PRIMO PIANO LIBRI

Prima che gridino le pietre

Dal colonalismo allo sfruttamento, arginiamo la violenza, apriamo i porti, lasciamo spazio alla compassione. L’ultimo libro di Alex Zanotelli e l’appello alla nostra umanità.
Adriana Baldini

“Rompiamo il silenzio sul-l’Africa” è stata la frase ricorrente di Alex Zanotelli, direttore di questa rivista.

Proprio oggi, il momento storico in cui si sente il gelido soffio del fascismo entrare nelle nostre case e tra le istituzioni, è necessario leggere e divulgare libri come Prima che gridino le pietre di Alex Zanotelli, edito da Chiarelettere.

Zanotelli conduce una lunga digressione storica sui danni del colonialismo e dello sfruttamento territoriale da parte delle grandi potenze del mondo ai danni dell’Africa. Il continente africano è un territorio stanco, che fa fatica a svegliarsi e a sopravvivere solo perché le sue risorse vengono sottratte costantemente e la manodopera sottopagata. A tutto questo si aggiunge la delicata situazione politica, che striscia mai in maniera rettilinea, e le malattie non ancora debellate.

Di fronte a questo scenario c’è ancora qualcuno che pronuncia la famosa frase: “Aiutiamoli a casa loro”: un controsenso tutto all’italiana. Gli italiani che hanno dimenticato la storia hanno bisogno che questa stessa storia venga ripetuta e vengano mostrate le conseguenze e le atrocità.

“Questo libro nasce dall’esigenza di un confronto forte e deciso con il razzismo e la xenofobia che ci stanno travolgendo. [...] L’informazione deve illuminare i motivi per cui le persone scappano dal proprio paese: dittature, guerre, cambiamenti climatici, crisi umanitarie”, si legge nelle prime pagine del libro. Uno dei modi validi per emarginare il razzismo è far conoscere le storie, scrivere del passato, informare per non commettere gli stessi errori.

Alla lunga disamina della situazione politica italiana che fa luce sulle decisioni di questo e del governo passato, segue  quella sul ruolo della politica e della Chiesa.

Zanotelli infatti individua le responsabilità dell’istituzione ecclesiastica che troppo spesso si è posta su un piedistallo dimenticando di rimanere accanto alla povera gente: “La Chiesa ha un ruolo importante. Per questo mi arrabbio. Perché queste tendenze erano in atto da tempo e non sono state capite e non si è lavorato sugli anticorpi. Questa tendenza nel mondo occidentale a mettere al centro la ricchezza è una sconfitta della comunità cristiana. La Chiesa ha perso”. 

Tuttavia non è solo la Chiesa che ha fallito: ha fallito l’Europa che ha lasciato sole Italia e Grecia a gestire i flussi migratori e non ha incentrato le sue politiche su aspetti sociali e culturali, ma si è solo concentrata sugli aspetti fiscali ed economici di questa Unione. Nella seconda parte del libro Zanotelli si concentra sull’analisi diacronica, territorio per territorio, del continente africano, lasciando emergere storie di prepotente colonialismo.

Il testo si chiude con l’immagine con cui si apre: siamo a Aigues-Mortes nel 1893, gli immigrati italiani arrivano in territorio straniero, hanno fame e voglia di lavorare. Vengono sfruttate le loro braccia e, quando cominciano a portar via il lavoro ai francesi, l’odio si diffonde a tal punto che questi ultimi si ribellano fino a massacrare gli italiani.

L’immagine cruda che conclude il libro ci ricorda la lezione di Vico che ci insegna come la storia sia un susseguirsi di situazioni sempre uguali.

Il messaggio di pace di Zanotelli fa un passo avanti rispetto a Vico e ci insegna che la rabbia non è mai proficua, mai utile, mai umana. Ci insegna che, con un po’ di buon senso, possiamo arginarla e far spazio alla compassione.

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