MIGRAZIONI

Kethane

I rom in Italia, le discriminazioni che subiscono in Italia e il movimento che nasce dal basso per chiedere il loro posto nella società.
Cristina Mattiello

Generazioni perdute quelle che crescono nei campi rom, luoghi di segregazione inventati, è bene ricordarlo, in Italia, quando ne giunsero negli anni Novanta molti in fuga dalla ex-Jugoslavia dilaniata da guerre etniche in cui loro erano perseguitati da tutte le parti in campo. 

Avrebbero avuto diritto allo status di rifugiati e ad aiuti concreti per l’integrazione. Invece sono stati visti e trattati come “nomadi” – loro che vivevano stabili in case nei loro paesi – e chiusi in campi etnici ghettizzanti che non possono che alimentare una spirale di marginalizzazione e degrado. 

La vita in queste “istituzioni totali” è devastante soprattutto per gli adolescenti: ne limita le relazioni sociali all’esterno, che è  un “altro” mondo, ne deprime le potenzialità, ne incrina la fiducia in se stessi, ne annienta le aspettative di una vita dignitosa e realizzata esponendoli al rischio di derive. E soprattutto veicola un’immagine negativa e degradata, sulla quale si resta bloccati, e che è la base di tutti i pregiudizi. 

Ora però si è accesa una speranza: “Il movimento Kethane – ci dice Valentina Sejdic, portavoce a Roma – è un movimento per unire rom e sinti che sentono il bisogno di alzare la testa, di rivendicare il proprio posto nella società. Il nostro impegno è quello di percorrere un sentiero comune. Kethane vuol dire insieme a quei cittadini che credono nei principi fondamentali della costituzione e in una convivenza pacifica, armoniosa, civile tra tutti gli esseri umani di questo paese. Dopo la notizia di un bambino rom aggredito a Roma, il movimento Kethane inizia il 26 febbraio 2019 lo sciopero della fame, uno sciopero della durata di tre giorni davanti al palazzo di Montecitorio”. Questa rete include diverse città italiane, oltre Roma e Milano, e si caratterizza per la forte presenza giovanile e la consapevolezza politica. Racconta ancora Valentina: “In contrapposizione alla manifestazione di un gruppo di estrema destra per la chiusura immediata del campo di Saloni (Roma, zona est) abbiamo organizzato un presidio nel campo, con Anpi, Cgil e Arci nazionale. Il clima era molto sereno. Ci sono stati canti, danze e cartoncini con uno ‘smile’, che avevano anche i bambini. Abbiamo risposto con un sorriso. Seneca diceva: ‘La terra è solo un paese. Siamo onde dello stesso mare, foglie dello stesso albero, fiori dello stesso giardino’.

Kethane è stata protagonista nelle iniziative nelle periferie romane a sostegno di rom assegnatari – a pieno titolo – di case popolari indegnamente attaccati, ha organizzato una presenza rom significativa al corteo  del 25 aprile e promuove incontri su temi sociali e politici, cercando di coinvolgere soprattutto i giovani dei campi. Dignità, fiducia in se stessi, riconoscimento della propria identità di rom e sinti, diritto alla diversità, volontà di vivere insieme a tuti gli altri “una vita normale, per un paese migliore”: una forte coscienza di sé con un notevole potere attrattivo.

Discriminati

Kethane ha un logo che rappresenta la bandiera rom – il verde del prato e l’azzurro del cielo – con al centro, invece che la grande ruota del carro, “mani grandi” congiunte e un bellissimo manifesto che invita tutti a sottoscrivere in segno di solidarietà e condivisione. Ne pubblichiamo stralci significativi. Il testo integrale è sul sito (www.kethane.it), dove si può firmare.

“Discriminazione, rifiuto e umiliazione hanno oramai assunto la forma di un nuovo porrajmos, – afferma Valentina – uno sterminio culturale che umilia e cancella la nostra identità spingendoci ai margini sociali e civili della società. Proprio per questo negli ultimi anni è cresciuta una generazione che non vuole più subire emarginazione. Che vuole affrontare una lotta che non appartiene soltanto a rom e sinti, che si sentono e sono parte di questo paese, ma a tutti gli italiani. 

Crediamo nei principi della Carta costituzionale che ci lega tutti in un patto di solidarietà, di uguaglianza nei diritti e nei doveri e di tutela dei più deboli, un patto per superare lo smarrimento di fronte a fenomeni nuovi e globali che spingono a chiudersi in se stessi e ad alzare muri.

I nostri figli hanno paura di subire sgomberi, sono discriminati nelle scuole, segregati nei campi istituzionali. Da anni le nostre comunità sono esposte a campagne di pregiudizio e discriminazione che, negli ultimi tempi, trovano sostegno e giustificazione in una politica che ha assunto la ruspa come simbolo, lo sgombero come pratica. 

Un odio che non si ferma alle parole, sui social, sui media, nei bar, sui bus o nei supermercati, ma sempre più spesso si trasforma in veri e propri attacchi fisici nei confronti dei rom e sinti più esposti e più riconoscibili per le condizioni di precarietà e marginalità in cui vivono. 

Questa pressione rende la vita dei rom e dei sinti una lotta quotidiana che non tocca soltanto la parte più povera e più visibile della comunità, ma colpisce anche quella più integrata e meno esposta, a tal punto da costringere molti a nascondere la propria identità per poter avere un po’ di serenità. Ma nonostante le barriere di discriminazione, di rifiuto e di umiliazione, o forse proprio per questo motivo, in questi ultimi anni è cresciuta una generazione che sente la necessità di combattere il male che ci colpisce e che è consapevole che questa lotta non appartiene soltanto a rom e sinti che si sentono e sono parte di questo Paese, ma appartiene a tutti gli Italiani che credono nei principi della Carta costituzionale che ci lega in un patto di solidarietà, di uguaglianza nei diritti e nei doveri e di tutela dei più deboli come base essenziale della democrazia, un patto da rinnovare per affrontare e superare lo smarrimento di fronte a fenomeni nuovi e globali che spingono a chiudersi in se stessi e ad alzare muri anziché costruire ponti.

(…) Troviamo una forza immensa nella nostra storia, che fa parte della storia d’Italia, nel ricordo dei nostri padri che hanno combattuto e dato la vita per liberarla dal fascismo, nel ricordo dei nostri antenati che sono stati deportati e internati per motivi razziali nei campi di concentramento di questo Paese. Troviamo orgoglio nella nostra cultura che ci ha fatto sopravvivere a secoli di persecuzioni. La nostra forza nasce dalla nostra sofferenza e dalla nostra capacità di sopravvivere e di stare insieme nei momenti più difficili”.

Insieme

Con queste motivazioni nasce il movimento Ketahne – rom e sinti per l’Italia. Un movimento che vuole unire rom e sinti d’Italia che sentono il bisogno di alzare la testa, di non sentirsi il capro espiatorio di nessuno, e che sentono giusto rivendicare il proprio posto nella società con l’ambizione di migliorare la propria condizione e con essa il nostro paese portando il contributo positivo di valori della propria cultura, della propria visione del mondo. Sentiamo anche di poter dire che in questo momento il nostro paese ha bisogno della voce di quelli come noi che sono considerati gli ultimi, perché siamo convinti che, nel rispetto della nostra Costituzione, la società sarà compiutamente democratica se non ci saranno ultimi ai quali è negata la voce. A noi la voce viene negata e con la voce il diritto a una vita normale. E senza questa voce prevale la legge del più forte, prevale la prevaricazione.

E ora, continua a raccontare Valentina, “noi vogliamo prendere la parola, perché vogliamo essere rispettati e riconosciuti per quello che siamo: uomini e donne di questo paese con la nostra storia e la nostra cultura, come tutti. Vogliamo essere riconosciuti e quindi ascoltati perché abbiamo delle cose da dire, sul nostro modo di vedere il nostro posto in un Paese libero e democratico, nel quale non avere pretese ma proposte per il bene nostro e di tutta la collettività. Il nostro impegno è quello di percorrere un sentiero comune, rom e sinti e tutti quei cittadini che credono nei principi fondamentali che regolano una convivenza pacifica e armoniosa tra uomini e donne, che non sono divisi da etnia, colore della pelle o religione ma che hanno in comune la propria umanità”.

Note

Manifesto Kethane
Kethane – insieme – rom e sinti per l’Italia per una vita normale, per un paese migliore, insieme!
Contro il razzismo e la discriminazione, ora!
I nostri figli hanno paura di subire sgomberi, sono discriminati nelle scuole, segregati nei campi istituzionali.
Per leggere e firmare il Manifesto: www.lerame.it

Ultimo numero

Ponti
SETTEMBRE 2019

Ponti

Quando gli angeli si accorsero che gli sventurati uomini
non potevano superare i burroni e gli abissi
per svolgere le loro attività, al di sopra di quei punti
spiegarono le loro ali e la gente cominciò a passare su di esse.
Per questo la più grande buona azione è costruire un ponte.
Ivo Andrić
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    Contro il razzismo e la discriminazione, ora!
    I nostri figli hanno paura di subire sgomberi, sono discriminati nelle scuole, segregati nei campi istituzionali.
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