La Francia è una foglia di fico

23 gennaio 2019 - Tonio Dell’Olio

Prendersela con la Francia è tutto sommato comodo e fuorviante. Intanto c'è da chiedersi che senso abbia l'accanimento contro Macron che ha ereditato un passato coloniale e una prassi economica che non ha certamente contribuito a creare. Ma questo non vuole certamente giustificare il legame coloniale che quel Paese continua a mantenere con 14 nazioni africane. Peraltro, se Di Maio moltiplicasse per quattro le ex colonie francesi avrebbe il numero dei paesi che compongono il Commonewealth che sono 54 e hanno più o meno le stesse caratteristiche che si rimproverano ai francesi. Una dipendenza assoluta dall'Impero britannico. Il problema del mancato sviluppo dei paesi africani è da ricercare soprattutto nello sfruttamento estremo che le imprese transnazionali operano per depredare le materie prime del sottosuolo e della terra. Ma tra quelle multinazionali troviamo industrie statunitensi, tedesche, canadesi, britanniche, francesi e... italiane. Siccome da questa rubrica più volte abbiamo denunciato questo stato di cose, forse si dovrebbe cominciare sul serio “ad aiutare gli africani a casa loro” riconoscendo la vera autonomia nelle relazioni economiche, denunciando i regimi africani corrotti che le nazioni del nord del mondo continuano a sostenere e mostrando il coraggio di ritirarci tutti con i nostri interessi. Ma questa è operazione troppo complicata per il nostro governo. Più semplice coprirsi con la foglia di fico della Francia per alzare polveroni inutili. A proposito, qualcuno faccia notare a Di Maio che in questi giorni, nel silenzio generale, a Milano si sta celebrando un processo che vede tra gli altri imputati i vertici di Eni e Shell che tramite un complicatissimo meccanismo di corruzione si erano aggiudicati la concessione per lo sfruttamento del giacimento petrolifero più grande dell'Africa. In Nigeria. La stessa nazione da cui arrivano in Italia tantissime persone che resterebbero volentieri nel loro Paese. Se non muoiono nel deserto, se non soccombono in Libia, se il Mediterraneo è clemente e le barche non si rompono e se trovano un porto aperto.

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