CHIESE

La gioia della sinodalità

La voce delle religiose al sinodo dei giovani.
Protagonisti, non solo destinatari di riflessioni.
Immagine di una chiesa che sa attraversare la storia.
Patrizia Morgante (Responsabile comunicazione dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali (UISG))

Il sinodo su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si è svolto a Roma dal 3 al 28 ottobre, è stato un processo più che un incontro; un viaggio, durato più di un anno, che ha coinvolto giovani, esperti, chiese locali, conferenze dei religiosi, uomini e donne impegnati nella pastorale giovanile, esponenti di altre confessioni.

Un sinodo allo stile di papa Francesco: questionario online per i giovani del mondo (credenti e non), questionario per Conferenze episcopali e altri organismi, un incontro pre-sinodale con giovani dai cinque continenti e diversi eventi di preparazione con esperti. Oltre al documento preparatorio, ha prodotto un documento finale del pre-sinodo, un instrumentum laboris (elaborato a partire dalle risposte ai vari questionari) e un documento finale, presentato al papa l’ultimo giorno dell’assise. Ora aspettiamo l’esortazione apostolica di Francesco. Erano sette le religiose presenti: tre in rappresentanza dell’Unione Internazionale delle Superiore Generali e quattro, tre uditrici e un’esperta, invitate direttamente dalla segreteria del Sinodo. Chi sono queste donne? Una superiora generale (USA), un’economista (Italia), due esperte di pastorale giovanile (Francia e Cina), una psicologa educativa (Kenya), una counsellor (Corea del Sud), un’esperta di accompagnamento ignaziano (Spagna). 

Prima che iniziasse il Sinodo le abbiamo invitate a pranzo perché si conoscessero tra loro e perché iniziassero a fare “corpo”, a dialogare sulle diverse esperienze di cui erano voce, a sintonizzarsi reciprocamente sulle sensibilità culturali e carismatiche. È stato molto bello vedere come hanno saputo lavorare insieme, mantenendo viva la comunicazione e lo scambio, nonostante le difficoltà linguistiche e culturali. Si sono sostenute a vicenda e hanno saputo intessere relazioni “nei corridoi della sala sinodale” che hanno prodotto un bellissimo incontro con alcuni giovani, un pranzo informale con dei vescovi e cardinali, una conferenza stampa, due incontri pubblici alla sede della UISG a Roma per raccontare il prima e il dopo del Sinodo.

Voto femminile 

Molto del dibattito che ha visto le suore al centro dell’attenzione si è articolato intorno a una petizione, promossa da una decina di organizzazioni (tra le quali Voices of Faith e Future Church), per chiedere ai padri sinodali e al papa, che le religiose superiore generali potessero votare al Sinodo, al pari dei religiosi fratelli (che non sono sacerdoti). Questa petizione ha raccolto molto consenso, non solo da parte del mondo femminile, ma anche diversi sinodali si sono apertamente espressi a favore di questa mozione.

Suor Sally Hodgdon, superiora generale e vice presidente della UISG, ha spiegato il processo di partecipazione delle religiose e la posizione che assumerà la UISG verso il prossimo Sinodo del 2019 sull’Amazzonia: “Noi religiose rappresentiamo l’80% della vita religiosa e abbiamo avuto la possibilità di portare solo tre rappresentanti a questo sinodo e al precedente sulla famiglia. Dopo aver chiesto ufficialmente di poter essere presenti, ci è stato risposto affermativamente, ma ci sono stati dati dei criteri per scegliere le tre suore rappresentanti della UISG. I religiosi rappresentano appena il 20% e hanno sempre dieci membri che li rappresentano. Loro non devono chiedere e non ricevono criteri per la scelta dei membri: vengono votati dai membri USG e sono tutti superiori generali. In questo sinodo erano presenti anche due fratelli religiosi superiori generali (non sacerdoti) che hanno potuto votare. Da qui la petizione e la richiesta che anche suor Sally, come superiora generale, potesse votare. 

La UISG durante il Sinodo ha discusso questo tema anche con i dieci religiosi presenti, che si sono tutti dimostrati molto attenti e in sintonia con le richieste delle religiose. La UISG ha deciso che scriverà direttamente a papa Francesco per chiedere che le religiose abbiano lo stesso numero di membri presenti al Sinodo, che siano tutte superiore generali e che possano votare, al pari dei religiosi”.

I giovani 

A sentire la testimonianza delle religiose presenti, emerge con chiarezza che per loro è stata un’esperienza di profonda sinodalità (la collegialità è del papa con i vescovi ma la sinodalità è della chiesa tutta). La presenza dei giovani è stata una ventata di aria fresca, non solo perché ha saputo rompere degli schemi, ma per le storie di vita che hanno condiviso. Molti vengono da passati burrascosi e dolorosi, ma la chiesa li ha aiutati a trovare un senso e un cammino per saper trasformare il dolore in una sorgente di vita da condividere con altri. Non era raro vedere vescovi e cardinali commossi e toccati dalle parole dei giovani. Non è stato un sinodo dove persone non più giovani hanno parlato dei giovani, ma loro stessi hanno spiegato cosa significa essere giovani nei diversi contesti di vita: dal consumismo sfrenato alla violenza politica, dallo sfruttamento sessuale alla tratta di esseri umani, dalle nuove patologie alle distorsioni delle famiglie di origine.

Le suore affermano: “Come religiose vogliamo abitare la vulnerabilità per camminare al fianco dei giovani. Le esperienze raccontateci dai giovani hanno reso questo sinodo un incontro unico. A noi suore ci hanno chiesto di aprire le porte perché vogliono condividere la missione con noi, non solo per periodi brevi di volontariato, anche per tempi più lunghi. Giovani e suore partner nella missione, ognuno con la propria specifica vocazione. Ci hanno fatto capire chiaramente che non sono oggetti della nostra pastorale, ma protagonisti. Alcuni hanno detto chiaramente che non si sono sentiti accolti nella chiesa; hanno sentito che le loro situazioni non trovavano eco nella chiesa. Sentiamo che questo sinodo ci proietta verso una dinamica di chiesa in continuo discernimento. Possiamo dire che il sinodo inizia ora: quando tutti torniamo alle nostre vite e alle chiese locali. Come incarnare ciò che si è condiviso e vissuto nel sinodo?”.

Sfide 

Una delle sfide di questi grandi raduni a Roma è di essere in grado di ascoltare le diverse modalità con le quali il Vangelo si incarna nelle molteplici realtà culturali; in questo caso le vite dei giovani che crescono in una grande città o in un villaggio, in un paese in guerra o in una democrazia. Suor Lucy, salesiana keniota, solleva proprio questo aspetto: “Ognuno di noi che è intervenuto, compresi i giovani, nella plenaria e nei gruppi di lavoro, sta aiutando a far entrare l’Africa di più nel Sinodo. Dagli interventi si comprende il bisogno di formare giovani e preti, religiosi e laici che lavorino con i giovani e li sappiano ascoltare. I nostri ragazzi richiedono partecipazione, rinnovamento e ringiovanimento della chiesa, anche in senso anagrafico, vorrebbero che la gerarchia affrontasse più convintamente questioni fondamentali quali la corruzione – sia della politica che della chiesa – l’uso discriminatorio delle risorse, la mancanza di trasparenza. C’è poi il problema di come la fede risulti a volte trasmessa in via accademica o di una catechesi asettica. In definitiva la nostra realtà dovrebbe occuparsi di più della partecipazione dei giovani perché siamo ancora una chiesa governata troppo dagli adulti o divisa: a volte siamo come i politici, separati per etnie. Dobbiamo trovare di più una via africana della fede” (Intervista realizzata a suor Lucy Muthoni Nderi da Luca Attanasio e pubblicata su Vatican Insider del 22/10/2018).

Questo sinodo esorta la chiesa tutta a lasciare andare stereotipi e pregiudizi verso i giovani e abbracciare un nuovo approccio di ascolto profondo e cammino condiviso. 

“Chi vuole andare veloce va da solo, chi vuole arrivare lontano va insieme”.

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