Global compact

11 dicembre 2018 - Tonio Dell'Olio

Abbiamo mancato un appuntamento. Dico “abbiamo” perché come italiani ieri a Marrakech non c'eravamo. Nel settantesimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti umani, si è conclusa la Conferenza intergovernativa dell'ONU sul “Global compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare” e noi, che siamo tra i Paesi al mondo maggiormente interessati dal fenomeno migratorio, abbiamo scelto di disertare. Un po' come uno studente che marina la scuola, forse perché non gli interessa il tema, forse perché non è preparato per l'interrogazione o semplicemente perché ha di meglio da fare. Vai a sapere? Eppure il Segretario Generale delle Nazioni Unite (la “scuola” cui i nostri genitori ci hanno iscritti e che dovremmo frequentare) ha concluso dicendo che la Conferenza “ha prodotto una roadmap per prevenire la sofferenza e il caos”. Infatti l'iniziativa proposta a luglio da 193 nazioni e che ha visto la partecipazione di 164 di questi, si proponeva di offrire una soluzione globale a una sfida altrettanto globale. Perché sull'immigrazione, come su altre mille questioni contemporanee, da soli non si va da nessuna parte. Lo stesso Segretario generale si è affrettato a precisare che il Trattato non incide minimamente sulla sovranità degli Stati ma chiede semplicemente di regolare il fenomeno migratorio per rispettare le vite delle persone. Persino Angela Merkel è soddisfatta perché dice che così si sconfiggono i trafficanti. L'idea è quella di avere a disposizione una rete globale di accoglienza per non stare sulle spalle di pochi Stati. In pratica quello che tutti i governi italiani hanno sempre chiesto all'Europa e che ora viene richiesto al mondo intero. Gli USA, l'Australia e Israele con Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca, Austria, Bulgaria si sono sfilati, il Presidente del Consiglio Conte a luglio aveva preannunciato la partecipazione ma poi ha rinunciato rimettendosi alla decisione del Parlamento. Francamente avremmo preferito che l'Italia avesse scelto un altro modo per celebrare i 70 anni della Dichiarazione dei diritti umani.

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