Storybooks Dads

1 aprile 2019 - Tonio Dell'Olio

C'era un letterato britannico che diceva che per misurare il grado di civiltà di un Paese bastava valutare se le scuole assomigliano di più a un carcere o se le carceri sono più simili a una scuola. Significa garantire i principi di umanità e applicare l'articolo 27 della nostra Costituzione che dice che le pene devono tendere esclusivamente alla rieducazione. Per questo colpisce ciò che avviene da circa 16 anni in cento carceri inglesi dove i detenuti possono registrare la lettura di fiabe da inviare ai propri figli. Li chiamano “Storybooks Dads” (i papà delle favole). Il primo effetto è che non siano i bambini innocenti a pagare per gli sbagli commessi dai loro padri con tutte le conseguenze che questo genera, e piuttosto si sentano come gli altri bambini del mondo. Poi avviene ciò che è stato sperimentato: questo esercizio fa molto bene agli stessi detenuti e diminuisce le recidive: "Prima, non avevo mai passato tempo a leggere con i miei figli – dice Lewis Hardy condannato a due anni per violenza durante una rissa, che è arrivato anche a disegnare fumetti – e oggi sento di essere un'altra persona”. Una scelta semplice e nemmeno tanto onerosa che concima la speranza. Chissà che non si riesca a introdurla anche in Italia nonostante il clima diffuso di odio, rancore e desiderio di vendetta. O che qualche operatore carcerario illuminato non l'abbia già sperimentata. Sarebbe una forma di legittima difesa della collettività. (fonte: Corriere della Sera, 27.03.2019)

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