Musawah

28 novembre 2018 - Tonio Dell'Olio

Eppur si muove. Anche se qualcuno, il mondo islamico lo vorrebbe fermo, statico, surgelato nel freezer del tempo. Farebbe comodo ai fondamentalisti di tutte le religioni e ai fanatici dell'odio perpetuo. E invece l'Islam è un universo, anzi un “pluriverso” dentro il quale si possono distinguere non soltanto correnti storiche e dolorose separazioni, correnti spirituali e tendenze differenti come in tutte le grandi religioni, ma anche spinte innovatrici insieme a – manco a dirlo – movimenti conservatori che si ergono a custodi della verità assoluta. A ricordarci che ci sono visioni che vanno oltre il luogo comune, in questi giorni c'è stato anche il Premio «innovazione democratica» del Consiglio d'Europa che tra i tre progetti finalisti del Forum mondiale della democrazia ha scelto anche quello del movimento Musawah. Si tratta di un movimento di donne nato in Malaysia nel 2009 e che si è esteso a livello globale con l'intento di dimostrare che il Corano non chiede affatto la sottomissione delle donne ma la loro parità e valorizzazione. Musawah negli anni ha elaborato numerosi testi usati in più di 30 università e anche dall’Onu, oltre che sul campo da molte organizzazioni non governative. I testi si basano su quanto scritto nel Corano e sostengono che quella che oggi è presentata come «la legge islamica» non è altro che un’interpretazione del testo fatta da uomini del passato sulla base dei valori e delle norme del loro tempo.

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Non possiamo fare a meno di riconoscere che
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che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull'ambiente,
per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri
Laudato Si’, 49
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