Una buona Fatwa

21 giugno 2019 - Tonio Dell’Olio

Dal 16 al 18 giugno a Dakar si sino incontrate più di 500 persone di ONG, associazioni di vittime e istituzioni internazionali per discutere delle mutilazioni genitali ai danni delle donne e delle “spose bambine” ovvero dei matrimoni precoci. L'evento era particolarmente importante anche perché promosso dai governi del Senegal e del Gambia e soprattutto perché si è concluso con una Fatwa lanciata dall'Università di Al-Azhar contro entrambi i fenomeni. In particolare è stato fissato a 18 anni l'età minima per giovani di entrambi i sessi di potersi sposare. Solo chi non conosce certe pratiche ancestrali violente e disumane, non comprende la portata storica di questa decisione. Nel linguaggio e nella fede islamica sunnita la Fatwa poi è una norma giuridica vincolante che viene emessa da un esperto della legge coranica. Si tratta pertanto di un passo avanti enorme da parte dei musulmani. Se un fondamentalista fanatico islamico si fosse lasciato esplodere in un mercato turco, oggi giustamente tutti ne avrebbero dato notizia in prima pagina. Quando la Fatwa riguarda la condanna di un giornalista straniero per blasfemia, giustamente tutti ne parlano. Peccato che non vi sia traccia di questa bella notizia che sta dalla parte della foresta che cresce (silenziosamente) e non da quella dell'albero che cade (fragorosamente).

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