddivisi quasi ugualmente tra i due paesi vicini. Il numero di rifugiati e sfollati interni provenienti dall’Afghanistan dal tempo delle invasioni sovietiche assommava a circa la metà della popolazione prebellica dell’Afghanistan (http://theconsul.org/?p=447). Circa sei milioni di rifugiati afghani erano fuggiti nel vicino Pakistan (principalmente nella provincia di Khyber Pakhtunkhwa) e in Iran, rendendo l’Afghanistan il più grande paese produttore di rifugiati al mondo, un primato che mantiene da 32 anni.

Conosciuta come una delle più grandi serie di migrazioni registrate nell’Asia meridionale, circa un terzo della popolazione prebellica dell’Afghanistan di 15 milioni è stato sradicato e disperso; rappresenta la metà della popolazione di rifugiati stimata nel mondo (http://theconsul.org/?p=447). L’afflusso di profughi afghani in Pakistan ha aperto le porte a un maggior caos nella già instabile geografia politica e sociale del Pakistan. Secondo le statistiche dell’Unhcr, alla fine del 2013, il Pakistan continuava a ospitare il maggior numero di rifugiati nel mondo (1,6 milioni), quasi tutti provenienti dall’Afghanistan (secondo un rapporto diffuso dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati).

I campi profughi di Jalozai

Il campo di Jalozai ai confini tra Pakistan e Afghanistan, 35 chilometri a sud del Pakistan, situato vicino a Peshawar, ha ospitato uno dei più ampi accampamenti del mondo ed è stato sede di uno dei più grandi tra i 150 campi profughi afghani in Pakistan. Mentre erano già presenti i rifugiati afghani, questi campi hanno ricevuto un ulteriore afflusso di rifugiati nel periodo successivo all’11 settembre, che portava all’invasione statunitense dell’Afghanistan. Tuttavia, dopo la caduta dei talebani, la grande maggioranza dei rifugiati nel campo di Jalozai tornò nei rispettivi paesi. In realtà furono anche ricollocati in Pakistan e Afghanistan. Nel febbraio 2002, con una popolazione rimanente di 800 abitanti, il campo di Jalozai fu formalmente chiuso. Ma alcune persone rimasero per tutto l’anno 2003. Qualche tempo dopo, il campo fu sottoposto a un’incursione militare pakistana. I campi divennero un punto di riferimento di eventi legati al terrorismo, portando alla radicalizzazione della popolazione di rifugiati afghani. Ciò si è dimostrato controproducente per il Pakistan, in quanto è diventato una vittima del terrorismo e ha pagato un pesante prezzo per il sostegno che ha fornito alla popolazione dell’Afghanistan.

Nel 2012, il Pakistan ha vietato l’estensione dell’avamposto, anche dopo che altri rifugiati afghani stavano tornando a casa dal Pakistan. Al momento, oltre 580.000 afghani sono andati a casa, il Pakistan ha moltiplicato i suoi sforzi per rimpatriare milioni di rifugiati afghani. Tuttavia, migliaia ancora permangono e contano sul governo del Pakistan per ottenere lo status di cittadinanza pakistana. Nonostante ciò, le questioni di fondo per i rifugiati afghani in Pakistan, che devono ancora essere affrontate, restano in materia di istruzione, salute, igiene e sicurezza.

La guerra al terrore 

Come risultato della guerra al terrore e dell’invasione americana dell’Afghanistan, la situazione relativa ai flussi di rifugiati ha attirato molta attenzione. Con l’assalto dei talebani e di Al Qaeda provenienti da molte parti della cintura tribale del Pakistan, le successive operazioni militari sfociate nell’operazione Zarbe Azab hanno portato a una situazione molto grave riguardante la dislocazione di migliaia di persone delle tribù in terra pakistana. Così, circa un milione di persone è stato sfollato (cfr. Algezeera.net).

Comunemente nota come Fata (Area tribale ad amministrazione federale), vi è stato un massiccio spostamento interno da queste aree verso il Pakistan. Mentre l’operazione contro il nascondiglio del terrorismo continua, il numero di sfollati interni ha raggiunto una proporzione pericolosa. Si ritiene che il Pakistan abbia così pagato un prezzo enorme per i suoi sforzi e le sue decisioni di ospitare milioni di rifugiati afghani, la cui ricaduta ha gravi conseguenze per la propria società civile; il terrorismo come pure la radicalizzazione hanno quindi indirizzato verso questo epilogo.

Conclusione

Con il peso dell’esodo afghano, negli ultimi anni, il Pakistan è diventato la patria di una delle più grandi popolazioni al mondo di sfollati interni. L’economia, la società, la politica e il progresso del paese sono stati colpiti in modo straordinario dall’assalto del terrorismo e della radicalizzazione, che molti ritengono siano sbucati fuori dal coinvolgimento dell’Afghanistan. Un’insurrezione militante decennale; molte operazioni militari nel nord-ovest e disastri naturali hanno sradicato milioni di persone dalle loro case. Di conseguenza, il problema degli sfollati in Pakistan, che proviene in parte dalla crisi afghana e in parte dalla guerra al terrorismo, costituisce la più grande crisi umanitaria nella storia del paese. In definitiva, la pace in Afghanistan, così molti credono, è intrinsecamente legata alla pace in Pakistan.

Note

Tehseen Nisar è una ricercatrice pakistana. Ha svolto attività di docenza e ricerca in Sociologia del terrorismo presso l’università LUISS di Roma.
Ha lavorato come senior research fellow/lecturer presso l’università di Karachi, in Pakistan.
La sua ricerca si concentra sulla democrazia, governance, emancipazione delle donne e diritti umani in Pakistan.

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    Ha lavorato come senior research fellow/lecturer presso l’università di Karachi, in Pakistan.
    La sua ricerca si concentra sulla democrazia, governance, emancipazione delle donne e diritti umani in Pakistan.
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