Vescovi e padri. Di chi?

Tonio Dell'Olio

Il vertice in Vaticano sugli abusi sui minori è una vera e propria scuola da cui poter apprendere tanto. La lezione più importante di tutte mi pare la volontà di mettersi in ascolto delle vittime. Certo non si poteva pretendere di dare la parola a tutti, ma penso che la voce, il pianto, il racconto, l'urlo di dolore di chi ha subito la violenza, abbia funzionato come terapia d'urto nei confronti dei vescovi. A me personalmente è successo (e non una sola volta) di registrare la risposta di vescovi che, di fronte ad abusi commessi da preti e coperti con trasferimenti inutili quanto dannosi, rispondessero dicendo: “Non si può chiedere a un padre di denunciare il proprio figlio!”. Peccato che dimenticassero che la loro paternità era da esercitarsi non solo sui preti ma anche (e soprattutto) verso i minori abusati! Spero che quei vescovi oggi si siano convintamente convertiti alla paternità autentica che ha Dio Padre come modello. Peraltro basterebbe davvero ascoltare almeno uno dei racconti per capire i danni, le lacerazioni interiori, il disordine psicologico creato da quelle situazioni. Un giovane che è stato oggetto di molestie da parte di un prete quando aveva 10 anni mi dice: “Mi ha depravato”. E a me sembra una  tristissima sintesi.

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